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Rassegna stampa: il lavoro nei quotidiani di oggi

08 settembre 2017 | 10.02
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Al centro dei giornali in edicola oggi le politiche per il lavoro e la previdenza e la questione migranti.

In un'intervista alla 'Stampa', la presidente della Camera, Laura Boldrini, dichiara: "Le ferite della gravissima crisi globale iniziata dieci anni fa sono ancora profonde: i Parlamenti non solo possono, ma devono far sentire la loro voce per cercare soluzioni concrete". La misura sul sostegno al reddito, sottolinea, è "un primo passo positivo, anche perché non ci si limita all’erogazione di una somma, ma si punta all’inclusione sociale di queste persone", ma, avverte, "serve un impegno a lunga scadenza, non può essere una tantum: oltre che nella prossima legge di bilancio, vorrei che le forze politiche prendessero un impegno anche nella prossima campagna elettorale: mettere questo tema al centro".

In un'intervista al 'Corriere della sera', Maria Elena Boschi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con delega alle Pari opportunità, illustra le misure contro la violenza sulle donne: "Si va avanti per obiettivi tenendo assieme le competenze di ministeri, Regioni, Comuni, sindacati, con quelle delle associazioni e dei centri antiviolenza. Ma questo non vuol dire che non ci siano state azioni concrete. Dalla formazione per gli operatori dell’Arma dei Carabinieri, resa possibile grazie a un accordo sottoscritto con la ministra Pinotti, all’obiettivo per il prossimo anno di siglare un protocollo anche con la Polizia penitenziaria, per seguire meglio in carcere gli autori dei reati ed evitare la recidiva".

Con il 'Mattino'', il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega agli Affari europei, Sandro Gozi, commenta con favore la decisione della Corte di giustizia europea sulla ricollocazione dei migranti richiedenti asilo: "Possiamo sicuramente affermare che è stata una vittoria dell'Italia, che conferma la validità delle politiche sull'immigrazione avviate dal governo Renzi e proseguite dal governo Gentiloni. Nei momenti di emergenza tutti devono contribuire. Un'affermazione di principio, ora diventata con la sentenza della Corte europea una decisione giuridica di grande importanza politica".

Per il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, intervistato dal 'Corriere della sera', "la sentenza della Corte di giustizia contro il ricorso dei Paesi di Visegrad sul ricollocamento dei rifugiati è molto positiva, perché conferma sia la validità della posizione del Parlamento europeo che quella della decisione per sé. Inoltre, contiene un altro elemento importante, spingendo verso il cambiamento del regolamento di Dublino. Il dispositivo infatti riconosce l’emergenza profughi e dice che non si può scaricarla interamente sulle spalle di pochi Paesi. Aggiunta alla presa di posizione della cancelliera Angela Merkel e alla vigilia della risoluzione che il Parlamento si appresta a prendere in ottobre, la sentenza della Corte agevola la riforma di Dublino, che dovrà eliminare la regola di tenere i rifugiati nello Stato di primo ingresso".

La 'Stampa' intervista Ghassan Salamé, ex ministro libanese e inviato Onu per la Libia: "È nostro dovere stare il più vicino possibile ai libici per renderci utili e aiutarli. Per questo vogliamo aumentare la nostra presenza, tenendo però in considerazione la questione sicurezza. Abbiamo allestito un piccolo compound che potrà ospitare una parte sostanziosa della nostra missione. Spero che i miei colleghi inizino a usarlo gradualmente".

Al 'Manifesto', Carlotta Sami, portavoce per il Sud Europa dell' Alto commissariato Onu peri rifugiati, dice; "La situazione dei migranti in Libia ha raggiunto livelli di sofferenza intollerabili. Per questo dobbiamo agire in fretta. Tanto velocemente ci si è mossi per fermare i flussi, altrettanto velocemente ora dobbiamo muoverci per aprire vie di ingresso legali in Europa".

Sulla questione vaccini interviene, in un'intervista alla 'Stampa', il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin: "La legge è chiara, la circolare l’abbiamo dovuta fare per garantire quei genitori che purtroppo hanno a che fare con enti locali che non funzionano bene. E abbiamo previsto che, se la Asl non è in grado di attestare la vaccinazione, basta dimostrare di averla prenotata via mail, via telefono o con raccomandata".

In un'intervista al 'Corriere della sera', il governatore del Veneto, Luca Zaia, chiarisce la sua posizione: "C’è un sacco di gente che parla a vanvera, senza conoscere la legge del ministro Lorenzin. Gente che pensa che il Veneto voleva tenere all’asilo i bambini non vaccinati e invece il governo li vuole tenere fuori dalle classi. Bene, noi adesso usciamo di scena. Ma questi commentatori improvvisati si mettano il cuore in pace: nelle scuole materne di ogni regione ci saranno frotte di bambini non vaccinati e non dipenderà certo dal Veneto".

Commentando le decisioni della Bce, in un'intervista ad 'Avvenire', Lorenzo Bini Smaghi, economista e attuale presidente della banca francese Société Générale, afferma: "Lo stimolo monetario di questi anni ha aiutato a contenere i tassi d’interesse a lungo termine, ha favorito la crescita ed evitato la deflazione. Le incertezze sono ancora parecchie, a partire dal tasso di cambio dell’euro. Bisogna evitare variazioni eccessive e per questo sono necessarie prudenza e gradualità, altrimenti si rischiano contraccolpi negativi sui mercati finanziari".

A 'Repubblica', Clemens Fuest, direttore dell'istituto Ifo di Monaco, ammette: "Avrei desiderato già qualche dettaglio sulla strategia di uscita dal Qe. Però è un bene che sia stato annunciato per ottobre. Insomma la direzione è quella giusta. Un mese non fa questa grande differenza".

Sulle misure per il lavoro allo studio del governo, 'Libero' intervista il presidente di Assolombarda, Carlo Bonomi: "Uno shock dalla prossima manovra non può che essere bene accolto: i numeri della disoccupazione sono preoccupanti. In ogni caso una decontribuzione al 50% rischia di essere non sufficientemente incisiva. Se davvero si vuole dare una svolta, deve essere al 100%. Resta che rischiamo di non accorgerci di una fascia di età più ampia. Incentivare è giusto, aggiungo però che l’imprenditore non assume solo perché c’è il bonus, ma se ha una reale necessità determinata dalla crescita. È alla produttività, che bisogna guardare. E alle competenze, essenziali. Fortunatamente si sta mettendo mano al mondo della scuola, fino a oggi distante da quello del lavoro".

A 'Libero', Marco Bentivogli, segretario generale della Fim Cisl, dice: "Gli incentivi per l’ingresso al lavoro funzionano se strutturali come avviene in quasi tutti i Paesi. Devono essere collegati a contratti di lavoro stabile e prioritariamente all’apprendistato. Il rischio di povertà, di insicurezza ha una correlazione inversa con il livello di istruzione, ma oggi con un sistema di crescita culturale e di competenze life long learning, permanente. Per questo noi della Fim Cisl ci siamo battuti per il diritto soggettivo alla formazione. Insieme all’alternanza scuola lavoro, all’apprendistato, ai crediti d’imposta per la formazione incrementale possono scuotere il nostro Paese, affinché si capisca che la formazione è il diritto più importante per le persone".

Intervistato da 'Avvenire', Carlo Costalli, presidente Mcl, sottolinea: "Penso che non basti una legge di bilancio che non faccia danni e che si limiti, come ha detto il presidente del Consiglio, ad 0accompagnare la crescita facendo il possibile, in modo particolare per il lavoro ai giovani'. Occorrono provvedimenti incisivi e che non aumentino il deficit, incrinando il nostro rapporto con l’Europa. Su questo dobbiamo essere molto responsabili: Renzi ha già avuto la concessione di ampi margini di flessibilità e non sempre ne ha fatto buon uso". (segue)

In un'intervista a 'Libero', Alessandro Rosina, direttore del Dipartimento di scienze statistiche dell’Università Cattolica di Milano, spiega: "Tutti i governi degli ultimi dieci anni hanno affermato, più o meno solennemente, che i giovani da quel momento sarebbero diventati la priorità. A parole sembra esserci sempre stata al centro dell’agenda la questione del lavoro per le nuove generazioni. Il riscontro concreto però non si è visto". (segue)

Al 'Corriere della sera', Annamaria Lusardi, che è stata appena nominata direttore del Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria, spiega la mission dell'organismo istituito con decreto del Mef ad agosto: "In quasi tutte le classifiche internazionali. Gli italiani ignorano in gran parte i rudimenti minimi di finanza. Non comprendono spesso la dinamica tra rischio e rendimento. La finanza non viene insegnata nelle scuole e quando bisogna farci i conti perché si ha da parte qualche forma di risparmio ci si trova come in autostrada al volante di un’automobile e senza patente. Invece servirebbe".

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