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Sostenibilità: Vaia Cube, una cassa dal legno degli alberi caduti

05 marzo 2020 | 13.39
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Una cassa passiva di legno massello pregiato che permette, senza l’uso di energia, di amplificare quanto si sta ascoltando con il proprio smartphone. Si chiama Vaia Cube ed è il progetto della startup Vaia. Obiettivo: partire da una catastrofe ambientale e trovare il modo di restituire quanto tolto alla natura grazie al design.

Il progetto, ideato da tre giovani imprenditori under 30, Federico Stefani, Paolo Milan e Giuseppe Addamo, prende il nome da Vaia, la tempesta che tra il 26 e il 30 ottobre 2018 ha interessato il Triveneto provocando la distruzione di circa 42mila ettari di foresta e, come conseguenza, la presenza di circa 8,5 milioni di m3 di legname a terra.

"Volevamo trovare una soluzione concreta alla problematica di tutti questi alberi abbattuti e ormai inutilizzabili per le grandi strutture - spiega Federico Stefani, co-founder di Vaia - Da qui l’idea di usare quel legno, considerato ormai inutilizzabile, per creare un oggetto di design che potesse anche lanciare un messaggio forte e allo stesso tempo sostenere la ripresa del territorio".

"Per noi si tratta di una metafora forte e concreta, una cassa attraverso la quale amplificare ulteriormente il grido di aiuto della natura e mantenere alta l’attenzione sul cambiamento climatico - prosegue - creando allo stesso tempo un progetto sostenibile".

La cassa viene realizzata da artigiani e falegnami locali. Inoltre, il team della startup sta coinvolgendo nelle Dolomiti chi si occupa delle foreste pubbliche per la piantumazione di nuovi alberi. Con l’acquisto di una cassa, infatti, si contribuisce a piantare un nuovo albero e a far rinascere così la foresta, la prima piantumazione avverrà a inizio estate 2020. Ed è già stato superato il primo obiettivo di 5000 alberi: si è arrivati a 5200, da piantare nei primi 6 mesi dalla nascita del progetto.

Vaia Cube viene realizzato con un legno certificato caduto durante la tempesta: uno dei legni utilizzati è quello dell’Abete della Val di Fassa, un pregiato tipo di abete rosso usato da sempre per costruire i violini, la cui struttura particolare permette di amplificare il suono.

Il legno usato è di tipo massello ed ogni prodotto presenta una spaccatura, realizzata da un falegname con un’ascia che segue la venatura naturale del legno ormai rotto, segno tangibile della foresta ferita. Una parte dei ricavi è destinata alla comunità locale e ai suoi artigiani.

"Stiamo combattendo per rendere il progetto quanto più economicamente sostenibile e per restituire il più possibile alla natura", spiegano i fondatori.

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