Merlin Holland autore di ''After Oscar. The Legacy of a scandal': "nessun imbarazzo da parte della famiglia per la sua omosessualità e gli anni trascorsi in prigione. Società falsa e ipocrita lo fece sprofondare in fondo ad un abisso, da cui non è più risalito"
"Mio nonno era un femminista convinto, militante in difesa dei diritti della donne, una passione ereditata dalla madre di origine irlandese. Ha accettato di essere capo redattore di un magazine femminile negli Stati Uniti, 'The Lady's world', ad una sola condizione, che fosse cambiato il nome in 'Women's world'. Era importante, per lui, che le donne potessero esprimersi, che fossero anche loro protagoniste. Ho scoperto questo lato, forse misconosciuto di mio nonno, grazie ad una fitta corrispondenza che ho potuto visionare". Parla al settimanale francese 'Point de vue', Merlin Holland, nipote di Oscar Wilde e autore del libro 'After Oscar. The Legacy of a scandal' (Europa Editions).
"Purtroppo non abbiamo nessun ricordo di lui - prosegue - Mio padre è nato nel 1886 e l'ultima volta che ha visto il genitore aveva solo 9 anni. E poi lo scandalo dell'omosessualità di Oscar Wilde, fa purtroppo parte della storia, la società vittoriana era tremendamente chiusa e repressiva in quegli anni. Nessun imbarazzo da parte della nostra famiglia nei confronti di quanto era accaduto, ma molti segreti, quelli sì. Quando mio nonno fu condannato ai lavori forzati - ricorda ancora Merlin Holland- mia nonna Costance fu costretta a cambiare cognome, per lei, per i suoi due figli, Cyril e Vyvyan".
"Quella rimozione, come ho scritto nel mio libro - prosegue l'autore di 'After Oscar. The Legacy of a scandal' - fu quasi un obbligo legato ai pregiudizi della società, e non tanto alla vergogna dello scandalo in atto, soprattutto dopo i tre processi, in cui venne coinvolto mio nonno. Due contro la Corona, il terzo contro il marchese di Queensberry. Il nome di Oscar Wilde, per la società inglese e per i salotti bene, era tabù".
Il grande scrittore e drammaturgo, una volta uscito di prigione, dopo aver scontato la pena, non ha mai più rivisto la moglie e i due figli. E' morto in solitudine e in assoluta miseria. "Leggendo la corrispondenza del mio antenato - prosegue nell'intervista al settimanale francese Merlin Holland- i miei nonni si sarebbe voluti rivedere, forse avrebbero potuto ricominciare una vita insieme, perchè in fondo non erano divorziati. Ma l'ostracismo più grande arrivava dalla società, falsa, ipocrita".
"Scriveva mio padre nel suo diario,' dopo la sua dolorosa e spaventosa esperienza in prigione ci saremo forse dovuti ricongiungere - ricorda ancora - Mio padre sarebbe potuto guarire, avrebbe ritrovato la sua ispirazione. Non è accaduto ed è sprofondato nuovamente in fondo ad una abisso senza fine'. Da quell'abisso Oscar Wilde non ne è più risalito", conclude il nipote.