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Da accertamento morte a donazione organi, convegno Sapienza Roma

SANITÀ
Da accertamento morte a donazione organi, convegno Sapienza Roma

L'accertamento della morte è un presupposto essenziale per il prelievo di organi. E' importante infatti che ci sia una distinzione chiara e inequivocabile tra chi è ancora in vita e chi invece è deceduto. Di questo si è parlato sabato 15 dicembre all'Università La Sapienza di Roma durante il convegno 'Dall'accertamento di morte alla donazione degli organi', organizzato da Oriano Mecarelli, docente del Dipartimento di Neuroscienze umane, in collaborazione con l'Associazione italiana tecnici di neurofisiopatologia.


"L'accertamento di morte, che appunto si dice di morte encefalica - afferma Mecarelli - è fondamentale per poter eventualmente proporre la donazione degli organi". Secondo l'esperto sull'argomento il retaggio culturale esiste ed è pure comprensibile: "Se dei familiari hanno un loro congiunto in Rianimazione e sanno che il cuore batte ancora, hanno difficoltà ad accettare che ci sia la morte irreversibile delle strutture celebrali, quindi bisogna saperlo anche spiegare. La famiglia deve essere in condizione di capire cosa sta accadendo. Nei nostri reparti - evidenzia lo specialista - spesso non c'è nemmeno una stanza confortevole dove poter affrontare una discorso così importante. Ci vorrebbero spesso delle figure come uno psicologo o un assistente sociale, che aiutino il medico nella spiegazione".

L'appuntamento alla Sapienza è stato pensato per celebrare due importanti ricorrenze: il cinquantenario dalla pubblicazione dei Criteri di Harvard e il decennio dall'entrata in vigore del decreto legislativo del ministero della Salute che regola la procedura per l'accertamento e la certificazione di morte. "Nella legislazione italiana - spiega Francesco Pugliese, direttore Uoc Anestesia e Rianimazione Policlinico Umberto I - Università La Sapienza Roma - l'accertamento di morte è stato istituito proprio per dare il massimo delle garanzie ai fini di chiarire ciò che è il concetto di morte encefalica, a tutela del paziente oltre che del parente. Il discorso che si è sviluppato durante questo dibattito ha chiarito in maniera limpida sia l'intenzione del legislatore sia quella dell'operatore sanitario, finalizzata a evitare di trattare un paziente che non è più un paziente ma una persona deceduta e conseguentemente anche ad avere l'opportunità, con il consenso dei parenti, di eseguire la donazione degli organi".

"Il trapianto e la donazione degli organi sono in aumento in Italia, ma con nette differenze tra Nord e Sud", sottolinea Lia Bellis del Centro nazionale trapianti, presente tra i relatori al dibattito.

"Ci stiamo impegnando molto per sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema delle donazioni - prosegue l'esperta - La formazione degli operatori sanitari è uno degli aspetti critici e più importanti, perché i cittadini devono avere fiducia nel sistema sanitario. Inoltre abbiamo registrato una svolta importante sul numero di dichiarazioni di volontà a donare gli organi, grazie alla formazione degli operatori comunali dell'Anagrafe e grazie anche alla possibilità data ai cittadini di indicare il proprio consenso alla donazione al momento del rilascio della carta d'identità elettronica".

"L'obiettivo - conclude Bellis - è quello di attivare tutti i Comuni del territorio nazionale: per il momento siamo arrivati a circa 5.800 Comuni formati e attivi che offrono la possibilità di diventare potenziali donatori".



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