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Strage Bologna, Mattarella: "Esigenza di piena verità e giustizia"

POLITICA
Strage Bologna, Mattarella: Esigenza di piena verità e giustizia

(foto Quirinale)

"In occasione del quarantesimo anniversario della strage della stazione, che provocò ottantacinque morti e oltre duecento feriti, desidero – a distanza di pochi giorni dalla mia visita a Bologna e dall’incontro nel luogo dell’attentato – riaffermare la vicinanza, la solidarietà e la partecipazione al dolore dei familiari delle vittime e alla città di Bologna, così gravemente colpiti dall’efferato e criminale gesto terroristico. Riaffermando, al contempo, il dovere della memoria, l’esigenza di piena verità e giustizia e la necessità di una instancabile opera di difesa dei principi di libertà e democrazia". Lo dichiara il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.


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"Senza verità il nostro Paese non ha futuro, quindi Bologna non è solo la città ma significa verità per tutti noi". Così la presidente del Senato Elisabetta Casellati, a Bologna per i 40 anni dalla Strage del 2 agosto, parlando con alcuni familiari delle vittime dell’attentato. Casellati, assieme al sindaco di Bologna, Virginio Merola, al viceministro dell'Interno Vito Crimi e al presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini ha incontrato le famiglie delle vittime nel Cortile d’onore di Palazzo D’Accursio. "Sono qui per testimoniare la vicinanza delle istituzioni oggi a voi familiari. Noi siamo grati perché per 40 anni non vi siete mai dati per vinti nella ricerca della verità. Cercare la verità significa cercare giustizia e avere giustizia significa anche alzare quel velo di omissis che per 40 anni la nostra storia ha vissuto. Sono state uccise persone innocenti per colpire al cuore i valori della nostra democrazia, è inaccettabile ed è inaccettabile che ancora ci siano veli. Basta con i segreti", ha detto ancora Casellati aggiungendo: "E' inaccettabile che ancora ci siano dei veli". Per questo bisogna "fare un lavoro per capire finalmente chi e perché una volta per tutte. Senza veli". "Non succeda che chiunque azzardi interrogativi o verifichi ipotesi possa essere tacciato di depistaggio", ha sottolineato concludenso: "La storia non si scrive con i segreti di Stato, con i silenzi o con gli omissis".

"Il ricordo di quell’orrore che si consumò in una mattina di piena estate è ancora forte e vivo". Così Roberto Fico, presidente della Camera. "L’orologio della stazione centrale di Bologna segnava le 10,25 quel 2 agosto 1980, quando un ordigno spezzò la vita di 85 persone e ne ferì oltre duecento". E "l’esplosione squarciò non solo la sala d’attesa dell’affollata stazione del capoluogo emiliano, ma provocò una profonda ferita che non si è ancora rimarginata".

"Come ho avuto più volte occasione di affermare - dice il presidente di Montecitorio - occorre non soltanto ricercare la verità sulle singole stragi ma fare anche luce piena su quel disegno unitario – la cosiddetta 'strategia della tensione' – alla base degli attentati che hanno insanguinato il nostro Paese. Ce lo impone il rispetto delle vittime e dei loro familiari, e il nostro essere una comunità". "Verità e giustizia rappresentano un compito non negoziabile di uno Stato realmente democratico: uno strumento irrinunciabile non solo per comprendere il difficile percorso della nostra Repubblica, ma per consolidare gli anticorpi necessari a contrastare ogni possibile rigurgito di estremismo ideologico e di violenza politica", aggiunge la terza carica dello Stato, in un passaggio della sua riflessione.

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"Una ferita aperta e che porta con sé ombre e interrogativi. Una verità incompleta, parziale, per cui lo Stato deve continuare a impegnarsi al fianco della magistratura", scrive Luigi Di Maio in un post su Facebook. "La sola certezza che ci resta, dopo 40 anni, è la sofferenza che ha provato il nostro Paese. Persero la vita innocenti provenienti da tutta Italia. Oggi abbiamo il dovere di ricordare quanto accaduto e impegnarci affinché nella nostra società prevalgano sempre di più valori quali la legalità e la democrazia. Perché solo così riusciremo ad essere davvero liberi", conclude il ministro degli Esteri.

"Sono passati 40 anni da quel torrido sabato di agosto e finalmente le speranze di ottenere una completa verità sull’episodio più atroce della storia del nostro Paese cominciano a realizzarsi". Così Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione familiari delle vittime del 2 agosto 1980, nel corso del suo intervento sul palco alla cerimonia di commemorativa.

"Nel corso dell’ultimo anno, infatti – spiega Bolognesi -, nuovi importanti tasselli si sono aggiunti. Il processo per concorso in strage contro il neofascista Gilberto Cavallini, non ha portato solo alla sua condanna di primo grado come quarto esecutore materiale, insieme agli altri Nar, Mambro, Fioravanti e Ciavardini, ma ha anche fatto emergere preziosi elementi che collegano gli attentatori ai Servizi segreti italiani".

"Il ricordo e l’omaggio in onore delle 85 persone uccise e degli oltre 200 feriti non può prescindere dalla ricerca di una completa verità storica e giudiziaria. I parenti delle vittime, la città di Bologna, l’intero Paese, hanno il diritto di conoscere quali furono i mandanti e i motivi celati dietro il più grave atto terroristico avvenuto in Italia nel secondo dopoguerra". Lo ha scritto su Facebook il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. "Come ha sottolineato il presidente Mattarella nei giorni scorsi “dolore, ricordo, verità” devono camminare insieme. Un messaggio di vicinanza in questa ricorrenza va ai familiari delle vittime. Il mio grazie inoltre all’Associazione da loro costituita che, con instancabile perseveranza, custodisce e rinnova la memoria di una delle pagine più dolorose e buie dell’Italia repubblicana", ha concluso.



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