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Why not, de Magistris condannato: "La mia vita è sconvolta ma vado avanti"

24 settembre 2014 | 19.21
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Il Tribunale di Roma condanna anche il consulente informatico Genchi: un anno e tre mesi a ciascuno per abuso di ufficio. Il caso riguarda l'acquisizione di tabulati di utenze telefoniche di un gruppo di parlamentari quando il sindaco di Napoli era pm a Catanzaro. Lui: "gravissimo errore giudiziario"

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L'ex magistrato Luigi de Magistris, oggi sindaco di Napoli e il suo consulente informatico Gioacchino Genchi quando era pubblico ministero a Catanzaro, sono stati condannati oggi a 1 anno e 3 mesi di reclusione ciascuno per l'accusa di abuso di ufficio. L'imputazione si riferisce all'acquisizione nell'ambito dell'inchiesta 'Why not' di tabulati riguardanti le utenze telefoniche di un gruppo di parlamentari. Al termine della requisitoria il pubblico ministero Roberto Felici aveva chiesto la condanna di Genchi a 1 anno e 6 mesi e l'assoluzione di de Magistris.

"La mia vita è sconvolta e sento di aver subito la peggiore delle ingiustizie", commenta il sindaco di Napoli ma aggiunge subito dopo: "non cederò alla tentazione di perdere completamente la fiducia nello Stato. Rifarei tutto, ho giurato sulla Costituzione ed ho sempre pensato che un magistrato abbia il dovere di indagare ad ogni livello, anche quello che riguarda la politica". E chiude con l'auspicio "che si possa riformare, in appello, questo gravissimo e inaccettabile errore giudiziario".

Oggi il Tribunale, presieduto da Rosanna Ianniello, pur concedendo le attenuanti generiche ha condannato a 1 anno e 3 mesi di reclusione i due imputati che sono anche interdetti per 1 anno dai pubblici uffici. La pena comunque è stata sospesa ed è stato disposta la non menzione nel casellario giudiziario.

Con la sentenza di oggi il Tribunale ha anche disposto il risarcimento danni materiali e morali dei parlamentari che si videro sequestrare i tabulati telefonici. Si tratta degli onorevoli Sandro Gozi, Romano Prodi, Marco Minniti, Clemente Mastella e Giancarlo Pittelli, dei senatori Francesco Rutelli e Antonio Gentile. In via provvisionale il Tribunale ha stabilito un risarcimento danni di 20mila euro ciascuno per questi personaggi presenti nel processo come parte civile.

L'accusa di abuso d'ufficio era stata contestata perché i tabulati riguardanti gli uomini politici appartenenti al centrodestra e al centrosinistra erano stati acquisiti al fascicolo dell'inchiesta senza aver preventivamente richiesto ai rami del Parlamento a cui appartenevano i politici in questione l'autorizzazione ad acquisirli. Il processo conclude una lunga vicenda giudiziaria che era cominciata nel 2009.

La decisione del Tribunale è stata commentata favorevolmente dagli avvocati Nicola e Titta Madia i quali ha assistito nel procedimento Francesco Rutelli e Clemente Mastella. "La sentenza emessa oggi dal Tribunale di Roma -hanno sottolineato i penalisti- rende piena giustizia agli uomini politici tra i quali Francesco Rutelli e Clemente Mastella. La grande violazione delle prerogative dei parlamentari in questione determinò una violentissima campagna di stampa contro il governo all'epoca in carica".

"Nulla mai potrà ripagarmi. Quell'indagine, condotta in maniera illegale, è stata all'origine di tutte le mie difficoltà, sul piano umano e sul piano politico", commenta Clemente Mastella in una nota. "Quell'indagine ha cambiato, fino a stravolgerla, la storia politica italiana. Da allora - aggiunge Mastella - tutto è precipitato. Ho subito processi mediatici, sono stato additato come il politico aduso all'illegalità. Ora i magistrati hanno accertato la verità, ovvero che a compiere atti illegali è stato chi mi ha voluto a forza indagare, senza alcun motivo. Purtroppo, nessuno, niente potrà mai ripagarmi per il grave danno subito", conclude.

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