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Adi, bene Consiglio Stato su caso Englaro, ora serve riflessione più ampia

10 settembre 2014 | 11.36
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Nutrizione artificiale è trattamento medico, va attuata senza accanimento terapeutico

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"La chiusura di un caso triste come quello di Eluana serve a far capire la necessità improrogabile di una riflessione più ampia sui processi che portano all'espletamento di un atto medico e sull'integrazione fra questi processi e la deontologia professionale". Lo sottolinea l'Adi (Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica) che, in una nota, commenta la sentenza con cui il Consiglio di Stato ha stabilito che Eluana, rimasta in stato vegetativo permanente per quasi 18 anni, avrebbe avuto il diritto alla sospensione di nutrizione e idratazione artificiali in Lombardia.

"L'Adi intende ribadire la propria posizione a favore - si legge nella nota - ricordando come già nel 2007 il 'Documento sull'etica e la nutrizione artificiale' redatto a Terni, faceva riferimento alla volontarietà dei trattamenti sanitari e quindi anche della nutrizione artificiale, in quanto trattamento medico". L'associazione torna su alcuni punti concordati a Terni e contenuti nel documento, sottolineando come "la nutrizione artificiale è un atto medico e in ogni atto medico il rispetto della persona e la dignità del professionista rappresentano il punto di equilibrio del rapporto medico-cittadino".

Il documento di Terni prende in esame gli aspetti tecnico-scientifici ed etico-deontologici della nutrizione artificiale attraverso l'analisi e il commento di alcuni articoli del Codice di deontologia medica. L'Adi ne ricorda i contenuti: "Un uso appropriato della nutrizione artificiale, secondo quanto indicato dalle linee guida delle società scientifiche accreditate, non può che essere attuato dal medico specialista in Scienze dell'alimentazione e nutrizione clinica, secondo il principio della proporzionalità delle cure evitando ogni forma di accanimento terapeutico. Nessuna pratica di nutrizione artificiale può essere intrapresa senza il consenso informato del paziente. In definitiva va evitato un utilizzo esasperato ma attuato un uso razionale, scientifico, finalizzato e personalizzato".

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