Il documento con le stime per la Legge Bilancio atteso entro venerdì in Cdm ma potrebbe slittare
Il Tesoro lavora al Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) con le stime per incardinare le misure della manovra. L'obiettivo è il via libera in Consiglio dei ministri entro venerdì per poi notificarlo, come di consueto, al Parlamento alla Commissione europea, ma la data del 2 ottobre non è vincolante quindi il via libera potrebbe anche slittare alla prossima settimana.
Il bagno di realismo sul deficit 2025, confermato al 3,1% nell'ultima revisione Istat, ha spento ogni speranza di uscita dalla procedura Ue con un anno di anticipo ma il disavanzo è comunque in calo grazie alla responsabile gestione dei conti del ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti. Come ribadito dal titolare di via XX settembre stesso in più sedi, d'altra parte sul disavanzo dello scorso anno - che comunque sarà ricalcolato a consuntivo - ha pesato essenzialmente la mina del superbonus varato dai precedenti governi.
Archiviata la doccia fredda dell'Istat, adesso però nel governo si apre un dilemma, mentre cresce il pressing di una maggioranza che guarda le scelte di politica economica con la lente delle elezioni del prossimo anno: una manovra prudente che punti a riportare il deficit sotto l'asticella del 3% per il 2026 permettendo poi l'attivazione della flessibilità Ue per l'energia e la difesa senza pesare sui conti; o una manovra più espansiva, 'elettorale' che quindi non consentirebbe di uscire dall'infrazione Ue e contabilizzerebbe le spese energetiche e di sicurezza nel disavanzo, rendendo poi più arduo il rientro. Il tutto sotto il faro impietoso dei mercati, che ad oggi hanno riconosciuto e premiato l'impegno di Roma, come non accadeva da decenni, in ultima l'agenzia di rating Moody's che ha confermato il rating Baa2 rialzato a novembre 2025 dopo 23 anni di stand-by. La terza via sarebbe una manovra moderatamente espansiva che attinga da altre voci o tagli equivalenti senza pesare troppo sui saldi di finanza pubblica.
Ma intanto, a quanto apprende l'Adnkronos, nella maggioranza prende forma il 'partito' trasversale della spesa che, riluttante a un nuovo rigore sui conti, guarda dritto al voto. Persino i più frugali adesso sarebbero aperti all'ipotesi di nuovo deficit in presenza però di validi obiettivi e non di spese a pioggia e dal fiato corto. E non potrebbe essere ignorato l'allarme del presidente di Confindustria Emanuele Orsini che paventa una de-industrializzazione dell'Italia entro il 2030 in assenza di interventi contro il caro-energia, anche a costo di restare in procedura Ue.
Tra le coperture, al centro del dibattito c'è l'eventuale tassazione degli extra-profitti delle banche sostenuta dal vice premier Matto Salvini: qui, a quanto si apprende, si potrebbe trovare un compromesso attraverso soluzioni condivise con le big energetiche e forse anche con gli istituti di credito, non imposizioni dall'alto però o ci sarebbe il 'no' di Forza Italia. (di Luana Cimino)