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2,5 tonnellate l'anno di farmaci finiscono nel Po, acque milanesi nel mirino

06 giugno 2014 | 12.24
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(Adnkronos Salute) - C'è una farmacia che scorre e attraversa la Pianura Padana. E' il fiume Po, dove ogni anno finiscono quasi 2,5 tonnellate di medicinali di vario tipo, un terzo dei quali scaricati tra Milano e provincia. E il 'fornitore' principale del Grande Fiume è il suo affluente Lambro: attraversando l'area milanese, raccoglie residui di farmaci che aumentano di 6 volte nell'arco di un solo giorno. Sono solo alcuni risultati di un progetto condotto dall'Irccs Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, presentati oggi durante un convegno nella sede di via La Masa.

La buona notizia è che l'acqua del rubinetto è sicura, garantiscono gli studiosi, e almeno per ora si può versare senza problemi nel bicchiere. A preoccupare è invece il boom nei fiumi dei cosiddetti contaminanti emergenti. Sono un'ampia famiglia di composti chimici che compongono una vera e propria 'drogheria': dai farmaci agli ormoni naturali e sintetici, dalle sostanze stupefacenti ai disinfettanti, fino a componenti di deodoranti, creme e cosmetici, composti perflorurati, elasticizzanti, caffeina e nicotina. Tal quali o sotto forma di metaboliti.

Il progetto, co-finanziato dalla Fondazione Cariplo, è stato condotto dall'Istituto diretto da Silvio Garattini in collaborazione con la società Metropolitana Milanese che gestisce nel capoluogo lombardo il Servizio idrico integrato. Gli scienziati hanno cercato i contaminanti emergenti (i cui livelli non sono ancora regolamentati o normati) sia nelle acque sotterranee della provincia di Milano, fra cui quelle potabili, sia in quelle superficiali come i fiumi. Sono state campionate le acque di prima, seconda e terza falda, le acque a monte e a valle dei 3 depuratori milanesi e quelle dei fiumi sia in ingresso che in uscita dalla città meneghina.

Maglia nera il fiume Lambro, che dopo aver attraversato il territorio milanese, e fino allo sbocco nel Po, presenta "un altissimo carico inquinante a cui si aggiungono i cosiddetti contaminanti emergenti. Per i farmaci, ad esempio - riferiscono gli esperti del Mario Negri - è stato calcolato un carico totale di circa 1 kg al giorno già presente nelle acque in entrata a Milano, a cui si aggiungono circa 2,7 kg di residuanti nelle acque filtrate dai 3 depuratori cittadini, e altri 2,8 kg presumibilmente riversati nelle acque del reticolo fluviale al di fuori della città di Milano o direttamente nel Lambro, soprattutto nella zona sud della provincia. Su base annua, si tratta complessivamente di quasi 2,5 tonnellate di farmaci che finiscono nel Po, un terzo di quali attribuibili ai residui milanesi".

"I risultati - tiene a precisare Ettore Zuccato, capo del Laboratorio di tossicologia della nutrizione dell'Irccs Mario Negri - escludono qualsiasi rischio in relazione alla qualità e alla sicurezza delle acque potabili sulla base dei parametri fissati dalla legge. La ricerca ha tuttavia evidenziato che tra le diverse falde (in città sono 3 di sui solo la seconda e la terza, le più profonde, passano nel rubinetto, ndr) si cominciano a vedere delle connessioni, probabilmente dovute anche ai diversi interventi dell'uomo nel sottosuolo".

Per esempio "in profondità - riporta Enrico Davoli, capo del Laboratorio di spettrometria di massa - sono state trovate tracce di carbamazepina, un farmaco antiepilettico e antidolorifico la cui molecola non degrada. Negli ultimi anni, fortunatamente, è cresciuta l'attenzione sui contaminanti emergenti, oggi particolarmente studiati per capire come cercare di controllarne le emissioni e, dove possibile, rimuoverli dall'ambiente". Per Sara Castiglioni, capo dell'Unità di biomarkers ambientali, "lo sviluppo della ricerca consentirà di effettuare un'accurata valutazione del rischio ambientale dell'inquinamento delle acque superficiali e del rischio per la salute correlato al tipo e al livello di inquinamento rilevato nelle acque di falda e potabili".

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