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Coronavirus, "anticipo Cig da banche solo per 6 lavoratori su 100"

14 maggio 2020 | 17.40
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E' quanto emerge da un sondaggio dei Consulenti del lavoro

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Solo 6 lavoratori su 100 hanno ricevuto l’anticipo della cassa integrazione dalle banche nell'emergenza coronavirus. Uno scenario che i consulenti del lavoro avevano anticipato già a partire da aprile e che, a distanza di un mese, trova conferma nelle risposte di oltre 1.3000 iscritti all’Ordine nel sondaggio 'Il ruolo delle banche nelle misure a sostegno di imprese e lavoratori', predisposto dalla Fondazione studi consulenti del lavoro, tra l’11 e il 13 maggio, per valutare le difficoltà operative e procedurali per l’erogazione dei sostegni al reddito e l’accesso ai prestiti garantiti previsti dal cosiddetto Decreto 'Liquidità'.

Secondo i consulenti del lavoro poca organizzazione delle banche per fronteggiare le richieste, rallentamenti negli iter ma, soprattutto, eccesso e complessità della modulistica da presentare hanno nei fatti annullato le potenzialità di uno strumento che poteva risultare molto utile in questa fase. Con riferimento alla possibilità di anticipo della cassa integrazione per i lavoratori, più della metà del campione evidenzia in primo luogo i ritardi degli istituti di credito per l’evasione della pratica (51,9%), assieme al numero eccessivo di moduli da presentare (50,6%) e allo scarso impegno degli istituti nel rendere realmente efficace questo strumento di sostegno ai lavoratori (48,9%).

Anche la poca preparazione a gestire una misura diversa da quelle abituali, in una fase peraltro del tutto eccezionale, ha rappresentato una criticità importante, secondo il 39,7% degli intervistati, ma che probabilmente avrebbe potuto venir meno se i processi e gli iter fossero stati più semplici, secondo i consulenti del lavoro.

Al confronto appaiono molto meno importanti altri aspetti, che pure all’inizio avevano sollevato critiche, quali la poca chiarezza delle procedure (che pure viene segnalata dal 26,7% dei rispondenti), l’indisponibilità dei datori di lavoro a firmare l’atto di benestare con assunzione dell’obbligo solidale (17,9%), l’inappropriatezza del merito creditizio (13%) o la mancata attuazione degli accordi sul territorio che, dopo un mese e mezzo dalla sottoscrizione, viene ancora denunciata da quasi un rispondente su 10 (9,7%).

Per esemplificare quanto l’appesantimento burocratico possa essere stato decisivo nel ritardare l’anticipo della Cassa integrazione ai lavoratori i consulenti sottolineano che, stando a quanto dichiarato dal 78,2% degli intervistati, le banche richiedono tra i vari documenti, copia del Modello SR41: si tratta del modulo che i datori di lavoro devono inoltrare all’Inps per il pagamento della Cig e che la circolare Abi del 23 aprile ha confermato non essere necessario per il perfezionamento delle richieste. Ciò malgrado, continua ad essere diffusamente richiesto sia dagli istituti di credito più noti che dai piccoli.

Nei casi di Cassa integrazione in deroga, tale richiesta allunga di molto i tempi per l’erogazione dell’anticipo, considerato che l’inoltro del modello all’Inps può essere fatto solo dopo aver completato l’iter regionale di autorizzazione. Si spiega così anche la lunghezza dei tempi che intercorrono, spiegano i consulenti del lavoro, tra la presentazione della domanda e l’erogazione dell’assegno, stimata dai consulenti in 50 giornate lavorative, con una variabilità dai 45 del Nord e 47 del Centro ai 65 del Sud.

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