L'abbondanza e la scarsità di cibo, l'opera di Itamar Gilboa in mostra al Mic Faenza

L'abbondanza e la scarsità di cibo, l'opera di Itamar Gilboa in mostra al Mic Faenza
02 marzo 2026 | 14.28
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Un'installazione che 'parla' del paradosso tra abbondanza e scarsità di cibo nel mondo contemporaneo. E' 'World of Plenty', curata da Alessandra Laitempergher e realizzata appositamente per il Museo Internazionale delle Ceramiche (Mic) Faenza, allestita nella Project Room del museo dal 1 marzo al 26 aprile. L'opera segna un nuovo capitolo dell'indagine sulla quale, da oltre 15 anni, l'artista olandese Itamar Gilboa è profondamente impegnato nelle questioni relative ai sistemi alimentari, alla responsabilità ambientale e alla disuguaglianza globale. La sua ricerca a lungo termine è iniziata con il Food Chain Project (FCP), un'indagine autobiografica sul consumo personale che si è evoluta in una riflessione critica sulla distribuzione alimentare globale, gli sprechi e la scarsità. Questo impegno costante nella ricerca sistemica lo ha portato a essere invitato a creare un'importante opera d'arte per la COP26, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici tenutasi a Glasgow, dove il suo lavoro ha contribuito al dibattito internazionale sul rapporto tra cambiamenti climatici e sprechi alimentari, raggiungendo milioni di persone in tutto il mondo e rafforzando il legame tra crisi ambientale e sistemi alimentari.

Utilizzando tecnologie neuroscientifiche all'avanguardia, Itamar Gilboa combina sculture in ceramica e video per indagare le dimensioni fisiche, neurologiche e sociali della fame. 'World of Plenty' invita gli spettatori a confrontarsi con la devastante realtà della fame. Al centro dell'installazione ci sono 260 sculture in ceramica che rappresentano le cellule cerebrali, corrispondenti al numero di persone che muoiono di fame ogni 15 minuti, il tempo necessario per consumare un pasto veloce, fare una pausa tra una riunione e l'altra o visitare una mostra.

Usando la risonanza magnetica funzionale (fMRI), l'artista analizza la propria attività cerebrale sotto stimolo della fame, sviluppando modelli tridimensionali che sono stati stampati in 3D e trasformati in sculture in ceramica. Le opere poggiano su piastrelle fatte a mano che rappresentano sezioni del cervello dell'artista, evocando sia la vulnerabilità biologica che il collasso sociale prodotto dalla disuguaglianza. Uno schermo mostra il conteggio in tempo reale delle vittime della fame - vite ridotte a numeri - mentre la prima parte, il primo capitolo del suo nuovo film 'World of Plenty', presentato in anteprima, è caratterizzata dal suono delle gocce che cadono e segnano il passare del tempo.

L'installazione fonde l'esperienza personale e quella collettiva, spostando lo spettatore dalla percezione individuale alla consapevolezza condivisa, rendendo impossibile ignorare la crisi della fame.

“Ho avviato questo progetto nel 2020, quando la fame era già una delle sfide più urgenti a livello mondiale”, afferma Itamar Gilboa. “Oggi la situazione è ancora più critica. In tutto il mondo, le comunità devono affrontare una catastrofica insicurezza alimentare, mentre l'obiettivo Zero Hunger delle Nazioni Unite di porre fine alla fame entro il 2030 si allontana sempre più. World of Plenty è un grido d'allarme, un rifiuto di accettare la fame come qualcosa di normale”.

Il progetto è stato ideato e realizzato appositamente per il MIC Faenza. Le sculture in ceramica sono state create in collaborazione con Aida Bertozzi / Casa degli Artisti, garantendo il massimo livello di maestria artigianale. All'inaugurazione della mostra, Gilboa presenterà una performance dal vivo in dialogo con Part One, il primo capitolo del suo nuovo film, presentato in anteprima per l'occasione.

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