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Renzi evoca la crisi. Bonafede: "Irresponsabile"

11 dicembre 2020 | 12.37
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Nuove scintille nella maggioranza. In un'intervista a 'El Pais' Matteo Renzi avverte: "Italia Viva è un piccolo partito, ma noi siamo decisivi per il governo. Se Conte vuole pieni poteri come richiesto da Salvini, io dico di no. È un problema di rispetto delle regole. E in quel caso ritireremo il sostegno al governo".

Conte deve "fermarsi, scusarsi e ricominciare", dice Renzi che parla del Recovery fund, "non si può accettare che in nome dell'emergenza" il premier "si arroghi tutti i poteri dello Stato per spendere quei 200 miliardi. Non abbiamo rimosso Salvini per questo".

Tra le altre cose, il leader di Italia Viva spiega che se dovesse cadere il governo i numeri per formare un nuovo esecutivo ci sarebbero in Parlamento: "In Italia, il sistema prevede che il Presidente della Repubblica debba verificare se i numeri esistono in Parlamento per formare un altro governo. E se li trovi, è fatta. Altrimenti si va alle elezioni" ma "prima di arrivare a questo, vorrei che Conte riacquistasse la sua tranquillità e venisse in Parlamento per cambiare tutto".

L'intervista a 'El Pais' in cui evoca la crisi di governo, proprio mentre il premier Giuseppe Conte è impegnato nel Consiglio europeo a Bruxelles, segna un upgrade significativo nello scontro. E stavolta sia M5S che Pd intervengono a difesa del presidente del Consiglio. "È irresponsabile attaccare il governo di cui si fa parte, per di più da un quotidiano estero, minacciando addirittura una crisi mentre il Consiglio europeo è ancora in corso e l'Italia sta facendo valere le proprie ragioni", sbotta il capodelegazione 5 Stelle, Alfonso Bonafede. "Non solo non è accettabile, ma è irrispettoso nei confronti di tutti gli italiani".

Ma la risposta più dura arriva dal Pd. E va dritta al punto. La crisi evocata da Renzi e la convinzione del leader Iv che il voto non sia affatto l'esito più scontato. ''Al voto in caso di crisi? No, prima occorre verificare se c'è una maggioranza". Già stamattina Goffredo Bettini in un'intervista la metteva in modo del tutto diverso avvertendo i renziani: "Secondo me impossibile continuare la legislatura con altre soluzioni. Nessuno sarebbe più in grado di mettere in piedi ipotesi credibili". In serata, poi, l'affondo di Andrea Orlando che accosta Renzi a Matteo Salvini. "Mi auguro che la vicenda di queste ultime ore non produca un Papeete natalizio, perché credo che questo Paese non ne abbia bisogno. Se però dovesse essere così, dovremo utilizzare la legge elettorale che c'è, non potremo inventarci molto altro".

Orlando però indica anche una strada possibile per ricomporre il quadro: quella di riprendere, in modo costruttivo, il percorso per il programma di fine legislatura sia sul versante delle riforme istituzionali che quelle socio-economiche legate anche al Recovery. "Se si ritrova una dinamica di collaborazione, anche correggendo gli errori fatti, penso che la questione delle istituzioni diventi ancora più importante, perché in queste ore abbiamo bruciato un credito accumulato nell'arco di mesi".

Il tentativo di mettere giù un nuovo patto di legislatura è stato fatto dopo l'incontro dei leader con Conte il 5 novembre scorso. Lì si era stabilito un percorso che passava per un tavolo delle riforme e un tavolo economico-sociale. Però quei tavoli non sono andati bene. Il primo si è chiuso per mancanza di accordo. Il secondo è stato 'scavalcato' dall'intervista di Conte su Piano e governance del Recovery, prima ancora che terminasse i lavori. "Un corto circuito", l'ha definito Orlando che del tavolo faceva parte in un'intervista.

E stasera il vicesegretario torna sull'argomento e rivendica il ruolo tenuto dal Pd: "A ogni tavolo abbiamo sempre detto 'procediamo sul terreno delle riforme' sia quelle istituzionali sia quelle che riguardano questo scorcio di legislatura, se andrà avanti... sia sulle decisioni che riguardano più da vicino l'utilizzo delle risorse europee" mentre "chi discute in queste ore di immobilismo è in qualche modo compartecipe di questo stallo". Al tavolo sulle riforme, secondo i dem, sono stati i renziani a bloccare tutto con i loro veti.

Tuttavia, almeno al momento, non sembra che Iv voglia fermare il treno in corsa. Rimarca la capodelegazione Teresa Bellanova: il piano del Recovery "venga ritirato. Se verrà presentato surrettiziamente come decreto-legge in Consiglio dei ministri noi di Iv voteremo contro". Né viene raccolto l'annuncio del premier Conte da Bruxelles di voler aprire un confronto con le forze politiche. "Quale tavolo? Non ci sono convocazioni", dice Ettore Rosato. E al premier che dice di voler capire quali siano le reali intenzioni di Iv, ribatte: "Che c'è da capire? Non siamo stati abbastanza chiari su piano e governance del Recovery?".

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