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Colosseo: restauro rivela, erano rossi i numeri incisi sulle arcate

21 gennaio 2015 | 17.14
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Lo rivelano i restauri del monumento sponsorizzati Tod's, durante i quali sono tornate alla luce tracce di colore piccole ma inequivocabili. La direttrice Rossella Rea: "E' una scoperta eccezionale". Grazie alla colorazione erano visibili da lontano per indicare agli spettatori il giusto ingresso tra i 76 possibili

I numeri incisi sulle arcate del Colosseo erano colorati di rosso per essere visibili anche da lontano. Lo rivelano i restauri dell'Anfiteatro sponsorizzati dal Gruppo Tod's durante i quali, agendo con la nebulizzazione d’acqua per rimuovere lo sporco e lo smog depositati sul prospetto dell’edificio, sono venute alla luce tracce di colore piccole, ma inequivocabili. "E' una scoperta eccezionale, perché non ci aspettavamo che qualche traccia di rosso fosse ancora conservata", afferma la direttrice del Colosseo, Rossella Rea. Il colore, infatti, poteva resistere due o tre anni, e doveva essere riapplicato periodicamente.

I numeri servivano a indicare agli spettatori l'ingresso giusto tra i 76 possibili del Colosseo. Per questa ragione, i numeri erano incisi nella pietra con lo scalpello per un'altezza di 34 cm e una profondità media di 2 cm. Le piccole parti di colore rosso, che i tecnici della soprintendenza Archeologica di Roma possono vedere da vicino grazie ai ponteggi collocati per il restauro, sono ben saldate alle scanalature a forma di X, L e I, a formare le insegne dei fornici che vanno dal 39 al 42 (XXXVIIII e XLII per la numerazione romana).

Teatro della scoperta è il I ordine del Colosseo, prospetto nord, quello che conserva la corona esterna del monumento con le arcate che accoglievano gli spettatori per le esibizioni susseguitesi dal I secolo agli inizi del VI.

Rea, grazie a queste indicazioni gli spettatori individuavano con precisione l'ingresso

"Solo quattro fornici non erano contrassegnati da numeri - spiega Rea - giacché gli Imperatori e le autorità godevano del privilegio di entrare dalle arcate poste sull’asse minore dell’ellisse, mentre quelle collocate sull’asse maggiore erano riservate ai protagonisti degli spettacoli. Ma le oltre cinquantamila persone convenute per ogni spettacolo dovevano invece individuare con precisione quale, tra gli altri 76 ingressi, fosse il proprio. Ciascuno doveva mettersi in coda sotto l'arcata che mostrava lo stesso numero riportato sulla propria tessera".

Il colore rosso facilitava l'individuazione dell'arcata da lontano, oltre a essere uno dei colori più amati dalla Roma imperiale. La massima visibilità veniva, perciò, ottenuta con la 'rubricatura' (da ruber, rosso), colorando con il rosso la scanalatura di ogni numero.

"Ai numeri esterni, sul prospetto - spiega ancora la direttrice del Colosseo - corrispondevano anche numerazioni e indicazioni scritte all’interno dell’anfiteatro, questa volta dipinte sulla superficie della pietra. Ne è stata attestata la presenza all’inizio del 20esimo secolo: con i lavori del terzo appalto sponsorizzato dal gruppo Tod’s, quindi con la pulitura delle superfici nelle gallerie interne al Colosseo, probabilmente troveremo tracce colorate anche di queste indicazioni".

La restauratrice, il colore poteva resistere due o tre anni e poi doveva essere riapplicato

Altri metodi pure in uso nell'antica Roma per evidenziare i numeri, come lettere in bronzo o in ottone, non sono testimoniati sulle arcate del Colosseo. Non sono state trovate infatti parti metalliche o di fori di ancoraggio, indispensabili per fissare le lettere sulla parete verticale.

Il rosso "è un colore che deriva dall’ossido di ferro, ricavato dall’argilla -spiega Cinzia Conti, responsabile delle operazioni di restauro delle superfici - le cui proprietà plastiche consentivano di stendere il rosso senza la necessità di alcun materiale legante. Il colore poteva resistere due o tre anni e doveva dunque essere riapplicato periodicamente sui numeri delle arcate di ingresso del Colosseo. La riproposizione della coloritura è testimoniata da altre epigrafi, sulle quali abbiamo constatato la presenza di diversi strati di colore in sovrapposizione".

"La conservazione di queste pur minime tracce, dopo la pulitura del travertino, conferma la delicatezza dell’intervento di restauro portato a termine dalla Soprintendenza. La nebulizzazione d’acqua -conclude Conti- rimuove lo sporco e il nero dello smog ma preserva le testimonianze antiche sottostanti".

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