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Prescrizione, per Bonafede nessun rinvio

06 febbraio 2020 | 18.44
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La maggioranza lavora a una mediazione, ma Italia Viva non cede

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(Fotogramma)

Nessun rinvio, nemmeno di sei mesi appena. Su questo il M5S, e in primis il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, continuano a tenere la barra dritta: la prescrizione 'breve' è legge dal primo gennaio e tale resterà. Ma nel governo, dopo l'accelerazione del premier Giuseppe Conte che ha convocato un vertice di maggioranza per le 18.30 di questo pomeriggio, inizia a maturare la convinzione che un accordo sia indispensabile per allontanare il rischio che sulla giustizia l'esecutivo vada "a sbattere", come profetizzato nei giorni scorsi da Matteo Renzi.

Un punto di caduta possibile, si ragiona in ambienti pentastellati, potrebbe essere l’interruzione definitiva della prescrizione solo nei casi di doppia condanna: si tratta del cosiddetto 'Conte bis', dal nome del parlamentare di Leu -omonimo del premier- che si è fatto promotore di questa terza via. In altri termini, se con la sentenza di condanna in primo grado il tempo si ferma, questo viene restituito in caso di sentenza di assoluzione in appello: in tal caso, non solo il tempo riprende a decorrere, ma all'imputato viene reso quello trascorso tra la sentenza di primo grado di condanna e la sentenza di secondo grado di assoluzione. Il solco per trovare un'intesa e approdare a una stretta di mano, spiegano fonti grilline all'Adnkronos, potrebbe essere questo.

Mentre i 5 Stelle sarebbero convinti a non cedere sul rinvio del blocco della prescrizione dal primo al secondo grado, visto che la maggior parte dei reati -viene rimarcato da fonti di via Arenula - si prescrive nella fase delle indagini preliminari e poi proprio in appello, mentre quasi nulla si prescrive in Cassazione".

Intanto vengono allontanate con forza, dal diretto interessato oltre che con una nota ufficiale di Palazzo Chigi, le voci su presunte minacce di dimissioni. "E' una mia regola etica - avrebbe spiegato Bonafede a chi, nel governo e tra i colleghi del Movimento, gli chiedeva se i rumors corrispondessero al vero - le dimissioni non si minacciano, si danno".

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