La protesta è rientrata dopo una lunga trattativa con i mediatori della polizia penitenziaria. Alcuni detenuti sarebbero già stati trasferiti, mentre altri spostamenti sono in fase di pianificazione
E' rientrata intorno alle ore 6 di questa mattina la protesta scoppiata nella serata di mercoledì 30 settembre nel carcere Don Bosco di Pisa, al termine di una lunga trattativa condotta dai mediatori della polizia penitenziaria. Ora l'attenzione è rivolta al trasferimento dei detenuti: alcuni sarebbero già stati arrestati, sembra quattro, e trasferiti, mentre per altri sono in corso di pianificazione gli spostamenti nelle prossime ore, anche alla luce dei gravi danni riportati dalla sezione interessata dalla rivolta.
Secondo le prime informazioni, nel reparto erano presenti circa 56 detenuti. Nel corso dei disordini sarebbero state inoltre effettuate riprese con telefoni cellulari, il cui possesso è vietato all’interno dell’istituto, successivamente diffuse sui social network, in particolare su TikTok.
La protesta sarebbe scattata, secondo quanto riferito, dopo che alcuni detenuti avrebbero individuato nelle celle dispositivi di intercettazione installati per finalità investigative. Sulla presenza e sulle circostanze relative ai dispositivi sono in corso verifiche.
Durante una diretta TikTok, poi interrotta, alcuni detenuti hanno denunciato di essere stati colpiti con manganelli e hanno contestato la presenza di microspie e altri apparecchi elettronici nelle celle. Si tratta di dichiarazioni rese durante la protesta e sulle quali sono in corso accertamenti.
Nella gestione della rivolta di Pisa decisivo è stato il ruolo di coordinamento della neocostituita Direzione generale delle Specialità del Corpo di Polizia Penitenziaria, attraverso l’invio dei negoziatori, di tre squadre del Gruppo di intervento operativo, giunte per l’intervento con un aereo militare della Guardia di Finanza, insieme alle due squadre del piano operativo regionale. Come riferisce il ministero, il Reparto di Polizia Penitenziaria di Pisa insieme al Nucleo Investigativo Regionale ha proceduto all'arresto di quattro promotori e sta effettuando gli approfondimenti per il deferimento all'autorità giudiziaria dei numerosi detenuti che hanno partecipato alla rivolta e rendendosi protagonisti di gravi condotte di danneggiamento. “I capi della rivolta sono stati tratti in arresto e assicurati alla Giustizia”, ha concluso De Michele, confermando che già nelle prime ore del mattino la situazione era stata riportata alla calma e si era proceduto a diversi arresti
Francesco Oliviero, segretario regionale toscano del Sappe, sottolinea la necessità di intervenire sulle carenze strutturali e di organico: "Si conferma la necessità di rivedere urgentemente le piante organiche e di adeguarle alle reali esigenze degli istituti penitenziari di tutto il distretto. La polizia penitenziaria continua a garantire la sicurezza e la funzionalità, ma non può essere lasciata da sola a fronteggiare emergenze strutturali: servono uomini, risorse, e interventi concreti".
"La vicenda - ha aggiunto Oliviero - si è conclusa intorno alle 6 grazie alla professionalità della polizia penitenziaria e a una lunga trattativa con i detenuti condotta dai negoziatori che li hanno convinti a lasciare spontaneamente le loro celle e interrompere la protesta dopo molte ore. Esprimo il mio apprezzamento per la professionalità del personale che ha saputo gestire una situazioni critica nonostante le gravi carenze di organico".