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Ordine dei medici: "per la sanità calabrese serve una soluzione strutturale"

18 agosto 2022 | 18.43
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Il presidente dei camici bianchi italiani commenta la decisione Governatore calabrese, Roberto Occhiuto, di assumere 500 medici cubani per far fronte alla carenza di professionisti

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Per la sanità calabrese serve "una risposta strutturale" e, per sopperire alla grave carenza dei medici, "prima di ricorrere ai professionisti cubani è necessario provare a trovare risorse interne, penso ai pensionati oltre che agli specializzandi". E' la riflessione del presidente della Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo), Filippo Anelli, sull'accordo firmato dal governatore della Calabria, Roberto Occhiuto, per l'assunzione a tempo determinato di circa 500 medici provenienti da Cuba. "La Calabria è la Regione in cui c'è il maggiore disagio per la professione medica. Sia per le strutture che per i professionisti. Di fronte a un fallimento generale degli interventi fino ad ora fatti sul sistema sanitario regionale il Governatore doveva giustamente trovare una soluzione", ammette Anelli.

In questo contesto la preoccupazione maggiore, per il presidente Fnomceo, "è quella legata alla verifica dei titoli e della qualità della formazione. La legge consente questa attività alle Regioni in deroga, non più al ministero della Salute. Questo ci crea forti perplessità. Non abbiamo nulla nei confronti dei colleghi cubani ma vorremmo che, in ogni caso la qualità, che con estrema difficoltà in Italia abbiamo strenuamente voluto e che è frutto di un complesso percorso formativo, fosse garantita anche per i colleghi che vengono dall'estero. Temiamo che la deroga di legge rispetto ai riconoscimenti dei titoli faccia abbassare il livello di qualità. Per questo chiediamo alle Regioni di riferirsi, in ogni caso, alla lunga esperienza del ministero in questo campo per i meccanismi di verifica".

Per Anelli "prima di arrivare ai medici cubani bisogna esperire tutte le possibilità in Italia, ivi compreso l'utilizzo dei medici pensionati. Questo perché in Italia abbiamo un percorso formativo certo, qualificato. Se è necessario ricorrere a risorse esterne, e la legge oggi lo consente alle Regioni - conclude - è necessaria una reale verifica di titoli. Ed è questo che chiediamo".

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