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Umbria: Regione, avviato percorso favorevole a start up innovative

12 febbraio 2015 | 11.51
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Riommi: "Spingere ulteriormente sulla leva dell’innovazione del sistema economico e produttivo".

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In Umbria, il percorso verso l’obiettivo di costruire un ecosistema favorevole alle start up innovative sembra avviato nella giusta direzione, ma ha bisogno di estendersi, approfondirsi e specializzarsi. E' una delle valutazioni emerse dall’indagine svolta dall’Agenzia Umbria Ricerche, nell’ambito del Rapporto economico e sociale dell’Umbria 2014, illustrata nel primo dei seminari di approfondimento del rapporto, dedicato a 'Dinamiche e strategie d’impresa'.

Ai fini dell’indagine dell’Aur, ha spiegato Mauro Casavecchia (dell’Area Innovazione e sviluppo locale dell’Agenzia regionale) sono state censite 42 nuove imprese innovative in Umbria, attingendo a tre fonti: star tup innovative iscritte all’albo nazionale; nuove Pmi innovative finanziate dalla Regione Umbria nel 2013; imprese spin off costituite dall’Ateneo di Perugia dal 2010 in poi. Le dimensioni del fenomeno, pur ragguardevoli e in crescita, ha sottolineato, non sono tali da ritenere le startup innovative capaci, da sole, di risollevare le sorti dell’economia. Tuttavia, esse hanno un significativo impatto sulla creazione di occupazione, in particolare giovanile, e riducono la distanza tra il mondo dell’impresa e quello della ricerca scientifica.

A livello locale, oltre alla misura specificamente dedicata dalla Regione Umbria a sostenere le nuove pmi innovative, vanno registrate svariate iniziative, ha detto Casavecchia, volte ad allargare la platea dei potenziali imprenditori, a partire dalla stimolazione della spinta imprenditoriale e della generazione di idee creative nei giovani, fino all’elaborazione e all’affinamento di un progetto d’impresa.

Carlo Cipiciani, responsabile del servizio Programmazione strategica della Regione Umbria, ha analizzato il ruolo delle caratteristiche dimensionali della struttura economica e produttiva del sistema delle imprese, in particolare di quelle con meno di 9 addetti. In Umbria si registra una dimensione aziendale più bassa del resto delle ripartizioni di riferimento del Nord e del Centro, dovuta sia alla maggior presenza di imprese piccole, in particolare, di quelle micro con soli due addetti, quelle che più di tutte sembrerebbero aver subito i colpi della crisi, sia alla più bassa dimensione media di quelle con più di 10 addetti.

A ciò, ha rilevato Cipiciani, si accompagna una minore tendenza delle imprese più piccole a crescere dimensionalmente nel decennio, imprese che tendono più a conservare il proprio livello dimensionale che a saltare a livelli più elevati; un dato che forse spiega in parte anche la maggiore resistenza occupazionale, che però non riesce a reggere nel medio-lungo periodo.

Analizzando poi la composizione dell’occupazione per età e tipologia contrattuale, la presenza nelle imprese con meno di 10 addetti di una struttura per età dell’occupazione più anziana che nel resto del Paese, la netta riduzione di ruoli direttivi per gli under 29 e la particolare spinta verso l’occupazione temporanea giovanile - che è stata una delle chiavi di volta del modello di sviluppo umbro e del suo sistema di piccole e piccolissime imprese - ha forse garantito la sopravvivenza di parte della base produttiva e la miglior tenuta occupazionale, ma ne ha probabilmente condizionato sia le spinte alla crescita dimensionale, sia al “salto” nella complessità aziendale e, probabilmente anche le sue performance economiche, con ripercussioni sui livelli di competitività e produttività dell’intero sistema economico regionale.

"La scelta che abbiamo fatto in Umbria e che vogliamo rafforzare è quella di spingere ulteriormente sulla leva dell’innovazione del sistema economico e produttivo, concentrando gli aiuti sui punti di forza che l’Umbria ha dimostrato di avere". E' quanto ha affermato l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Vincenzo Riommi, nel suo intervento al seminario di approfondimento sul Rapporto economico e sociale dell’Umbria 2014.

"In un contesto caratterizzato da una parte da lunga crisi e dall’altra da una ridotta disponibilità di risorse pubbliche – ha sottolineato – l’intervento pubblico si dovrà orientare non tanto a incentivi per alleviare le difficoltà, ma sempre più a supporto ai processi di innovazione delle imprese umbre per le prospettive produttive, commerciali e tecnologiche, dando slancio a quelle imprese più dinamiche, che investono sul futuro, puntando sulla internazionalizzazione, la rete dei servizi, la promozione integrata e l’attrazione degli investimenti".

"L’Umbria è in testa per l’investimento pubblico nella ricerca – ha detto ancora – ma risulta invece agli ultimi posti per la quota di investimenti privati. Occorre perciò un cambio di marcia e che ognuno faccia la sua parte per rendere il sistema economico e produttivo dell’Umbria più forte e competitivo. Le risorse pubbliche dovranno infatti essere sempre più mirate al sostegno di quelle imprese eccellenti e che esprimono la vocazione strategica del territorio, che hanno programmato e programmano percorsi di crescita e sviluppo, in grado di fare da traino all’innovazione di tutto il sistema".

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