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Tumori: Veronesi, pari opportunità per l'uomo in prevenzione, 3 regole

10 giugno 2015 | 14.26
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L'oncologo lancia il progetto 'Sam' per la salute al maschile: "Ecco le 3 regole d'oro"

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Umberto Veronesi presenta il progetto 'Sam'

"Quarant'anni fa dovevamo convincere le donne a sottoporsi a una mammografia. Ora invece sono loro a mettersi in coda per l'esame, e proprio grazie alla diagnosi precoce il 95% dei tumori al seno può guarire. Adesso è il momento dell'uomo: la stessa rivoluzione culturale va fatta su di lui". Ristabilire 'pari opportunità' sul fronte della prevenzione è la nuova sfida di Umberto Veronesi, che oggi a Milano ha presentato il progetto 'Sam-Salute al maschile', promosso dalla Fondazione che porta il suo nome anche in collaborazione con le società scientifiche di urologia.

"Sappiamo infatti che in Italia meno del 5% dei ragazzi sotto i 20 anni fa fatto una visita dall'urologo - spiega l'oncologo - mentre oltre il 40% delle loro coetanee è stata almeno una volta dal ginecologo".

Sono 3 i comandamenti che Veronesi detta agli uomini. "Primo: essere attenti alla propria salute. Secondo: andare regolarmente da un urologo o da un sessuologo, se necessario nell'età più giovane. Terzo: essere confidente e cioè sicuro del fatto che la classe medica di oggi, molto più avanzata rispetto a tanti anni fa, è in grado di rispondere ai bisogni di ogni persona" in modo mirato e per quanto possibile mini-invasivo.

Lo scienziato che ha trasformato la salute delle donne nella missione di una vita fa un esame di coscienza: "Abbiamo dedicato gli anni passati alla prevenzione dei tumori femminili. Questo è giustissimo e non siamo per niente pentiti", precisa. "Però ci siamo accorti che abbiamo trascurato un po' la patologia maschile", e recuperare il terreno perduto "è molto importante perché gli uomini da soli non si controllano".

Di solito "a occuparsi della sua salute sono le donne: mogli, sorelle o figlie. Lui si mobilita soltanto quando sta male, però qualche volta è troppo tardi", avverte Veronesi. Non solo. "L'uomo è restio anche a informarsi sui suoi disturbi: proprio come capitava alle donne tempo fa, rimuove il problema e finge che non ci sia. Questa sarà una campagna difficile", ammette l'ex ministro della Sanità, comunque convinto di poter vincere anche questa battaglia: "Ci vorrà un po' di tempo, ma alla fine gli uomini prenderanno coscienza del fatto che scoprire una malattia in fase precoce può fare la differenza tra vivere o morire".

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