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Recovery fund, la proposta di Michel da 750 miliardi

ECONOMIA
Recovery fund, la proposta di Michel da 750 miliardi

(Foto Afp)

La dimensione del piano per la ripresa Next Generation Eu, nella proposta di compromesso presentata dal presidente del Consiglio Europeo Charles Michel, resta invariata rispetto a quella delineata dalla Commissione Europea. La Commissione, si legge nella proposta, potrà prendere in prestito fino a 750 mld di euro, a prezzi del 2018; l'attività di raccolta fondi dovrà terminare "al più tardi alla fine del 2026".


I fondi raccolti sui mercati, emettendo obbligazioni, "potranno essere usati per prestiti fino a 250 mld di euro, a prezzi del 2018, e per spese fino a 500 mld, a prezzi del 2018". I trasferimenti, sottolinea Michel in conferenza stampa, servono per "evitare di sovraccaricare di debiti" gli Stati membri che sono già sufficientemente indebitati.

Davanti ad una "crisi senza precedenti - sottolinea Michel in conferenza stampa - è importante dare un segnale anche a livello internazionale", cioè che l'Ue si impegna per effettuare "investimenti e riforme. Il nostro obiettivo è trasformare il progetto europeo: voglio un'Europa più robusta. E' nostro dovere, per tutti i cittadini europei", conclude.

Un Quadro Finanziario Pluriennale, o Mff, dell'Ue per il 2021-27 proposto dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel dopo aver parlato in bilaterale con i capi di Stato e di governo, ammonta a 1.074,3 mld di euro, "un ammontare leggermente più basso" di quello proposto in febbraio e di quello avanzato dalla Commissione (1.110 mld).

"Questo - si legge nella proposta - deve essere visto sullo sfondo di uno sforzo ambizioso per la ripresa europea", dato che la dimensione di Next Generation Eu, nella proposta di mediazione, rimane inalterata rispetto a quella delineata dalla Commissione (750 mld di euro, di cui 500 mld di trasferimenti).

I Paesi Frugali e la Germania manterranno 'rebates', gli sconti al contributo che devono versare al bilancio Ue, per l'Mff 2021-27 secondo quanto prevede la proposta di compromesso elaborata da Michel, in vista del summit del 17 e 18 luglio.

Già la Commissione aveva segnalato la volontà di evitare di cancellare gli sconti che, anche se ormai hanno poco senso essendo nati sulla scia del 'rebate' britannico ottenuto negli anni Ottanta da Margaret Thatcher al grido di "I want my money back", sono politicamente molto importanti per i governi di quei Paesi e sono sul tavolo del negoziato sul Recovery Plan fin dall'inizio.

Per il periodo 2021-27, si legge nella proposta, "correzioni una tantum ridurranno i contributi annui basati sul Reddito Nazionale Lordo di Danimarca, Germania, Olanda, Austria e Svezia. Gli Stati membri interessati beneficeranno di una riduzione lorda nel loro Rnl annuo, che sarà finanziata da tutti gli Stati membri, in relazione al loro Rnl".

La Recovery and Resilience Facility, cuore di Next Generation Eu, nella proposta di compromesso avanzata dal presidente del Consiglio Europeo Charles Michel rimane con un budget invariato, 560 mld di euro, di cui 310 mld trasferimenti e 250 mld prestiti. Il 70% dei trasferimenti dovranno essere impegnati nel 2021 e nel 2022, il restante 30% dovrà essere impegnato "appieno" entro la fine del 2023. Le chiavi di allocazione delle risorse per il 2021-22 dovranno essere stabilite in accordo con quelle proposte dalla Commissione.

Per il 2023, invece, il criterio della disoccupazione, che era stato criticato dai Frugali perché ritenuto legato a 'legacy issues' e non alla pandemia di Covid-19, verrà rimpiazzato, secondo la proposta, dalla perdita cumulata del Pil registrata nel 2020-21 , che sarà calcolata entro il 30 giugno 2022. Se si prendono come base le previsioni della Commissione, è improbabile che questo cambiamento di chiave per il 2023 penalizzi l'Italia, che nel 2020 dovrebbe registrare la peggior caduta del Pil dell'intera Ue e nel 2021 registrare una ripresa in linea con la media dell'area euro.

La governance della Rrf, Recovery and Resilience Facility, cuore di Next Generation Eu, il piano per la ripresa proposto dalla Commissione Europea e che dovrà essere approvato dal Consiglio europeo, sarà diversa da quella proposta dall'esecutivo Ue, con un ribilanciamento dal metodo comunitario in direzione della dimensione intergovernativa.

Secondo la proposta di compromesso presentata dal presidente Michel dopo una serie di incontri bilaterali con i leader, i piani nazionali di ripresa e di resilienza che i Paesi dovranno presentare per accedere ai fondi, non seguiranno la procedura della comitatologia, che escludeva il Consiglio e dava più potere alla Commissione, ma dovranno essere approvati dal Consiglio, a maggioranza qualificata.

I piani, secondo la proposta, dovranno essere valutati dalla Commissione entro "due mesi" dalla presentazione. Nella valutazione conteranno particolarmente la "coerenza" con le raccomandazioni specifiche per Paese: non solo quelle del 2020, particolarmente caratterizzate dall'effetto Covid, ma anche quelle "degli ultimi anni", come ha spiegato in conferenza stampa lo stesso Michel.

Per la valutazione dei piani conteranno anche "il rafforzamento della crescita potenziale, la creazione di posti di lavoro, la resilienza economica e sociale del Paese".

Sono inoltre "prerequisiti" per una valutazione positiva dei piani i "contributi effettivi" alla "transizione verde e a quella digitale". La valutazione dei piani proposta dalla Commissione dovrà essere approvata dal Consiglio, a maggioranza qualificata, entro 4 settimane. L'esame in comitato, che dava molto più potere alla Commissione, avrebbe creato problemi in diverse capitali.

Una "valutazione positiva" delle richieste di pagamento sarà "soggetta all'attuazione soddisfacente delle tappe e degli obiettivi rilevanti". La Commissione adotterà la decisione sull'approvazione dei pagamenti, "tenendo conto dell'opinione del Comitato Economico e Finanziario" del Consiglio.



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