Burioni: "Minacciato dai no vax"

SANITÀ
Burioni: Minacciato dai no vax

(foto Adnkronos)

"Sono stato minacciato dai no-vax, ma sono cresciuto negli anni '70 e non mi sono spaventato e ho fatto il mio dovere di medico e padre". Ad affermarlo all'Adnkronos Salute è Roberto Burioni, virologo dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, a margine dell’evento 'True news, good news - Salute e informazione: quando la verità è più di un consiglio' promosso a Roma dall’Adnkronos con il contributo di Takeda Italia. Burioni da diversi anni è diventato il punto di riferimento sui social, con un sito 'ad hoc' e con un manifesto firmato fra gli altri da Matteo Renzi e Beppe Grillo, delle battaglie a favore della scienza e dei vaccini.


"C’è stato un cambiamento molto positivo e una maggior coscienza dell’importanza delle vaccinazioni e di una informazione corretta - ha aggiunto Burioni -. Questo dopo tanti anni di discesa continua delle vaccinazioni: l'Italia aveva una copertura per il morbillo più bassa del Ghana, ora la tendenza si è invertita perché tutti abbiamo lavorato meglio, dai medici ai giornalisti".
"Ho iniziato tre anni fa - ricorda il virologo - discutendo di vaccini con Red Ronnie e Eleonora Brigliadori. Questo non succede più, perché gli italiani hanno preso coscienza e hanno preso posizione. Noi abbiamo un passato non proprio positivo, pensiamo al caso Di Bella e a quello Stamina. Situazioni in cui lo Stato ha barcollato con troppa accondiscendenza nei confronti dei ciarlatani. L'unica cosa che noto è che l’obbligo vaccinale per l’iscrizione a scuola è applicato a macchia di leopardo e questo - spiega - non va bene".

"Oggi le case farmaceutiche hanno sui social una reputazione peggiore dei produttori delle mine antiuomo", ha continuato Burioni nel suo intervento all'evento 'True news, good news - Salute e informazione: quando la verità è più di un consiglio', aggiungendo: "Mi ha stupito, in questi anni in cui mi sono confrontato con la divulgazione scientifica sui social, la difficoltà di comunicare il loro ruolo, hanno perso il treno della comunicazione al paziente".



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