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Mostre: Trento, al Muse la natura nelle opere di Marzio Tamer

16 marzo 2016 | 10.15
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Martin Pescatore, 2015 - di Marzio Tamer(olio su tela, cm 60x60)

Sarà il Muse, Museo delle Scienze di Trento - il più recente e innovativo 'tempio' dedicato alla biodiversità, alla storia della vita e del mondo naturale - a ospitare dal 16 aprile al 25 settembre la monografica di Marzio Tamer. Artista veneto di nascita (Schio 1964) e lombardo d’adozione, in vent’anni di pittura si è conquistato un ruolo di primo piano nella scena contemporanea, appassionando collezionisti internazionali come Lord Jakob Rotschild e direttori di Musei come l’Art Museum di Denver, che ha acquisito all’asta sue opere per la propria collezione.

Non poteva esserci del resto ambientazione più simbiotica per esporre il lavoro di Tamer, che della natura, del mondo animale e del paesaggio ha fatto il suo universo creativo: soggetti privilegiati d’ispirazione e indagine, per un’arte in cui sapienza tecnica e vena poetica si compenetrano in modo assolutamente personale.

Se Marzio Tamer, ormai considerato uno dei maggiori figurativi italiani, ha fatto del paziente lavoro preparatorio e della perizia certosina nell’uso delle tecniche pittoriche il suo codice esecutivo, è la percezione della vita che affiora dai suoi dipinti - nitidi, perfetti, assolutamente precisi nella resa di un animale o di un effetto di luce od ombra - a rendere le sue opere così profondamente emotive. E' la condivisione di uno stato d’animo e di una condizione naturale che pervade l’ambiente, solo apparentemente statico e silente, a far cogliere la profondità del suo sguardo.

La mostra racconta, attraverso 40 sceltissime opere suddivise per temi - animali, paesaggi, sassi e nature morte - il percorso compiuto in questi anni dall’artista che, opera dopo opera, ha dato vita a un vasto e coerente progetto presentato ora in modo efficace, grazie all’allestimento studiato da Michele Piva e alla rigorosa selezione dei lavori compiuta da Zuffi: ognuno capace di dare voce a una fase, un tema, un nuovo indirizzo.

Tamer, che si forma come autodidatta, abbandona presto la pittura acrilica per dedicarsi alla tempera all’uovo, tecnica antichissima tornata attuale in quegli artisti come De Chirico e Balthus che amano tempi lunghi di riflessione e che hanno metodo e profonda conoscenza del mezzo. Le opere della fine degli anni ’90 così come quelle più recenti – dal Culbianco del 1998 a Kamaleo del 2005, da Naturalia del 2008 a Vento d’Ostro del 2012 - mostrano questo processo, in cui la pennellata è il risultato della riflessione personale e intensa e il silenzio che emerge dalle opere, quasi tangibile, è dato da quell’atemporalità che è altra costante dei quadri dell’artista.

I soggetti animati o inanimati di Tamer - tanto realistici che sembra di poterli toccare - sono in realtà collocati in un universo tutto loro, senza riferimenti topografici o temporali. I suoi sono luoghi dove il tempo fisico si è fermato, per lasciare spazio all’emozione, ai sensi dell’osservatore.

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