Torna a Venezia prezioso arazzo restaurato del Quattrocento

Alla Fondazione Giorgio Cini sull'isola di San Giorgio Maggiore

Torna a Venezia prezioso arazzo restaurato del Quattrocento
27 febbraio 2026 | 12.46
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Ritorna sull'isola di San Giorgio Maggiore a Venezia l'arazzo quattrocentesco della Collezione Cini, "L'entrata in Palestina dell'esercito di Vespasiano": nel 2022 è stato oggetto della prima acquisizione digitale in 3D e ad alta risoluzione mai realizzata su un’opera tessile di tale rilevanza. L'intervento ha permesso di documentare in modo estremamente dettagliato lo stato conservativo, supportando l’intero processo di restauro realizzato da Open Care – Servizi per l’Arte di Milano. L'arazzo è stato esposto nel corso della mostra conclusiva di "Restituzioni 2025", al Palazzo delle Esposizioni di Roma (28 ottobre 2025 – 18 gennaio 2026). "Restituzioni" è il programma di Intesa Sanpaolo dedicato alla salvaguardia e alla valorizzazione del patrimonio artistico italiano, realizzato in collaborazione con il Ministero della Cultura. Avviato nel 1989 e giunto alla ventesima edizione, il progetto prevede il restauro di opere d’arte selezionate in tutto il territorio nazionale, con interventi estesi anche all’estero nei Paesi in cui il Gruppo è presente.

Dichiara Renata Codello, segretario Generale della Fondazione Giorgio Cini: «L’impegno congiunto della Fondazione Giorgio Cini e di Intesa Sanpaolo, con l’accurato intervento di Open Care - Servizi per l’Arte, ha permesso di preservare questo prezioso manufatto, di applicare nuove tecnologie e di aprire inedite piste di ricerca. La complessa operazione digitale permette di osservare la superficie dell’arazzo da una nuova prospettiva, svelando aspetti sconosciuti o difficilmente comparabili, riguardo sia la struttura tessile che il colore. Ad esempio, esplorando e ingrandendo il retro dell’arazzo, che ha conservato meglio i colori originali, e confrontandolo con il fronte senza dover manipolare e stressare l’opera, è possibile sciogliere alcuni dei dubbi che gli studiosi si sono posti in passato relativamente ad alcune integrazioni realizzate nel corso di precedenti interventi di consolidamento».

Aggiunge Silvia Foschi, responsabile Patrimonio Storico Artistico e attività culturali di Intesa Sanpaolo: «Il programma “Restituzioni” di Intesa Sanpaolo ha rivolto la sua attenzione sin dalla sua prima edizione del 1989 anche alle manifatture tessili, tipologia di opere per le quali le metodologie di intervento nel tempo si sono sviluppate e affinate. Il ritorno a Venezia dell’arazzo L’entrata in Palestina dell’esercito di Vespasiano – grazie alla collaborazione tra Fondazione Giorgio Cini, Open Care e Intesa Sanpaolo – rappresenta un esito emblematico di ciò che il programma Restituzioni intende realizzare: prendersi cura delle opere del patrimonio artistico del Paese, mettendo in campo le migliori competenze e metodologie e le tecnologie più avanzate, aprendo a nuove possibilità di studio, di divulgazione e di fruizione responsabile da parte del pubblico».

Di manifattura franco-fiamminga, realizzato in una trama di lana e seta, su un modello del maestro di Coëtivy, l'arazzo è databile tra il 1470 e il 1480: si tratta di un grande arazzo dalle dimensioni di 4,30 m per 3,98 m. È pervenuto da Roma nel 1967, unitamente ad altri due importanti manufatti antichi, il complementare "Assedio di Gerusalemme" e una "Scena storica o biblica", come dono del diplomatico Leonardo Vitetti a Vittorio Cini. La collezione di arazzi antichi custodita dalla Fondazione conta diciassette esemplari ed è considerata una delle poche, e probabilmente la più cospicua, raccolta privata di tappezzerie antiche.

La scena rappresentata non è completa: è la metà destra di un grande manufatto la cui parte sinistra è formata dal frammento recante Nerone che invia Vespasiano e Tito in Palestina conservato presso il Musée des Arts Décoratifs di Lione.

"L’entrata in Palestina dell’esercito di Vespasiano" è stato oggetto, nel 2022, della prima acquisizione digitale in 3D e ad alta risoluzione di uno dei più preziosi arazzi della collezione di Vittorio Cini e parte integrante del patrimonio storico artistico della Fondazione. La documentazione digitale della superficie dell’arazzo è un passo essenziale per la comprensione dello stato di salute e della struttura materiale dell’opera: la forma, la texture e il colore dell’arazzo sono state acquisite grazie a una combinazione di tecnologie di scansione 3D e 2D senza contatto diretto del macchinario con l’oggetto e sviluppate appositamente per il settore dell’arte e dei beni culturali.

L’intero apparato informativo è così disponibile ad esperti, studiosi e al grande pubblico per apprezzare quest’opera d’arte come mai prima d’ora. I dati digitali ottenuti potranno anche essere utilizzati in futuro per un’eventuale riproduzione in facsimile e per il monitoraggio dell’oggetto in vista di futuri interventi conservativi.

Spiega Isabella Villafranca Soissons, responsabile scientifico del dipartimento di conservazione e restauro di Open Care: «La digitalizzazione 3D e la mappatura analitica dell’arazzo ci hanno permesso di definire un intervento pienamente rispettoso sia nei termini di rispetto verso la sua storia che in termini di materiale. Grazie a questo approccio integrato, abbiamo garantito stabilità e leggibilità all’opera, rendendo possibile una conoscenza più approfondita del manufatto e assicurandone la conservazione nel tempo»

Le operazioni di restauro sono state realizzate da Open Care – Servizi per l’Arte di Milano. Dopo una mappatura digitale dettagliata, l’intervento di restauro è iniziato con la rimozione dei depositi superficiali su fronte e retro, mediante aspiratori a potenza variabile, l’arazzo è stato preparato al lavaggio. La lunga fase di consolidamento è cominciata con la revisione di tutti gli stacchi della tessitura. Successivamente, l’arazzo è stato interamente supportato con tessuto in lino, per garantire una nuova stabilità al manufatto. Solo nelle zone di particolare rilevanza decorativa e iconografica, quali i volti di alcuni personaggi, sono state inserite poche passate di trama di colore e materiale coerente con l’originale, seguendo una tessitura più diradata. Questo ha conferito una maggiore leggibilità della scena. L’ultima e importante fase dell’intervento è stata la foderatura dell’arazzo e la creazione di un nuovo sistema di sospensione.

Concude Milena Gigante, responsabile del laboratorio di arazzi, tappeti e tessuti di Open Care: «Questo restauro è stato un lavoro di grande precisione e pazienza, durato due anni. Le poche integrazioni inserite, limitate ai dettagli decorativi essenziali, migliorano la leggibilità della scena, senza alterarne l’autenticità, per restituire una lettura più chiara del manufatto senza mai sovrapporci alla mano dei maestri fiamminghi del Quattrocento».

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