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Cgil, grave riforma Pa senza alcun confronto

28 aprile 2014 | 14.43
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Roma, 28 apr. (Labitalia) - 'Sarebbe grave se il governo si apprestasse a varare una sconosciuta riforma della pubblica amministrazione entro aprile senza alcun confronto con le organizzazioni dei lavoratori e solo sulla base di slogan che fanno riferimento a 'ruspe', 'riduzione delle retribuzioni', 'esuberi', 'mobilità obbligatoria' e altro ancora". Così il responsabile dei Settori pubblici della Cgil nazionale, Michele Gentile, in merito alle indiscrezioni sulla riforma della Pa promossa dal ministro Marianna Madia.

Il dirigente sindacale sottolinea infatti come "quotidianamente si leggono oramai delle intenzioni del governo di riformare la Pa entro fine mese: non abbiamo ad oggi il piacere di conoscere cosa ci sarà in quella riforma ma già questa voluta mancanza di confronto rischia di segnare la qualità della riforma, superando in questa attività quanto fece l'ex ministro Brunetta".

Nel merito, osserva Gentile, "sarebbe grave non porsi il problema di cancellare i disastri che la legge Brunetta ha provocato nella Pa, ovvero: cinque anni senza contratto per un taglio nella busta paga dei dipendenti pari a 7 miliardi, con in più la previsione, alla luce del Def e dei comunicati del ministero dell'Economia, di ulteriori blocchi contrattuali fino al 2020; circa 250 mila dipendenti in meno dal 2008 mentre all'incirca 300 mila precari rischiano dopo il 2016 di non avere più un luogo di lavoro, sia pure a tempo determinato; tagli di spesa al funzionamento delle Pa; delegittimazione e limitazione della contrattazione, con l'unilateralità eretta a sistema; mobilità già oggi obbligatoria per i dipendenti pubblici mentre si continuano a invocare nuove e sconosciute norme insieme a 'ricambi generazionali'".

Si tratta, secondo il sindacalista della Cgil, "di atti politici che rischiano di perpetuarsi e che si ripercuotono sul funzionamento delle pubbliche amministrazioni e sulle condizioni di lavoro di coloro che lavorano negli appalti, nei servizi e nella produzione di beni".

"La costante dal 2008 - avverte - è l'assoluta assenza di confronto e di dialogo sociale, come se parlare e confrontarsi con il sindacato fosse 'peste'. O forse si sfugge ad un confronto che certo non può essere a base di spot, ma che invece è fatto di cose concrete e di riforme possibili? Come non pensare che anche tutte queste questioni, oltre ad una subordinazione dell'amministrazione pubblica alla politica, siano alla base delle cose che non funzionano?".

"La riforma della Pa è sicuramente di 'sinistra' se per riforma si intende nuova qualità, efficacia, diritti dei fruitori e dei lavoratori, il tutto insieme alla ripresa di un dialogo sociale che su questi temi continua a mancare dal 2008. In caso contrario non può certo esserlo", conclude Gentile.

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