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Fca, controlli e procedure: in Commissione il 'duello' Roma-Bruxelles

17 gennaio 2017 | 16.02
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Controlli affidati ai controllati, verifiche condotte sulla carta, documenti incompleti e porte chiuse al confronto con le altre autorità di omologazione. E' il lungo 'cahier de doleances' che emerge dalle dodici domande sottoposte al Ministero dei Trasporti italiano dalla Commissione di inchiesta sulle emissioni automobilistiche messa in piedi dal Parlamento Europeo. Dodici domande che hanno avuto una risposta scritta da parte del ministro Graziano Delrio, depositata proprio nelle stesse ore di giovedì 12 gennaio in cui scoppiava oltreoceano il caso Epa-Fca. Un documento, consultato dall'Adnkronos, che alla luce dell'offensiva scatenata dal governo tedesco - va riletto per capire le crescenti pressioni di Bruxelles sulle autorità italiane.

1) Informazioni limitate. La Commissione denuncia come il rapporto italiano del 27 luglio 2016 con i risultati dei controlli di alcuni modelli diesel Euro 5 contenga "informazioni solo limitate sul metodo di prova e la procedura adottata" dal MIT e lamenta il fatto che manchino i documenti relativi al confronto con i costruttori. Delrio risponde ammettendo che le informazioni fornite dalle case non sono state "oggetto di verbalizzazione" ma ribadisce come il principale obiettivo fosse "quello di accertare l'eventuale presenza di defeat device non ammessi".

2) Controlli di lunga durata. La Commissione chiede all'Italia se sia mai stata controllata l'efficacia nel tempo dei dispositivi anti-inquinamento. Il Mit risponde che questi controlli sono effettuati dagli stessi costruttori: il ministero ha controllato le carte sottoposte dalle case e le ha approvate. Una verifica insomma fatta dai controllori sull'autocertificazione dei controllati.

3) Sanzioni. Bruxelles chiede chiarimenti sul meccanismo sanzionatorio adottato dall'Italia contro chi violale normative anti-inquinamento. Ma Delrio ricorda come una risposta in merito sia stata sottoposta alla Commissione già nel 2013.

4) Il sistema che si spegne dopo 22 minuti. La Commissione chiede all'Italia chiarimenti sul dispositivo trovato dall'autorità tedesca KBA in vetture Fca che 'strozza' il sistema di trattamento delle emissioni dopo 22 minuti (i test in laboratorio durano 20 minuti). In particolare Bruxelles chiede a Roma se abbia chiesto chiarimenti in proposito a FCA e perché abbia spinto quest'ultima a non rispondere alle obiezioni tedesche. Ma soprattutto chiede a Roma come mai, alla luce di queste accuse, non abbia effettuato controlli superiori a 22 minuti. Su questo punto Delrio mantiene una linea di difesa 'nazionale': la Fiat 500X 'contestata' - spiega - è stata omologata in Italia, è conforme alla normativa vigente e non dispone di alcun defeat device "a differenza di quanto accertato sui veicoli del gruppo VW" (frase opportunamente sottolineata). Quanto alle richieste della KBA, aggiunge, l'Italia conferma che il dialogo deve avvenire solo fra autorità nazionali di omologazione (anche qui ricordando come tale linea sia stata adottata allo scoppio del dieselgate VW). Infine, Delrio annuncia che sono in arrivo le risposte sul Fiat Doblo' e la Jeep Renegade, con verifiche condotte su richiesta tedesca.

5) L'anomalia caldo-freddo. La Commissione lamenta come dai dati del rapporto italiano emerga come "la maggior parte delle auto (in particolare i marchi italiani) ha mostrato emissioni estremamente elevate di NOx" con motore caldo: per Bruxelles una "anomalia" alla quale i costruttori hanno opposto una argomentazione a sua volta completamente criticata dai tecnici" indipendenti dell'International Council on Clean Transportation. A queste contestazioni Delrio risponde sposando la tesi che "le strategie di protezione per il motore devono essere utilizzate con il motore caldo" per via della possibilità di generazione di fuliggine che, assieme a una "elevata quantità di idrocarburi" può danneggiare il sistema di controllo delle emissioni e portare all'avaria del motore. Una linea che pero', a giudicare dalle reazioni degli ultimi giorni, non sembra avere convinto del tutto gli interlocutori di Bruxelles.

6) Dati mancanti. La Commissione chiede al MIT se - alla luce dei risultati emersi nel rapporto - non sia emerso il sospetto di ricorso a un defeat device, e sottolinea come nell'esame di alcuni modelli Fca siano stati utilizzati cicli di verifica diversi da quelli per altre vetture. Ma Bruxelles contesta anche l'assenza nel rapporto dei risultati di alcuni modelli Fca. Su questo ultimo punto, la risposta di Delrio è generica (con l'impegno a pubblicare "a breve un aggiornamento a seguito di approfondimenti in corso) mentre sull'utilizzo di defeat device il ministro è categorico: "I risultati non lasciano dubbi sul fatto che nessuno dei veicoli sottoposti possa essere inequivocabilmente accusato, stante la normativa vigente all'atto dell'omologazione, di montare un defeat device illegale". Anche se, aggiunge, "ulteriori indagini sono previste per i veicoli prodotti da VW".

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