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L'arresto, la morte, il processo: 8 anni del caso Cucchi

CRONACA
L'arresto, la morte, il processo: 8 anni del caso Cucchi

Stefano Cucchi (Fotogramma)

Nuova svolta nella vicenda della morte di Stefano Cucchi. La Procura di Roma oggi ha contestato l'omicidio preterintenzionale per la morte del geometra romano di 31 anni, deceduto otto anni fa all'ospedale Pertini di Roma, ai carabinieri Alessio Di Bernardo, Raffaele D'Alessandro e Francesco Tedesco che arrestarono Stefano.


Secondo quanto emerso dall'inchiesta, secondo l'accusa, sarebbero loro ad aver colpito dopo l'arresto Cucchi, con "calci, schiaffi e pugni provocando una rovinosa caduta a terra con l'impatto al suolo della regione sacrale". Le accuse di falso e calunnia oltreché a Francesco Tedesco sono contestate al maresciallo Roberto Mandolini comandante della stazione Appia, dove dopo l'arresto Cucchi fu portato, mentre la calunnia è stata contestata al carabinieri Vincenzo Nicolardi.

Una vicenda, quella che ha portato alla morte di Stefano Cucchi, iniziata nella notte tra il 15 e il 16 ottobre del 2009 quando fu fermato all'ingresso del Parco degli Acquedotti perché trovato in possesso di circa 30 grammi di sostanza stupefacente. Il giorno dopo fu portato davanti al giudice monocratico per la convalida dell'arresto. Alle 13.30 dopo la convalida Cucchi fu affidato alla polizia penitenziaria e qualche tempo dopo il medico del tribunale si accorse che aveva alcune ecchimosi sulle palpebre e altre contusioni. Alle 15.45 arrivò a Regina Coeli ma poche ore più tardi fu trasportato al Fatebenefratelli dove furono riscontrate ulteriori lesioni. Alle 23 venne riportato in carcere ma il giorno successivo cioè il 17 ottobre fu trasportato al Pertini nel reparto protetto. La mattina del 22 ottobre Stefano Cucchi morì e da lì è iniziato il procedimento penale.

A giudizio, davanti alla terza Corte d'Assise, presieduta da Evelina Canale, 12 persone: tre guardie carcerarie imputate di lesioni personali, sei medici dell'ospedale, di cui cinque rinviati a giudizio per abbandono di persona incapace e un sesto dirigente medico del Pertini, rinviato a giudizio per abuso d'ufficio e falso. Per abbandono di persona incapace sono stati rinviati a giudizio anche tre infermieri. Già condannato con rito abbreviato a due anni di reclusione il funzionario del Dap, Claudio Marchiandi. La sentenza è arrivata il 5 giugno e ha portato alla condanna dei medici coinvolti nel processo e all'assoluzione di agenti penitenziari e infermieri. Secondo le motivazioni Cucchi morì per la "sindrome da inanizione", cioè per malnutrizione.

In appello però la sentenza è stata ribaltata. Il 31 ottobre 2014 tutti gli imputati nel processo per la morte di Stefano, anche i medici, sono stati assolti. "Una sentenza assurda, Stefano è morto ancora una volta", ha commentato il padre, Giovanni Cucchi.

A marzo 2015 il caso Cucchi è approdato all'esame della Cassazione. La Procura generale della capitale e i familiari di Stefano hanno infatti presentato ricorso alla Suprema Corte contro la sentenza che alla fine dell'ottobre dello scorso anno aveva assolto tutti gli imputati. Ed è arrivato un nuovo colpo di scena. Il 15 dicembre la Suprema Corte ha annullato l'assoluzione di cinque medici dell'ospedale Pertini dove era stato ricoverato il geometra deceduto dopo una settimana, disponendo un appello-bis per omicidio colposo. Definitivamente assolti invece tre agenti di polizia penitenziaria, il medico che per primo visitò Cucchi e i tre infermieri finiti sotto procedimento.

Il 18 luglio scorso, in appello, è stata comunque confermata, nell'appello bis, l'assoluzione per i 5 medici dell'ospedale Sandro Pertini di Roma. Intanto è stata aperta una seconda inchiesta sul caso Cucchi. Nella nuova indagine della procura di Roma sono indagati cinque carabinieri.



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