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Solo 1 contribuente su 100 decide di destinare il 5 per mille al proprio Comune

Sono alcuni dei dati emersi da un’elaborazione di Centro Studi Enti Locali (Csel): agli enti locali Nord 71% risorse, 14% al Sud e 13% Centro - Milano al 1° posto

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26 giugno 2023 | 10.07
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Solo uno su 100 tra i circa 41,5 milioni di contribuenti italiani, che presentano dichiarazioni dei redditi soggetti ad Irpef, sceglie di destinare il proprio 5 per mille al finanziamento delle attività sociali svolte dal Comune in cui risiede. Nonostante, rispetto allo scorso anno, ci sia stato un leggero incremento nella quota del 5 per mille destinata ai Comuni italiani (circa 16 milioni di euro contro i 13,2 dello scorso anno), gli enti locali restano nettamente lontani dal vertice delle preferenze espresse dai lavoratori italiani al momento della compilazione della dichiarazione dei redditi. Basti pensare che alla sola Fondazione Airc per la ricerca sul cancro sono state destinati poco meno di 70 milioni di euro, oltre il quadruplo di quanto raccolto dai quasi 8mila Comuni italiani messi insieme. Sono alcuni dei dati emersi da un’elaborazione di Centro Studi Enti Locali (Csel), per Adnkronos, basati su dati Istat e Agenzia delle entrate e relativi agli enti destinatari del 5 per mille dell’anno finanziario 2022.

Complessivamente, il numero delle amministrazioni comunali che si vedranno assegnare almeno una piccola quota di queste risorse è cresciuto, ma gli importi medi per singolo ente sono molto contenuti: circa 2mila euro. L’Agenzia delle Entrate riverserà queste donazioni nelle casse di 6.669 enti, 1.219 in più rispetto all’anno precedente. Diciassette i Comuni, tutti del Centro Italia, che non hanno incontrato il favore di nemmeno uno dei propri cittadini.

Tutti gli altri enti al di fuori di questi due gruppi - spiega Csel - non riceveranno trasferimenti perché, pur essendo stati selezionati da almeno un contribuente, sono rimasti al di sotto della soglia minima di 100 euro. Gli importi che non raggiungono questo tetto, in base alle norme vigenti, non vengono infatti erogati direttamente ai destinatari e sono oggetto di redistribuzione tra gli altri beneficiari in maniera proporzionale rispetto alle altre scelte espresse dai contribuenti.

Guardando ai dati aggregati, gli enti locali del Nord Italia - complice il fatto che hanno redditi medi superiori a quelli del resto del Paese - si confermano i beneficiari del grosso delle risorse del 5 per mille destinato ai Comuni. A loro è andato il 71% delle risorse disponibili (11.672.322 euro) contro il 14% delle regioni del Sud e il 13% di quelle del Centro. Il Settentrione è l’unica area in cui, stando alle stime di Centro Studi Enti Locali, due contribuenti su 100 scelgono il proprio Comune come destinatario del 5 per mille. Nel resto d’Italia, questa scelta viene compiuta solo dall’1% dei lavoratori che presentano dichiarazioni dei redditi soggetti ad Irpef.

La regione che complessivamente resta di gran lunga regina di incassi del 5 per mille destinato ai Comuni è la Lombardia, che catalizza oltre un quarto delle risorse nazionali (4.129.874 euro). Seguono il Veneto (2.951.875), il Piemonte (1.628.855), l’Emilia-Romagna (1.460.397) e il Lazio (909.252).

E ancora: Friuli-Venezia Giulia (728.147), Toscana (673.123), Campania (512.147), Sicilia (482.171), Trentino-Alto Adige (415.359), Puglia (403.788), Sardegna (392.893), Marche (386.034), Liguria (298.614), Abruzzo (212.270), Calabria (145.855), Umbria (136.329). Fanalini di coda, anche per ovvie ragioni demografiche, la Valle d’Aosta (59.201), la Basilicata (49.947) e il Molise, con 41.036 euro.

Un andamento confermato anche dai dati aggregati per province, che ricalcano quasi in toto lo scenario dell’anno precedente e vedono la prime cinque posizioni occupate da città del Nord Italia, eccezion fatta per la provincia di Roma, che si colloca al quinto posto con 698.155 euro. Prima della provincia laziale troviamo Milano, con un milione e 306.645 euro, Vicenza con 797.126 euro, Torino con 711.084 euro e Treviso con 706.503 euro.

Invariati i nomi delle 5 amministrazioni che ormai da anni sono destinatarie delle quote più ingenti del 5 per mille. Al vertice c’è però stato un superamento di Roma che, con poco meno di 423mila euro, ha sostituito in vetta Milano, che segue con quasi 417mila.

A seguire, in linea con gli anni precedenti, Torino (171mila euro), Bologna (quasi 107mila euro) e Valdagno, un comune del vicentino con poco più di 25mila abitanti che, con poco meno di 86mila euro di quote del 5 per mille, ha superato molte grandi città italiane come Bari (53mila), Venezia (71mila) e Genova (74mila).

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