Nove anni fa moriva Welby, legge sul fine vita ancora ferma in Parlamento

Tempi lunghi per il testo di iniziativa popolare fermo alla Camera

POLITICA
Nove anni fa moriva Welby, legge sul fine vita ancora ferma in Parlamento

Piergiorgio Welby

Tempi lunghi in Parlamento sul fronte del fine vita. A nove anni esatti dalla morte di Piergiorgio Welby avvenuta il 20 dicembre del 2006 e malgrado la spinta imposta al dibattito dalla vicenda di Max Fanelli, la legge resta ferma sugli scaffali della commissione Affari Sociali della Camera. La vicenda del 54enne di Senigallia gravemente ammalato di Sla, che ha volontariamente deciso di interrompere le terapie, chiedendo aiuto per poter morire, non è unica né isolata.


Sabato "Il Fatto Quotidiano" ha pubblicato il caso di Dominique Velati - già reso noto dalla trasmissione 'Servizio Pubblico' - la donna di Borgomanero, che ha annunciato di essere in procinto di partire per Berna, dove la morte assistita è autorizzata e dove intende mettere fine alle sofferenze di un cancro allo stato terminale che non le lascia scampo.

Il dibattito sulla legge va avanti - tra alti e bassi - da anni. Negli ultimi mesi, proprio sull'emozione destata dalla voce di Max Fanelli, è stato fondato anche un Intergruppo parlamentare, animato dall'ex deputato dei Radicali Italiani Marco Cappato e da Mina Welby. Obiettivo: fare pressione per far partire l'iter della legge di iniziativa popolare, depositata in Parlamento due anni fa, promossa da un pool di associazioni e comitati, raccolte nella campagna Eutanasia Legale.

L'iter, assicura il presidente della commissione affari Sociali della Camera, Mario Marazziti (Pi-Cd), è bloccato non per una qualche forma di calcolato boicottaggio, funzionale a non alterare i precari equilibri della maggioranza sullo scivoloso tema del riconoscimento dei diritti, come testimoniano ad esempio i veti incrociati tra Pd e Ap che rallentano la legge sulle Unioni Civili.

"Abbiamo molti altri temi di rilevante importanza già incardinati da molti mesi, come il ddl sul recupero degli sprechi alimentari, o 'Dopo di Noi', il ddl sull'assistenza degli handicappati adulti rimasti orfani. E ancora le norme sul rischio clinico dei medici o l'utilizzo della marijuana a fini terapeutici. La legge sul fine vita non l'abbiamo incardinata ma, nelle nelle prossime settimane, prevediamo di nominare un relatore e poi cominceremo le audizioni", dice all'Adnkronos.

L'opposizione è di tutt'altro avviso e Laura Ricciatti, deputata di Si, denuncia invece un sostanziale immobilismo. "E' solo grazie all'Intergruppo parlamentare, e alla battaglia di Max Fanelli - spiega Ricciatti - che nelle ultime settimane si è accesa una luce sulla legge ma dopo mesi e mesi e mesi di buio più assoluto. Diversi deputati e senatori della maggioranza hanno aderito all'Intergruppo ma, spiace dirlo, è un'adesione formale, sterile, di pura testimonianza".

"Dal Pd, ad esempio -spiega Ricciatti- potrebbe partire un'iniziativa forte per dare una spinta e far partire il cammino del testo. Finché l'iniziativa sarà affidata alla buona volontà di singoli parlamentari o a un piccolo gruppo come il nostro, che conta solo 31 deputati, la legge non si muoverà di un centimetro". Una scossa potrebbe dargliela il 'disgelo' dei rapporti tra M5S e Pd che si è concretizzato nella scelta condivisa e nella votazione dei tre giudici della Corte Costituzionale. Una sinergia per adesso solo auspicata e non suffragata da fatti concreti.

"Con i colleghi dell'Intergruppo parlamentare - ha dichiarato nei giorni scorsi la senatrice dem, Laura Puppato - abbiamo iniziato la 'Maratona dei diritti' e chiederemo tutti i giorni di calendarizzare i disegni di legge sul testamento biologico. Il 2016 deve essere l'anno dei diritti umani e civili fin qui negati e per questo interverrò oggi nell'aula del Senato alla fine della seduta".

"Il Parlamento - ha aggiunto Silvana Amati, componente Pd della commissione Diritti Umani del Senato - non può astenersi dall'affrontare lucidamente temi complessi, che toccano profondamente la sensibilita' della nostra societa'. Come legislatori abbiamo il dovere di prevenire il ricorso a lunghi e dolorosi percorsi giudiziari, come e' stato per Eluana Englaro. Per questo abbiamo deciso di chiedere ogni giorno, a fine seduta, che il Senato si confronti finalmente sul tema del fine vita, partendo dai testi da tempo depositati in Parlamento".

"Il fine vita, la malattia, il dolore, la dignità personale - riflette Marazziti - sono temi delicati, di grandissima importanza e dalle enormi implicazioni etiche, mediche, giuridiche, sociali. Farne un terreno di scontro politico sarebbe sbagliato, oltre ché improduttivo, dato che il nostro compito di legislatori è fare una legge equilibrata. Penso che il valore della libertà di scelta sia molto importante ma è solo una parte dei nodi che saremo chiamati a sciogliere nel fare la legge".

"Il dolore e la disperazione - aggiunge il presidente della commissione Affari sociali a Montecitorio - sono nemici del malato e noi nella legge dovremo dare risposte normative adeguate, basandoci anche sull'evoluzione delle terapie mediche. Per me questo è un punto fermo: non possiamo abbandonare le persone sole nel dolore. C'è poi l'aspetto dell'assistenza e dell'accompagnamento di chi perde le proprie facoltà motorie e espressive. Posso testimoniare che la prospettiva di una legge sul fine vita, desta molta apprensione tra le associazioni dei disabili, perché il timore è quello di sfociare in una forma evoluta di eugenetica".

"Personalmente sono contrario all'accanimento terapeutico ma dovremo valutare come, dal punto di vista scientifico, la medicina possa rendere meno terribile il momento del trapasso. La dichiarazione anticipata di volontà ad esempio, che molti invocano come soluzione, può essere chiara ed efficace sul come la persona intenderà affrontare e contenere il dolore ma - conclude Marazziti - non mi sembra possa essere applicata al fine vita".



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