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Mafia: Scotti, non so perche' nel '92 venni sostituito al Viminale con Mancino

29 maggio 2014 | 17.11
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Alla fine di giugno del 1992, mentre l'Italia era sconquassata e sconvolta dalla strage di Capaci, avvenuta appena un mese prima, l'allora ministro dell'Interno, il democristiano Vincenzo Scotti, venne sostituito a sorpresa al vertice del Viminale. "Non so perche' avvenne questo cambio", conferma oggi, a distanza di 22 anni, l'ex ministro Scotti. Ascoltato per piu' di sei ore al processo per la trattativa tra Stato e mafia, Scotti, ha ricordato il periodo dopo la strage di Capaci. E la richiesta, arrivata dai vertici della Balena bianca, di lasciare il Viminale e andare agli Esteri. Senza una spiegazione. Secondo l'accusa, rappresentata dai pm Vittorio Teresi, Nino Di Matteo e Francesco Del Bene, il Governo decise di scegliere una linea piu' morbida nella lotta ai clan mafiosi, soprattutto per quanto riguarda il cosiddetto carcere duro, cioe' il 41 bis. Una strategia che avrebbe portato, appunto, all’avvicendamento al Ministero degli Interni di Enzo Scotti con Nicola Mancino e di Claudio Martelli alla Giustizia con Vincenzo Conso, il quale decise successivamente di non rinnovare il carcere duro per alcuni boss sottoposti a regime.

"Ciriaco De Mita mi disse che avrei dovuto scegliere gli Esteri - dice Scotti - e mi chiese di scegliere tra il Governo e il Parlamento, dicendo che c'era una forma di incomaptibilita'. Io non chiedevo di restare al Governo, ma se c'era la possibilita' di continuare nell'azione intrapresa da me, avevano tutta la mia disponibilita'. Ma, purtroppo, non c'era disponibilita' alcuna per cambiare posizione all'interno del Governo". "Mi dissero di andare agli Esteri ma io risposi a De Mita di no", continua ancora l'ex ministro.

Alla fine, Scotti, ma solo dopo molte insistenze del premier di allora, accetto' l'incarico di ministro degli Esteri, ma presento' dopo pochi giorni la lettera di dimissioni. "Il Presidente del Consiglio di allora - racconta in aula - mi disse che non potevo non accettare l'incarico agli Esteri e che non avrei dovuto creargli problemi. Ma io non volevo accettare perche' volevo portare a compimento il lavoro iniziato agli Interni, con le norme contro la criminalita' organizzata". (segue)

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