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Banche, nuove regole dal 1 gennaio. Ecco i consigli per i risparmiatori

17 dicembre 2015 | 18.46
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I risparmi di una vita sono sicuri in banca? Come cambiano le regole del sistema creditizio dal prossimo 1 gennaio? Cos'è il salva banche? A spiegarlo all'Adnkronos è Fabio Civale, socio dello studio Civale Associati, autore di numerose pubblicazioni, esperto di diritto bancario e diritto dei mercati finanziari, che risponde a tutti gli interrogativi dei risparmiatori. Ecco davvero cosa si rischia e chi rischia.

1 - Le nuove regole europee sulla gestione delle crisi, la direttiva BRRD (Bank Recovery and Resolution Directive), cambiano le regole di salvataggio. Cos’è il bail-in e il bail-out?

La soluzione della crisi di una banca può attuarsi attraverso il ricorso a risorse esterne alla banca (bail-out) o attraverso risorse interne (bail-in). Con il bail-out, il prezzo per il salvataggio è pagato da tutti i contribuenti e prende forma negli aiuti di stato. Con il bail-in, il prezzo è a carico di azionisti e creditori della stessa banca. In sintesi, con la BRRD, il prezzo per la gestione della crisi delle banche si sposta da tutti i contribuenti (bail-out) agli azionisti e creditori della banca (bail-in).

2 - Il bail-in è la scelta più sensata? Perché si è scelta questa strada?

I dati Eurostat mostrano che, alla fine del 2014, gli aiuti di stato concessi alle banche in crisi sono stati pari a 238 miliari di euro in Germania, 42 miliardi in Irlanda, 52 miliardi in Spagna, 40 miliardi in Grecia, 19 miliardi in Portogallo. Gli aiuti di stato in Italia concessi alle banche sono stati pari a circa un miliardo, importo oggi integralmente restituito. Con la BRRD si è inteso porre un freno agli aiuti di stato e al salvataggio delle banche operato a spese di tutti i contribuenti e ai possibili connessi fenomeni di cosiddetto "azzardo morale". Si è fatta una scelta che può comportare "sacrifici" anche rilevanti per azionisti e creditori. La principale controindicazione è rappresentata, a mio avviso, da un possibile effetto di perdita di fiducia dei clienti e degli azionisti che può riversarsi sull’intero sistema bancario.

3 - Cosa cambia in termini di rischi per i risparmiatori con il bail-in?

La logica di fondo del nuovo sistema di soluzione della crisi bancaria prevede che chi investe in strumenti finanziari più rischiosi sostiene, prima di altri soggetti, le eventuali perdite, ovvero subisce la conversione in azioni. Solo dopo aver esaurito tutte le risorse della categoria più rischiosa si passa alla categoria successiva. In sintesi, l'ordine gerarchico di applicazione del bail-in è il seguente: azionisti; detentori di altri titoli di capitale; altri creditori subordinati; creditori chirografari; persone fisiche e piccole e medie imprese titolari di depositi di importo eccedente la somma di 100.000 euro; fondo di garanzia dei depositi. Benché il bail-in possa apparire notevolmente "invasivo", occorre sottolineare che, in relazione all’esercizio di tale strumento, vige il principio del cosiddetto "no creditor worse off", secondo il quale il creditore soggetto a bail-in non si deve trovare in una condizione peggiore rispetto a quella nella quale si sarebbe trovato laddove, in alternativa alla risoluzione, fosse stata attivata l'ordinaria procedura di liquidazione coatta amministrativa.

4 - Chi rischia davvero di vedersi ridurre i propri risparmi?

Come mostra l'esperienza recente, tra i soggetti che rischiano maggiormente in caso di crisi bancaria vi sono gli azionisti e i titolari di obbligazioni subordinate, ossia titoli che prevedono il rimborso solo a seguito del soddisfacimento di altre passività delle banche. Le obbligazioni strutturate, molto citate in questi giorni, sono strumenti finanziati che presentano un rischio prossimo a quello dei titoli azionari.

5 - Le nostre banche sono sicure? Devono temere di più le imprese o le famiglie?

Il sistema italiano ha mostrato di essere in grado di superare la crisi finanziaria con un ridotto ricorso agli aiuti di stato. Questo è certamente un fattore positivo. Quanto al futuro, sebbene il sistema bancario italiano possa ritenersi vigilato e solido, nessuno può escludere fenomeni individuali di crisi. Occorre, a mio avviso, evitare di alimentare il panico in modo indistinto e sconsiderato. Con le regole in vigore dal prossimo 1 gennaio, ai primi segnali di deterioramento delle condizioni finanziarie o patrimoniali di una banca, l'autorità di vigilanza (la Banca d'Italia o la Bce) avrà a disposizione una serie di strumenti e di possibili misure di intervento precoce dirette a evitare l’aggravarsi delle difficoltà.

6 - C’è stata davvero una truffa per chi ha sottoscritto titoli rischiosi? A chi devono rivolgersi ora i risparmiatori?

Nessuno, in questo momento, può escludere o affermare con certezza quale sia stato il livello di consapevolezza del rischio di ciascun cliente che ha sottoscritto obbligazioni subordinate. A mio avviso è necessario accertare i fatti riferiti ai singoli casi. La via giudiziaria, per quanto legittima, comporta costi e tempi lunghi per i clienti e per le banche. Sarebbe auspicabile un intervento volto a individuare strumenti alternativi e che possano, in tempi rapidi e con costi contenuti, assicurare una decisione vincolante per ciascun caso. La via di un arbitrato amministrato può essere percorribile a condizione che si dotino gli arbitri di strumenti di analisi effettiva e di poteri decisori vincolanti.

7 - Le banche tornano sotto i riflettori e la richiesta di trasparenza diventa sempre più un bisogno. Quali le colpe di banche e Banca d'Italia?

Ritengo sia profondamente ingiusto, oltre che non corretto tecnicamente, invocare una responsabilità dell’intero sistema bancario e della Banca d’Italia. La Banca d'Italia ha sino alla fine caldeggiato una ipotesi di soluzione che prevedeva l’intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi. La Commissione europea, sulla base di una interpretazione poco condivisibile, non lo ha ritenuto ammissibile in quanto parificato a un aiuto di stato, sebbene il fondo stesso sia un soggetto privato. E' giunto il tempo di una scelta di campo: occorre selezionare le informazioni che le banche devono fornire ai clienti, al fine di consentire di comprendere le caratteristiche e il rischio associato ai singoli titoli. Banche e intermediari finanziari devono a mio avviso strutturare idonee procedure di individuazione e selezione dei target di clientela ai quali proporre o raccomandare strumenti finanziari soggetti a bail-in.

8 - Cosa sarebbe successo se il salvataggio delle quattro banche fosse avvenuto con il bail-in?

Il cosiddetto salvataggio delle quattro banche ha coinvolto come noto azionisti e titolari di obbligazioni subordinate. Se non fosse stato adottato tale provvedimento, l'entrata in vigore delle regole sul cosiddetto bail-in avrebbe comportato il coinvolgimento di ulteriori soggetti "non protetti", tra cui correntisti con giacenza superiori a 100.000 euro. Dopo il primo gennaio 2016 l’impatto del bail-in sarebbe stato pari a circa 12 miliardi di euro di masse non protette, stando ai dati della Banca d’Italia.

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