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Call center: sciopero nazionale e manifestazione a Roma

04 giugno 2014 | 09.14
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Call center: sciopero nazionale e manifestazione a Roma

Roma, 4 giu. (Labitalia) - Sono attesi in migliaia, a Roma, gli operatori di call center che oggi incrociano le braccia per chiedere il rilancio del settore, dove lavorano circa 80.000 addetti. Ad indire lo sciopero e la manifestazione nazionale (che interessa il mondo outsourcing delle telecomunicazioni e che parte alle 9,30 da piazza della Repubblica per arrivare alle 12,30 circa a piazza Santi Apostoli) sono stati i sindacati di settore Slc-Cgil Fistel-Cisl e Uilcom-Uil.

"Migliaia di ragazzi (e non solo), che lavorano nei call center gestiti in esternalizzazione, sfileranno a Roma -spiega a Labitalia Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil- per chiedere il miglioramento delle condizioni di lavoro. Nei call center lavora una generazione che quando è entrata, circa 10 anni fa, era appena laureata o giovanissima. Adesso si tratta di persone di 35-40 anni, spesso sposate e con famiglia, per le quali il lavoro nel call center da 'lavoretto' è diventato negli anni un lavoro vero e, spesso, l'unica fonte di sostentamento". Il settore è reduce da una lunga stagione di crisi e vertenze e per questo il sindacato, spiega ancora Azzola, "chiede di migliorare le condizioni di chi lavora nei call center, perchè il lavoro nei call center c'è, ma è pagato sempre di meno".

Non solo. "Chiediamo -prosegue il sindacalista della Slc Cgil- di consolidare il settore garantendo alle aziende 'serie' che lavorano in regola di poter competere sulla qualità, sull'efficienza e sull'innovazione. E di poter vincere le gare di appalto".

Per far questo, secondo i sindacati, occorre allineare l'Italia a quanto già fatto dagli altri Paesi europei che hanno recepito puntualmente i contenuti della direttiva 2001/23/CE a tutela dei lavoratori, con il fine anche di non delocalizzare le attività nei paesi extra Ue e nel rispetto delle regole per le gare e le trattative commerciali con la logica 'perversa' del massimo ribasso e contenimento del costo del lavoro.

Il 'dumping' con le società estere è molto forte, spiega Azzola: "Occorre tenere presente che all'estero ci sono colossi da 100-200.000 persone che gestiscono società che si occupano sia di outbound che di inbound. E che hanno tarato le loro strategie aziendali sull'efficienza e sull'economia di scala. In Italia, invece, abbiamo 2.270 aziende: di queste solo 10 sono medio-grandi. Le altre sono realtà piccole se non polverizzate". Per questo, dice Azzola, "molti imprenditori del settore in una qualche maniera hanno appoggiato questa protesta: perché noi vogliamo garantire anche alle nostre aziende la sopravvivenza".

Dalla Campania alle Marche, i territori si stanno preparando all'appuntamento. Massimo Taglialatela, segretario generale Uilcom Campania, spiega che si tratta di "una manifestazione fondamentale per l'intero comparto delle Tlc". "Se non si trovano in fretta soluzioni alla crisi dei call center in outsourcing -avverte- il Paese potrebbe ritrovarsi entro la fine del 2014 con decine di migliaia di disoccupati".

"In Campania -ricorda- ci sono sedi strategiche di importanti aziende del settore come Almaviva Contact, Visiant, Assist, ComData e Gepin Contact, che negli anni passati hanno beneficiato prima della circolare Damiano, stabilizzando migliaia di lavoratori a progetto, e poi del Piano lavoro dell'assessore Nappi. Pensare che questi lavoratori possano, dall'oggi al domani, ritrovarsi senza lavoro è una prospettiva che ci spaventa come sindacato e che tutti, istituzioni e parti sociali, dobbiamo scongiurare con ogni mezzo" .

Nelle Marche, la protesta riguarda circa 30 aziende, di medie e piccole dimensioni, in cui operano circa 1.000 dipendenti con contratti part-time o contratti a progetto, con lavoro femminile del 70%.

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