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Clima, Greenpeace: "Da Europarlamento scelta ambiziosa, ora tocca ai governi"

07 ottobre 2020 | 16.19
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"Il Parlamento europeo ha chiarito di essere l’attore più forte e ambizioso in campo comunitario. Il problema è che la maggior parte dei governi nazionali e la Commissione europea giocano al ribasso, non dando ascolto alla scienza del clima. Un taglio del 60% delle emissioni entro il 2030, obiettivo che molti europarlamentari hanno messo sul tavolo, è un passo avanti ma comunque ancora non sufficiente per evitare le conseguenze peggiori della crisi climatica". Così Sebastian Mang, policy advisor di Greenpeace Eu.

"I governi europei sono ora chiamati a fare un passo avanti. Milioni di cittadini dell’Unione europea continueranno a sfidarli, chiedendo di fare ciò che la scienza richiede per proteggere il loro futuro", aggiunge.

Nelle scorse ore - ricostruisce Greenpeace in una nota - il Parlamento europeo, in una votazione sulla nuova legge sul clima, ha sostenuto l'aumento dell'obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra al 60% a livello comunitario per il 2030. Il Parlamento ha respinto la proposta della Commissione europea di affidarsi a pozzi di assorbimento del carbonio (i cosiddetti carbon sink), come ad esempio le foreste, per compensare le emissioni e raggiungere in maniera artificiale l'obiettivo climatico del 2030.

I restanti emendamenti sulla legge sul clima saranno votati questo pomeriggio, con una votazione finale che si svolgerà questa sera. L'obiettivo di riduzione delle emissioni sostenuto dal Parlamento europeo porterebbe l'Ue più vicina al raggiungimento dell'obiettivo dell'accordo di Parigi sul clima, ossia limitare l’aumento medio della temperatura globale entro 1,5°C.

Per aumentare le possibilità di raggiungere questo obiettivo e limitare i peggiori effetti della crisi climatica, Greenpeace chiede un taglio minimo del 65% delle emissioni dell'UE entro il 2030.

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