L'Aquila, 10 anni dopo tra resilienza e traumi sommersi

SANITÀ
L'Aquila, 10 anni dopo tra resilienza e traumi sommersi

(Fotogramma)

La notte del 6 aprile 2009 è sparita una città e con lei anche la vita di 309 persone. Per chi è sopravvissuto ed è rimasto all'Aquila è iniziata una lunga marcia tra dolore, disturbi post-traumatici, problemi psicologici e un aumento del consumo di psicofarmaci. Dieci anni dopo il sisma che ha cancellato L'Aquila, "non c'è più l'aumento di bisogni legati alla salute mentale e di visite psichiatriche come accadde nei primi mesi dopo la tragedia. Ma stiamo vivendo una terza fase in cui sta emergendo un atteggiamento di resilienza della popolazione. Ma attenzione, rimane un disagio mentale sommerso, forse più subdolo, difficile ormai da intercettare". A fare il punto è Alessandro Rossi, direttore del Servizio di psichiatria e del dipartimento di Salute mentale Asl 1 Abruzzo.


"Dopo i primi due anni, quando tra la popolazione sono emerse grosse difficoltà psicologiche, problemi emotivi e la fuga dalla città, si è aperta una seconda fase - ricostruisce Rossi analizzando gli ultimi studi per l'Adnkronos Salute - con la presa di coscienza delle difficoltà e poi una terza fase che è quella che stiamo vivendo oggi, a dieci anni dal terremoto. Una situazione in cui c'è ancora da fare, ma molto è stato fatto. All'Aquila c'è un clima tutto sommato positivo e guardando gli indicatori degli accessi ai dipartimenti di Salute mentale dell'Asl si ha la sensazione che la 'punta dell'iceberg' delle persone con disturbi o problemi psicologici non è aumentata, anzi è diminuita. Va ricordato anche che c'è stata una fuga dalla città quantificata in 10 mila residenti andati via".

"Ma attenzione - chiosa Rossi - questo non vuole dire che non c'è più il disagio. E' più sommerso, rimane confinato nella sfera familiare e molto spesso non arriva ai nostri centri. Probabilmente ci si rivolge di più al medico di famiglia o a specialisti privati, il Centro di salute mentale non è la struttura idonea ad accogliere questo tipo di domanda. C'è invece una forma di resilienza, dove effetti negativi si intrecciano con quelli positivi, innescando però risposte adattive".

"Le maggiori problematiche che vive la popolazione residente nel 'cratere' sono quelle legate alla mancanza del lavoro - commenta Vito Albano, medico aquilano e segretario provinciale della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg). "La grossa fase dell'emergenza è passata - ricorda Albano - Allora, nei primi mesi si riscontrava che il 90% della popolazione soffriva di sindrome post-traumatica, il 70% di disturbi di adattamento e abbiamo registrato un aumento del 30% del consumo di stupefacenti e del 100% di alcol tra i giovani. Oggi l'ansia e le paure maggiori dei nostri pazienti sono per la carenza di lavoro".

Durante questi anni sono state molte le ricerche che hanno indagato le conseguenze del sisma sulla salute mentale della popolazione. "Il terremoto dell'Aquila è stato il primo dell'era web - ricorda Rossi, già direttore della Scuola di specializzazione in Psichiatria dell'Università dell'Aquila - è stato distrutto un centro storico, come accadde a Reggio Calabria, ma c'è stata anche una reazione immediata con la costruzione delle famose 'new town'. Uno sforzo titanico che però ha dato una risposta quasi immediata a una necessità abitativa. Cosa che non è accaduta nel sisma che ha colpito Amatrice". A L'Aquila si terrà il 10 maggio un convegno dedicato proprio alla salute mentale a dieci anni dalla tragedia.

Uno studio sui centri di salute mentale dell'Asl 1 Avezzano-Sulmona-L'Aquila (108 Comuni per un totale di 304 mila abitanti), evidenzia che "nel primo trimestre del 2009 sono state registrate oltre 5 mila prestazione socio sanitarie, quasi 1.400 visite psichiatriche ambulatoriali e oltre 200 colloqui". Gli utenti transitati nel centri di salute mentale dell'Asl 1 sono stati 1.500 nel 2009, ma "già a sei anni dal terremoto sono passati a 1.000" e le "visite psichiatriche ambulatoriali da oltre 5.000 nel 2009 a poche centinaia nel 2015", riporta la ricerca presentata nel 2016.

"Abbiamo visto che le richieste arrivate al centro di salute mentale si sono ridotte con il passare degli anni - commenta Rossi - In questi eventi tragici c'è una precisa curva di adattamento che si può sintetizzare come una risposta a breve, a medio ed a lungo termine. Dopo 10 anni viviamo questa terza fase e oggi assistiamo a un fenomeno di resilienza, intesa come ripartenza, che può aver controbilanciato gli effetti negativi. In altre parole, se nei primi mesi dopo il sisma prevalevano reazioni da stress post-traumatico, dopo 10 potrebbero essere più evidenti i fenomeni di 'riparazione psicologica'".

"Ovviamente - conclude il direttore della Scuola di specializzazione in psichiatria dell'Università dell'Aquila - non tutte le comunità sono uguali e potrebbero reagire in maniera differente perché variano la connessione sociale, il capitale sociale e la resilienza di comunità".



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