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Coronavirus, Confindustria dispositivi medici, 'mascherine in arrivo questa settimana'

15 marzo 2020 | 15.27
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Massimiliano Boggetti

"Stiamo facendo un grande sforzo per trovare i finanziamenti e convertire le produzioni. Gli approvvigionamenti di mascherine stanno arrivando, la settimana prossima le industrie principali consegneranno. La domanda è fino a quando e in che quantità, ma stiamo lavorando a stretto contatto con Protezione civile e ministero per analizzare il fabbisogno e le necessità". Ad assicurarlo all'Adnkronos Salute è Massimiliano Boggetti, presidente di Confindustria Dispositivi medici, in merito alla carenza di strumenti di protezione negli ospedali, per gli operatori sanitari alle prese con l'emergenza coronavirus.

"E' chiaro - spiega - che una crisi di questa ampiezza è molto complessa da gestire. Ma le mascherine stanno arrivando, pur con ritardo e con difficoltà. E' chiaro che bisogna fare una ricognizione della capacità produttiva anche a livello internazionale per una crescita della domanda così importante. Noi stiamo facendo il nostro dovere come tutti gli altri, tutte le industrie che hanno possibilità stanno facendo del loro meglio. Purtroppo non è un comparto dove fare le cose all'ultimo minuto, perché le industrie italiane sono ad alta tecnologia. Motivo per il quale, spesso, vengono preferite a realtà meno costose".

"Le mascherine - ammonisce Boggetti - sono un esempio perfetto di come il sistema industriale italiano sconti il fatto che molte produzioni siano, di fatto, scomparse. E di come si preferisca troppo spesso acquistare al prezzo più basso. La domanda che bisogna farsi è se il sistema dell'industria della sanità sia strategico o meno per il Paese. Se sì, le soluzioni spettano alla politica e non all'industria. E se si continua a comprare tutto al ribasso, l'industria italiana non potrà mai competere".

"Faccio un esempio", racconta Boggetti, "mi ha chiamato un imprenditore che voleva fare un investimento a fondo perduto per il bene del Paese, comprando un macchinario per la produzione di mascherine, che costa 150 mila euro e produce 30 mila pezzi al giorno. Lui mi ha detto, ok, lo compro, lo faccio per l'Italia, ma poi tra 6 mesi l'emergenza finisce e le centrali d'acquisto ricominciano a comprare a prezzi 20 volte inferiori, e io sarò fuori mercato. Non è una questione di prodotti non sufficientemente profittevoli: a quel prezzo il sistema produttivo italiano diventa una onlus o va in perdita, non è sistema da massificazione. Non c'è marginalità, né profitti, semplicemente il sistema non sta in piedi. E questo è frutto di errori politici di anni: dei costi standard, del payback che ha come unico obiettivo far assorbire dalle aziende parte dell'over spending".

Infine, secondo il presidente di Confindustria dispositivi medici, "è davvero indecente che questa crisi non sia gestita a livello europeo. L'Europa si è sbriciolata di fronte a questa emergenza e molti Paesi ci hanno chiuso la porta in faccia, ci hanno abbandonati a noi stessi. Penso che questa situazione bisognerebbe andare in Europa e gestirla insieme, non ha senso farlo solo a livello italiano, tanto più che molti Paesi si stanno ritrovando nella nostra stessa situazione. Anche se preciso, da italiano, di essere orgoglioso di come questa nazione sta reagendo", conclude.

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