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Professioni: l'esperto, abusivismo tatuatori si combatte su Facebook

Serra, sul social network è facilissimo stanare chi esercita pur non avendo competenze

Professioni: l'esperto, abusivismo tatuatori si combatte su Facebook

"Soprattutto con l'arrivo dell'estate, l'abusivismo è un fenomeno che continua a pesare sulla categoria dei tatuatori che però si può combattere andando su Facebook". Così Giuseppe Serra, presidente dell'Associazione tatuatori italiani riuniti, con Labitalia fa il punto dell'andamento del settore, in occasione del XVI International Tattoo Expo, in corso a Roma fino a domenica 10 maggio. "Come il tatuaggio -sostiene - non passa mai di moda, così coloro che si improvvisano. Tuttavia, sul social network è facilissimo stanare gli abusivi che esercitano la professione, pur non avendone le competenze".


"I tatuatori fai da te -spiega- sono sempre di più: lavorano a casa, sulle spiagge e addirittura nei centri estetici e pubblicizzano la loro attività su Facebook. Il problema però non è tanto l'inesistenza di un albo, ma la mancata regolamentazione della professione".

"In Italia -avverte- siamo in attesa di una normativa unica che, a livello nazionale, preveda corsi teorico-pratici in centri autorizzati e non improvvisati. In alcune regioni esistono dei corsi ufficiali di 90 ore, affidati, di solito, a strutture formative private che, naturalmente a pagamento, dopo alcune settimane o mesi e un colloquio finale, rilasciano un attestato di frequenza, valido per esercitare l'attività di tatuatore".

"Gli attestati che vengono rilasciati -continua- certificano più una preparazione igienico-profilattica che tecnico-artistica: di solito, su 90 ore, almeno 60 sono dedicate allo studio dei fondamenti dell'igiene, dell'anatomia della pelle e in generale della prevenzione delle infezioni, mentre al massimo trenta sono destinate allo studio della tecnica di tatuaggio e piercing".

"La gente è vero che non sa questi particolari tecnici -sottolinea- però dovrebbe fare più attenzione ad affidarsi al caso, soprattutto le giovani generazioni. E' consigliabile guardarsi in giro, magari scegliendo anche gli artisti con la A maiuscola che, ad esempio, non hanno mai tatuato in vita loro un simbolo tribale o disegni che fanno inorridire solo a vederli".

"Difficile parlare di cifre -ammette Serra- nel nostro settore. Un tariffario vero e proprio non esiste: dipende dall'abilità del professionista, dalle sedute impiegate, dai colori usati. Mille fattori che contribuiscono a far lievitare o, in molti casi, a far diminuire, il costo di un tatuaggio. E' semplice individuare -spiega- le categorie dei tatuatori: chi ti fa tutto a prezzi modici sono quelli cosiddetti commerciali, gli artisti, invece, decidono cosa tatuare e in quanto tempo. E possono anche permettersi di rifiutare determinate richieste. La differenza però alla lunga c'è e si vede".



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