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Nuova sperimentazione sulla mano bionica sensibile, sarà più 'agile'

13 ottobre 2014 | 14.33
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Nella foto, la protesi hi-tech al centro dello studio 'LifeHand2'

(Adnkronos Salute) - Non si ferma la corsa verso il futuro per la mano bionica indossabile, progetto che vede l'Italia in prima linea e che a inizio 2015 muoverà un nuovo passo. La protesi hi-tech in grado di trasmettere sensazioni tattili al cervello era stata testata da un paziente danese amputato di mano sinistra. Lo studio 'LifeHand2' si era guadagnato le pagine di 'Science Translational Medicine', descrivendo il seguito dell'omonimo progetto di ricerca che 5 anni prima portò alla prima protesi capace di rispondere agli impulsi cerebrali. Dietro il progetto c'è il lavoro di medici e bioingegneri dell'Università Cattolica-Policlinico Gemelli di Roma, dell'università Campus Bio-Medico di Roma, della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa e dell'Ircss San Raffaele di Roma.

Oggi, dal palco del 45esimo Congresso nazionale della Sin (Società italiana di neurologia), in programma a Cagliari fino a domani 14 ottobre, viene annunciato il prossimo passo: una nuova sperimentazione, successiva a LifeHand2, prevista per l'inizio del 2015, si legge in una nota. La prossima sfida, spiegano oggi gli esperti in occasione di un workshop sul tema ospitato dal Congresso, è miniaturizzare tutta la parte elettronica, informatica ed energetica della mano che al momento è inglobata in un apparato esterno di grandi dimensioni. Questo permetterà ai pazienti selezionati per la sperimentazione di potersi muovere liberamente poiché tutto l'apparato elettronico risulterà installato all'interno della mano bionica stessa. Mano bionica 'sensibile' e presto anche più 'agile', dunque.

La prima mano bionica indossabile non è più una 'sterile' protesi, ma un vero e proprio arto integrato che non solo consente ai pazienti amputati di manipolare oggetti con la giusta forza, rispondendo agli impulsi del cervello, ma grazie ai sensori di cui è dotata permette anche di trasmettere le sensazioni tattili, facendo sentire forma e consistenza degli oggetti impugnati (78% delle prese). Il paziente 'zero', il danese Dennis Aabo Sorensen che ha indossato la mano bionica per un mese, ha riconosciuto, bendato, la consistenza di oggetti duri e morbidi e ha definito correttamente dimensioni e forme, da una palla da baseball a un mandarino. Non solo: è stato in grado di localizzare la loro posizione rispetto alla mano con il 97% di accuratezza.

Dalle sperimentazioni, spiegano gli esperti, si è potuto constatare come la mano bionica riesca a intervenire anche sulla 'sindrome dell'arto fantasma', ossia la sensazione di persistenza dell'arto dopo la sua amputazione. I soggetti affetti da questa patologie accusano spesso forti dolori che non riescono a rimettere con i farmaci. In questi pazienti, si è visto che l'invio di impulsi sensitivi attraverso la mano bionica può considerarsi una terapia efficace contro il dolore. A parlare del futuro della mano bionica a Cagliari il neuroscienziato Paolo Maria Rossini, direttore dell'Istituto di neurologia dell'università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, ma anche l'ex ministro dell'Istruzione, università e ricerca, Maria Chiara Carrozza, docente di Bioingegneria industriale alla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, accompagnata da Silvestro Micera, docente di Biorobotica della Sant'Anna, ed Eugenio Guglielmelli, direttore del Laboratorio di robotica biomedica e biomicrosistemi dell'università Campus Bio-Medico di Roma.

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