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Coronavirus, Aipo e Fimmg: "Nac, vitamina C e D aiuto per pazienti"

12 febbraio 2021 | 16.23
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(Afp)

"Recentemente, numerosi articoli hanno ipotizzato un ruolo dello stress ossidativo nel processo infiammatorio delle polmoniti virali e nelle polmoniti da Covid-19; a tal fine, sono in corso studi controllati per dimostrare questa ipotesi. Disponiamo invece di studi condotti sulle polmoniti batteriche, dove l'associazione tra antibiotico e la N-acetilcisteina (Nac) ha dimostrato di migliorare il decorso clinico dei pazienti proprio grazie all'effetto antiossidante della Nac, che è in grado di modulare il processo infiammatorio che si associa alla polmonite. Ma tra le 'armi' che abbiamo a disposizione contro il Covid ci sono anche la vitamina C e D, gli antinfiammatori, i cortisonici, gli anticorpi monoclonali e, ovviamente, i vaccini".

Lo afferma all'Adnkronos Salute Adriano Vaghi, presidente degli pneumologi ospedalieri, tra i firmatari del primo documento di indirizzo per la gestione della malattia da Covid-19, frutto della collaborazione tra Aipo-Its (Associazione italiana pneumologi ospedalieri - Italian Thoracic Society) e Metis (Società scientifica dei medici di medicina generale), in cui ampio spazio è stato dedicato alle terapie adiuvanti nella polmonite da Sars-CoV-2.

"Come accennavo, sebbene alcuni lavori relativi all'efficacia della N-acetilcisteina sulla polmonite da Covid-19 siano ancora in corso - sottolinea Vaghi - sono stati pubblicati numerosi case report a riguardo. Nel modello dell'Ards (Sindrome da distress respiratorio acuto), che può avere similitudini con la forma avanzata di polmonite da Covid-19, la Nac ha dimostrato, in alcuni studi preliminari, una discreta efficacia e la possibilità di ridurre la permanenza nelle rianimazioni, elemento che in questo momento potrebbe rivelarsi estremamente utile. Inoltre, la Nac è dotata di una spiccata azione antiossidante in quanto rigenera il glutatione, un potente enzima antiossidante il cui deficit predispone a un circolo vizioso che aggrava ulteriormente il danno polmonare. Dunque" si tratta di "una molecola che sicuramente dobbiamo tenere presente, non solo nella fase iniziale della malattia, perché è in grado di riequilibrare un fattore alterato dall'infezione".

Nella prima fase della malattia, quando si ha una sintomatologia similinfluenzale, "il paziente - aggiunge Paolo Misericordia, responsabile Centro studi Fimmg e segretario Fimmg di Fermo - va trattato con una terapia sintomatica, magari cercando di privilegiare al paracetamolo gli antinfiammatori, perché ci dobbiamo preparare a dover gestire la fase successiva della malattia, ben più impegnativa, in cui si determina la polmonite infiammatoria".

E per cercare di evitare tutto questo "dobbiamo essere tempestivi - spiega Misericordia - con un farmaco particolarmente efficace in questa fase, ovvero il cortisone. Sul territorio siamo convinti che una terapia con cortisone deve essere anticipata per evitare l'evoluzione verso la polmonite infiammatoria". Bene "l'eparina a basso peso molecolare in situazioni in cui il rischio trombotico è abbastanza elevato nei pazienti anziani", prosegue Misericordia che sull'agente mucolitico N-acetilcisteina non ha dubbi. Nac "è un farmaco già noto per il suo effetto antiossidante, può essere indicato come fluidificante e mucolitico, ma anche come farmaco che aiuta il paziente a uscire dal tunnel dell'infiammazione".

Anche le vitamine C e D sarebbero di aiuto per i pazienti Covid. "La vitamina D ha un'interessante attività immunomodulante - conferma Vaghi, presidente Aipo - E' stato infatti dimostrato che le persone con carenza di vitamina D vanno più frequentemente incontro a infezioni influenzali. Tale carenza è particolarmente comune nei soggetti anziani, non a caso i più a rischio di sviluppare una polmonite da Covid. Altra terapia adiuvante interessante è la vitamina C, che ha una spiccata attività antiossidante".

Nonostante le terapie adiuvanti, gli anticorpi monoclonali, i nuovi farmaci e i vaccini, Covid-19 fa ancora paura. Il perché lo spiega lo stesso Vaghi: "Sicuramente è una malattia che in una piccola percentuale di pazienti può avere un esito grave. Rispetto a un anno fa, però, abbiamo delle armi in più: l'utilizzo appropriato della terapia antinfiammatoria (in particolare, cortisonici), l'ossigenoterapia, la ventilazione non invasiva. Grazie a questi strumenti abbiamo tendenzialmente ridotto il numero dei pazienti che necessitano di un ricovero in terapia intensiva. Inoltre, ci sono a nostra disposizione gli anticorpi monoclonali che nei pazienti a rischio, ma anche all'inizio dell'infezione possono prevenire un'evoluzione verso la fase più grave della malattia". Sulla clorochina Vaghi è sicuro: "E' assolutamente un farmaco inutile. Nel nostro 'armamentario' contro Covid solo farmaci utili come i cortisonici, gli anticorpi monoclonali e una gestione attenta del paziente critico con la ventilazione meccanica non invasiva. Ovviamente, la vittoria finale contro il virus ci sarà quando avremo la possibilità di vaccinare tutta la popolazione".

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