L'allarme di Matteo Lunelli: "Guerre e dazi Usa minacciano export vino"

Matteo Lunelli (Gruppo Lunelli) all'Adnkronos: "forte incertezza geopolitica e tariffe 'nemici' dell'economia, sale proeoccupazione"

Matteo Lunelli, ad gruppo Lunelli
Matteo Lunelli, ad gruppo Lunelli
02 marzo 2026 | 17.50
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"La cosa che mi preoccupa di più per il futuro, come uomo oltre che come imprenditore, è che siamo in una situazione geopolitica globale in cui la tensione è molto forte e i conflitti fra i paesi sono cresciuti”. E’ quanto afferma Matteo Lunelli, amministratore delegato del gruppo Lunelli oltre che amministratore delegato e presidente di Ferrari Trentodoc, in un’intervista all’Adnkronos, sulla situazione che sta vivendo la sua azienda, in particolare alla luce del nuovo conflitto in Iran.

“Come ha detto il presidente della Repubblica Mattarella, le vie del commercio sono anche vie di pace. Le relazioni commerciali sono relazioni positive tra i paesi ma quando iniziano i conflitti commerciali o peggio ancora bellici, tutto questo va nella direzione assolutamente opposta” rimarca Matteo Lunelli. “Il conflitto scoppiato questo weekend non fa che aggiungere una maggiore preoccupazione e mi viene da dire che – sostiene - di fronte a queste situazioni il tema economico diventa secondario”. “Fatta questa premessa, la guerra – conclude - avrà ripercussioni sicuramente anche sull’economia: porterà problemi nei trasporti perché compromette rotte strategiche, intacca la fiducia dei consumatori, si alzano i costi dell’energia e viene coinvolta anche la zona del Middle East, degli Emirati, che è un mercato in forte crescita e anche rilevante in generale per il vino italiano e il made in Italy”.

Quanto ai dazi americani e alle difficoltà per l'export Oltreaoceano Matteo Lunelli sostiene: "io credo che il problema più grande della situazione americana sia la mancanza di uno scenario chiaro. Il livello di incertezza è particolarmente elevato e, come imprenditori, dobbiamo gestire questa incertezza”. “Io auspico e sarei felice se venissero tolti, però – aggiunge - i dazi sono stati solo momentaneamente cancellati e c'è una convergenza di visione da parte degli operatori e delle istituzioni, sul fatto che probabilmente si tornerà a pagare il 15%” aggiunge dopo che la Corte Suprema Usa ha di recente bocciato tout court l’imposizione dei dazi di Trump con una sospensione temporanea. “Siamo ancora una volta in una situazione dove diventa molto difficile fare previsioni” annota Lunelli con rammarico.

Nel 2026, “eravamo in attesa di valutare l’andamento del mercato americano e comprendere l’impatto sui consumi dell’aumento dei prezzi legato ai dazi e alla svalutazione del dollaro - spiega Lunelli - ma è ancora presto: i dati del 2025 non ci consentono di vedere con precisione quali siano gli effetti perché c’era stato un significativo anticipo delle spedizioni nel primo semestre e anche il tentativo da parte nostra e dei distributori di contenere gli aumenti di listino. In particolare, abbiamo cercato di attutire l’effetto sulle vendite del nostro Bisol 1542 per tutelare i clienti che servono il nostro Prosecco Superiore al bicchiere; per quanto riguarda Ferrari Trento Doc, invece, i listini aumenteranno in linea con la svalutazione del dollaro e l’ammontare del dazio, quindi – conclude - ci sarà un riposizionamento di prezzo sul mercato rilevante che dobbiamo capire come verrà accolto”.

Positivo l’approccio dell’imprenditore rispetto all’accordo Ue-Mercosur. “E’ sicuramente interessante perché apre un mercato immenso dove oggettivamente le tariffe limitavano la possibilità di diffusione dei nostri vini. Lo stesso ottimismo di lungo termine, - sostiene- ci può essere sull’India, un territorio dove i dazi dovranno diminuire nei prossimi anni ma le abitudini al consumo di vino degli indiani non potranno cambiare da un giorno all'altro”. (di Cristina Armeni)

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