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Ebola: dall'Africa agli Usa, la storia dei contagi del virus 'maledetto'

02 gennaio 2015 | 17.35
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Il 23 marzo 2014 l'ufficio regionale africano dell'Oms ha dichiarato ufficialmente l'epidemia di Ebola in Guinea. Da allora sono stati riportati casi in altri 5 Paesi dell'Africa occidentale. Secondo gli esperti dell'Oms il primo decesso fu quello di un bambino di 2 anni, Emile Ouamouno, del piccolo villaggio di Meliandou nel sud della Guinea. Secondo gli esperti, i pipistrelli potrebbero essere stata la fonte dell'infezione

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Fabrizio Pulvirenti, il medico di Emergency contagiato dal virus Ebola in Sierra Leone, guarito e dimesso oggi dall'Istituto per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma dopo che era stato ricoverato il 25 novembre scorso, è una delle storie a lieto fine che hanno visto come protagonisti nell'ultimo anno gli operatori sanitari di diverse nazionalità impegnati nella lotta al virus in Africa Occidentale. La zona 'calda' del mondo dove un anno fa è partita l'emergenza sanitaria e che ancora oggi miete contagi e decessi è in Liberia, Guinea e Sierra Leone. Ad oggi il numero, registrato dall'Oms, è di oltre 7.900 decessi e più di 20mila contagi. Ma l'Ebola ha fatto paura anche fuori dall'Africa, a Spagna, Usa, Italia e Gran Bretagna.

In tutto, hanno ricordato oggi dallo Spallanzani, sono 22 i casi curati fuori dal Continente nero. Persone infettate nei villaggi e rientrate in aereo in patria (Italia, Spagna, Usa e Gran Bretagna) o casi di contagi avvenuti anche durante le procedure di assistenza negli ospedali in patria (Usa e Spagna). La storia del virus 'maledetto' ha una data d'inzio: Il 23 marzo 2014 l'ufficio regionale africano dell'Oms ha dichiarato ufficialmente l'epidemia di Ebola in Guinea. Da allora sono stati riportati casi in altri 5 Paesi dell'Africa occidentale. Secondo gli esperti dell'Oms il primo decesso fu quello di un bambino di 2 anni, Emile Ouamouno, del piccolo villaggio di Meliandou nel sud della Guinea. Secondo gli esperti, i pipistrelli potrebbero essere stata la fonte dell'infezione. Era il 28 dicembre del 2013 e due giorni dopo sarebbero morte anche la sorella e la nonna. Solo a marzo le autorità sanitarie della Guinea hanno iniziato a preoccuparsi per il focolaio inarrestabile di casi, che ha poi colpito anche la Liberia e la Sierra Leone.

Tra settembre e ottobre il virus Ebola mette paura all'Ue. E' la Gran Bretagna a subire l'ultimo colpo di coda dell'Ebola. A fine dicembre 2014 il Paese registra l'ultimo caso: è un'infermiera scozzese di 39 anni, Pauline Cafferkey, portata in ospedale a Londra, al Royal Free hospital, in isolamento perché contagiata dal virus in Sierra Leone dove faceva volontariato. Ma già a settembre 2014 l'infermiere inglese William Pooley era stato evacuato sempre dallo stesso Paese e trasportato a Londra per ricevere l'assistenza che l'ha salvato. Pooley ha poi donato il suo sangue, utilizzato per la produzione del plasma anti-virus.

Il 26 settembre muore a Madrid Manuel Garcìa Viejo, uno dei due missionari rimpatriati dalla Sierra Leone già con i sintomi del virus. Ma qualcosa va storto nelle procedure perché un'infermiera si infetta dopo aver curato il missionario. Scatta l'allarme contagi e i familiari e oltre 50 persone venute in contatto con l'operatrice vengono isolate, il suo cane soppresso. La Spagna è l'unico paese europeo dove c'è stato un caso di contagio avvenuto direttamente sul territorio. Mentre l'unico caso di morte per Ebola in Ue è un operatore delle Nazioni Unite aveva contratto il virus in Liberia ed era stato trasferito all’ospedale di Lipsia, in Germania, dove è morto il 14 ottobre. L'infermiera sarà poi curata con un siero contenente anticorpi, ottenuto dal sangue di altri pazienti sopravvissuti al contagio.

Gli Usa scoprono di essere vulnerabili all'epidemia di Ebola quando Craig Spencer, un medico di 33 anni che si trovava in Guinea per dare assistenza ai malati di Ebola, si ammala. Viene subito trasportato in massima sicurezza negli States all'ospedale dell'università di Emory ad Atlanta. Ma non sarà il solo: seguiranno Rick Sacra e un cameraman freelance dell'Nbc, Ashoka Mukpo. Entrambi avevano contratto il virus in Liberia e sono guariti. Come del resto Spencer. A non farcela sarà Eric Duncan, il primo paziente americano contagiato in Liberia e morto in Usa. Duncan aveva contratto il virus da una malata che aveva accompagnato in ospedale a Monrovia, capitale della Liberia. Pochi giorni dopo era partito per Dallas. Qui viene ricoverato al Texas Health Presbyterian Hospital.

Come già in Spagna anche le misure di sicurezza e i protocolli messi in campo dall'ospedale di Dallas non evitano a due infermiere che assistevano Duncan di essere attaccate dal virus: Nina Pham, la prima paziente ad essere contagiata sul suolo americano, e Amber Joy Vinson. La notizia del contagio fa scoppiare l'emergenza in Usa con la corsa all'acquisto di 'kit', con tute e mascherine, per proteggersi dalla malattia. Le due infermiere vengono curate e sopravvivono. Tanto che Nina Pham sarà invitata alla Casa Bianca per incontrare il presidente Obama.

Il 25 novembre è l'Italia a tremare quando si diffonde la notizia del contagio di un medico di Emergency in forza dal 15 ottobre all'ospedale in Sierra Leone. Fabrizio Pulvirenti viene evacuato con un aereo dell'Aeronautica militare e ricoverato allo Spallanzani. Il medico arriva in buone condizioni, ma dopo una settimana la febbre sale e aumentano i disturbi gastrointestinali. Gli specialisti che lo seguono decidono per la somministrazione di 3 diverse terapie sperimentali e due sacche di plasma di convalescente. La sera del 4 dicembre 2014, a causa di una grave insufficienza respiratoria, il paziente viene trasferito nell’unità di alto isolamento del reparto di terapia intensiva, dove viene sottoposto a ventilazione meccanica respiratoria per 5 giorni.

Successivamente si assiste al miglioramento delle condizioni generali, alla ripresa dell’alimentazione, alla risoluzione della febbre e dei disturbi gastrointestinali. Poi la buona notizia: "Il paziente è 'virus-free' perché la ricerca del virus Ebola è risultata negativa su sangue ed altri siti corporei", sottolineano i medici nella conferenza stampa di oggi allo Spallanzani, dove era presente anche Pulvirenti. Ormai guarito e pronto alle dimissioni. "La miglior notizia per iniziare il nuovo anno", ha commentato il ministro della Salute Beatrice Lorenzin.

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