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Terrorismo, Alice Brignoli condannata a 4 anni

11 maggio 2021 | 11.05
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Anche 5 anni di interdizione dai pubblici uffici per la foreign fighter italiana arrestata il 29 settembre 2020 in Siria dove era scappata con il marito e i figli. La sua è una storia di "fanatismo" per i rappresentanti della pubblica accusa

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Il giudice di Milano Daniela Cardamone ha condannato a 4 anni di carcere e 5 anni di interdizione dai pubblici uffici Alice Brignoli, la foreign fighter italiana arrestata il 29 settembre 2020 in Siria dove era scappata con il marito e i figli, a cinque anni di carcere per associazione a delinquere con finalità di terrorismo internazionale. Nel processo con rito abbreviato, i pm di Milano Alberto Nobili e Francesco Cajani avevano chiesto una pena a 5 anni. Le motivazioni saranno esse note tra 30 giorni.

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Il giudice ha stabilito anche una provvisionale di 5mila euro per ogni parte civile lasciando al giudice civile la liquidazione del risarcimento.

Quella di Alice Brignoli è una storia di "fanatismo", per i rappresentanti della pubblica accusa. Il viaggio di questa famiglia, lei italiana e lui di origine marocchina, con i tre figli di 2, 4 e 6 anni era iniziata nel settembre 2015, a pochi mesi dalla proclamazione della nascita del Califfato, con un viaggio in auto da Lecco alla Siria. Una "scelta strategica" quella di portare i figli "per farli diventare futuri combattenti, come è successo al più grande dei loro bambini". Una scelta radicale con la donna che condivide i propositi del marito "con grande entusiasmo, addestra e indottrina i figli in tenera età ed è talmente fiera che la sua foto profilo di WhatsApp mostra i tre figli vestiti da combattente con il dito alzato".

Non solo: avrebbe "cercato di convertire la madre e altri familiari", si era ricostruito nell'indagine. L'attività di ricerca della donna non si è mai interrotta fino alla sicurezza che si trovasse nel campo di Al-halw, nel nord della Siria sotto il dominio curdo. Alice Brignoli e i figli sono stati consegnati dai curdi fuori dal campo e fatti rientrare in Italia a fine settembre 2020 dove per la donna si sono aperte le porte del carcere, mentre i figli sono ancora affidati a una comunità per minori.

"La condanna non fa bene a nessuno, l'obiettivo non era quello, speriamo davvero invece che questo inizio di percorso di recupero della Brignoli possa concludersi in modo positivo". Così Alberto Nobili, il magistrato a capo del pool dell'antiterrorismo milanese, commenta la condanna.

Prima della sentenza, in un video collegamento dal carcere di Piacenza, l'imputata è intervenuta per spiegare il suo stato attuale. "Io non sono più la donna che ero da anni a questa parte, non rifarei più quello che ho fatto però ho bisogno di seguire un percorso e in questo sono molto aiutata dai rapporti con i miei quattro figli" che quotidianamente le è consentito di sentire riferisce Nobili, il quale parla di "un percorso di recupero di identità che era stata smarrita per strada".

Le ricerche della donna è dei figli, in cui il Ros ha svolto un ruolo di primo piano, non si sono mai interrotte fino all'individuazione nel campo di Al-halw, nel nord della Siria sotto il dominio curdo nel settembre scorso. "Ci ha ringraziato, si è resa conto di quanto sia stato importante il ritorno in Italia per la sua vita e per il futuro dei suoi figli. Dal campo da cui proveniente parlare di futuro è complesso e complicato", conclude il pm Nobili.

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