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'Valanga rosa' sui Grant 2017 di Fondazione Veronesi, il 74% dei premiati è donna

27 aprile 2017 | 18.40
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(foto Fondazione Umberto Veronesi)

Un totale di 194 giovani ricercatori premiati. Quasi il 74%, cioè 143, sono donne in camice. Una 'valanga rosa' sui Grant 2017 della Fondazione Umberto Veronesi, nel primo anno senza l'oncologo 'paladino delle donne', morto l'8 novembre scorso alla soglia dei 91 anni. Oggi a Milano la cerimonia di premiazione, all'Unicredit Pavillon. "Proprio da questo palco l'anno scorso - racconta il presidente della Fondazione, Paolo Veronesi - mio padre Umberto ci ricordava che la scienza è lo strumento più potente di cui l'umanità dispone per migliorare la qualità di vita delle persone. In un momento di grande disinformazione è importante ribadire il valore della scienza. Ricordo ancora una volta le parole di mio padre che ci diceva sempre: 'Andate avanti perché il mondo ha bisogno di scienza e ragione'. E il futuro della ricerca sarà sicuramente sempre più rosa".

L'investimento della Fondazione sulle borse di ricerca per l'anno 2017 è di 4,6 milioni di euro. L'ente sostiene 147 borse di ricerca a singoli ricercatori post-dottorato (età media 35 anni), 17 a dottorandi della Scuola europea di medicina molecolare (di età compresa fra 26 e 34 anni), 28 borse di formazione e specializzazione clinica e 2 borse di cooperazione internazionale 'Together for Peace'. Si aggiunge poi il sostegno a 4 progetti di ricerca (1,1 mln). Un impegno per la scienza sottolineato anche dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, in un messaggio inviato in occasione dell'evento: "Il compito della ricerca è spostare in avanti il limite delle conoscenze, esplorare nuovi ambiti, favorire il progresso sociale e umano". E per il ministro, premiare giovani ricercatori significa anche contribuire a questo.

Fra i tanti ospiti presenti anche il medico in prima linea per i migranti a Lampedusa, Pietro Bartolo, e il campione paralimpico Vittorio Podestà. Per il bando di ricerca 2017 è arrivata una pioggia di candidature, 680. Domande esaminate da un Comitato scientifico di valutazione che redige una graduatoria sulla base del progetto proposto e del curriculum scientifico e professionale dei candidati. Dal 2003, anno della sua nascita, la Fondazione ha sostenuto 1.191 ricercatori e oltre 100 progetti di ricerca.

Obiettivo della Fondazione, spiega Paolo Veronesi, è "promuovere i settori più avanzati della ricerca biomedica. Penso in particolare alla medicina personalizzata che oggi non è più una chimera grazie alle nuove conoscenze sul Dna e a tecnologie d'avanguardia. Dall'oncologia alla cardiologia, dalle neuroscienze alla nutrigenomica, e passando per la bioetica, guardiamo alla medicina del futuro per aiutare i malati di oggi". Sono 142 i ricercatori premiati al lavoro sul cancro (38 su quello al seno), 16 quelli impegnati sulle malattie cardiovascolari e croniche, 23 sulle neuroscienze, 12 nell'area della nutrigenomica e della prevenzione delle malattie e 5 dottorandi della Semm si occupano di bioetica, soprattutto applicata alle cure e alla gestione del paziente oncologico.

Fra i progetti sostenuti nel 2017 'Sar.gen' che prevede di applicare lo studio del genoma alla ricerca di cure su misura, più efficaci e meno tossiche, per i pazienti colpiti da sarcomi dei tessuti molli e delle ossa, malattie che non risparmiano bambini e adolescenti, rare ma difficili da trattare. La missione: terapie su misura. E per la prima volta è stata avviata la creazione di grandi basi di dati con i profili genetici dei pazienti. Partenza dall'ospedale infantile Regina Margherita e dal presidio ospedaliero Cto di Torino, con l'obiettivo di estendere lo studio gradualmente a tutto il territorio nazionale. Altro tema gli antiossidanti che proteggono il cuore dalla chemioterapia. Una speranza coltivata mixando ricerca in nutrizione, genetica delle piante e oncologia. Nel 2017 sono stati pubblicati i risultati di uno studio sostenuto da Fondazione Veronesi nel 2012, in cui ricercatori dell'università di Milano hanno scoperto benefici dall'uso delle antocianine contenute nel mais rosso.

In generale, gli scienziati premiati con i Grant 2017 - operativi in una trentina di città da Nord a Sud, ma anche all'estero - daranno impulso a filoni di studio aperti su più fronti. E a questo piccolo esercito da laboratorio, fra cui si conta anche un 15% di stranieri, si rivolge il super immunologo italiano Alberto Mantovani (Humanitas): "Come disse Bernardo di Chartres, siamo nani sulle spalle di giganti. Giganti come Umberto Veronesi, che è ancora con noi con la sua Fondazione e ci consente di vedere e sognare più lontano - sottolinea - C'è un sogno antico dei padri della medicina scientifica che hanno visto cambiare la salute del mondo e crescere l'aspettativa di vita. L'immunologia è uno degli strumenti fondamentali".

Mantovani evidenzia poi il potenziale della "medicina personalizzata per un uso più intelligente delle armi che avremo sempre più numerose. I giovani ricercatori faranno vivere e camminare questo sogno". Ma lo scienziato parla anche di "condivisione" con i Paesi meno sviluppati e cita i vaccini, e in particolare il caso di quelli contro il cancro come l'anti-Papillomavirus umano, primo responsabile del tumore al collo dell'utero. "Hpv vuol dire 250 mila donne morte l'anno e mezzo milione di casi. Abbiamo un vaccino che funziona ed è sicuro - ribadisce dopo le polemiche dei giorni scorsi - Il sogno di condividerlo per esempio con le giovani donne in Africa, dove l'Hpv è fra le principali cause di vita persa, si sta realizzando con realtà come Gavi Alliance".

E parla dell'importanza di "essere al fianco degli scienziati" il vice sindaco di Milano, Anna Scavuzzo, che pone l'accento sull'importanza di "elevare anche la qualità del dibattito politico" dialogando con loro (l'esempio che porta è proprio la riflessione in corso sui vaccini), ma ricorda anche il ruolo 'scientifico' del capoluogo lombardo e la necessità di guardare al Paese, di "crescere tutti insieme". Un cenno anche all'impegno per portare l'Agenzia europea del farmaco Ema a Milano, alla necessità di creare un sistema virtuoso che favorisca il progresso e l'innovazione.

Innovazione che sarà cruciale per sfide importanti come quella segnalata dal direttore Ricerca dell'Istituto europeo di oncologia (Ieo), Piergiuseppe Pelicci: "Oggi possiamo dire di avere terapie efficaci per meno del 10% dei tumori e c'è il problema dell'accesso dei pazienti a cure mirate. Potremmo salire al 30%, accelerando l'uso dei farmaci nuovi attualmente in sperimentazione, impegnandoci a garantire l'accesso in tempo reale all'innovazione, non lasciando passare troppi anni. E arrivare al 100% sarà la sfida della ricerca, un mondo che sta cambiando e ha bisogno di nuove figure, perché mai così alta è stata la densità di informazioni su cui lavorare".

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