Sinu: "Attenzione a nuove linee guida alimentari Usa, serve fare chiarezza"

Sinu:
14 gennaio 2026 | 17.27
LETTURA: 6 minuti

Le linee guida nazionali per l'alimentazione vengono aggiornate periodicamente per orientare le scelte nutrizionali sulla base dei consumi reali, della cultura e delle risorse di ciascun Paese, integrando evidenze scientifiche condivise a livello internazionale. Lo ricorda la Sinu (Società italiana di nutrizione umana), che con una nota vuole fare chiarezza sulle nuove linee guida Usa. L'edizione 2026 delle Dietary Guidelines for Americans, 2025-2030, spiega il Consiglio direttivo della società scientifica, "parte dal riconoscimento che la popolazione Usa ha abitudini alimentari poco salutari, consumando prevalentemente alimenti pronti e conservati (fino al 60% dell'energia, contro il 20% in Italia). Non a caso il 10 settembre in Usa ricorre la giornata nazionale del Tv dinner, che è un vassoio precucinato e surgelato da scaldare e mangiare davanti alla televisione, inventato negli anni '50 e tuttora molto popolare. Inoltre, si rileva un consumo di zuccheri aggiunti elevatissimo ed è noto come le stesse preparazioni alimentari in vendita negli Stati Uniti, come ad esempio il pane in cassetta, i cereali da colazione, molti snack e dessert e alcuni tipi di yogurt, siano preparate con quantità superiori di zucchero rispetto a quelle in vendita in Europa".

Uno degli obiettivi dichiarati delle nuove linee guida è - secondo la Sinu - "tornare a quello che viene definito cibo 'naturale', in una società che non ha una cultura alimentare salutare e non ha l'abitudine di cucinare", anche attraverso una revisione della tradizionale piramide alimentare. Una "inversione" che "parte dal presupposto che la versione precedente e molto conosciuta, caratterizzata dai cereali alla base, non abbia prevenuto il peggioramento del quadro sanitario americano, che vede oltre il 70% degli adulti affetti da sovrappeso o obesità e quasi 1 adolescente americano su 3 in condizioni di prediabete".

"L'aumento della quota proteica, con enfasi sulle fonti di origine animale, è uno dei punti chiave che differenziano la nuova edizione dalla precedente - analizzano i nutrizionisti - Le nuove linee guida suggeriscono che gli adulti consumino da 1,2 a 1,6 grammi di proteine per chilogrammo di peso corporeo al giorno, il 50-100% in più rispetto a quanto precedentemente raccomandato come apporto minimo". Secondo la Sinu, poi, "ciò che manca nelle linee guida è chiarezza sulla qualità dei diversi alimenti proteici, soprattutto quando la maggior parte dei consumatori statunitensi consuma proteine in quantità più che sufficienti. Aumentare in modo sostanziale l'apporto proteico complessivo, senza distinguere tra le diverse fonti proteiche - avvertono gli esperti - può avere implicazioni indesiderate a lungo termine sulla salute. Le evidenze scientifiche continuano a suggerire come le proteine vegetali e il pesce siano associati a risultati di salute più favorevoli, rispetto alle diete ricche di carne rossa".

La Sinu contesta anche "la critica all'insuccesso delle linee guida precedenti", ritenuta "poco sostanziata se si considera che i dati dimostrano che gli americani non le hanno mai adottate, se non nella misura del 10% della popolazione. Lo stesso documento di accompagnamento delle nuove linee guida riporta un confronto tra i consumi alimentari reali e le variazioni suggerite", dal quale "è evidente che nella popolazione americana il consumo abituale e attuale di alimenti a base di cereali integrali è pressoché nullo, mentre la carne viene consumata quotidianamente. Nonostante questa osservazione, tuttavia, il nuovo testo raccomanda di aumentare i consumi di carne, con l'obiettivo di soddisfare il fabbisogno proteico, che, come già riportato, è stato portato a valori rilevantemente più alti dei precedenti (e delle raccomandazioni di praticamente tutti gli altri paesi del mondo), oltretutto senza distinzione di età, sesso, stato di nutrizione o stile di vita (es. attività fisica)". Particolarmente critica è anche la posizione della Sinu sulla rivalutazione dei grassi saturi di origine animale (carne, latte intero, formaggi stagionati, burro, sego di manzo) che compaiono nella parte alta della piramide. Come si legge nella nota, "altro aspetto negativo e non supportato da evidenze scientifiche" è la loro "liberalizzazione" in quanto "grassi salutari". Se "è stato talvolta sostenuto che un maggiore consumo di grassi saturi determini un aumento delle Ldl (colesterolo cattivo, ndr) di dimensioni maggiori e delle concentrazioni di colesterolo Hdl (buono, ndr)", per le evidenze attuali "la dimensione delle Ldl e l'aumento delle Hdl non compensano l'incremento del carico aterogeno complessivo associato a un maggiore apporto di grassi saturi, motivo per cui le principali linee guida internazionali continuano a raccomandarne la limitazione a favore dei grassi insaturi". Non a caso "nel documento a supporto delle linee guida la commissione ribadisce il limite del 10% di energia introdotta tramite il consumo di grassi saturi, così come raccomandato dalle linee guida dell'Oms per la prevenzione cardiovascolare", però "tale limite risulta impossibile da rispettare seguendo le nuove indicazioni".Per il Consiglio direttivo della Sinu, "sicuramente ulteriore confusione nasce dalla non lineare traduzione delle linee guida nell'immagine di accompagnamento, che ancora non chiarisce se sia una piramide intesa come frequenza di consumo giornaliera/settimanale o un semplice triangolo di presentazione di alimenti sotto forma di gruppi alimentari. Nonostante nel documento si raccomandi di aumentare i consumi anche da fonti proteiche vegetali, i legumi sono poco rappresentati e relegati in un solo simbolo di ortaggi in scatola. Risulta, poi, poco comprensibile la motivazione dell'inserimento dei prodotti a base di cereali integrali alla punta della piramide, quando nelle linee guida si raccomanda comunque un loro consumo per 2-4 porzioni al giorno. Queste importanti contraddizioni mettono in secondo piano alcuni consigli positivi, come la raccomandazione di consumare più frutta e verdura e di leggere le etichette per evitare cibi con troppi zuccheri aggiunti o ricchi di sale, nonché un chiaro richiamo al consumo di poco trasformati, e la forte limitazione degli alimenti ultra-processati, dai quali nella popolazione statunitense proviene quasi il 60% dell'apporto calorico totale. Il tentativo di riportare l'attenzione su materie prime semplici, sulla preparazione domestica dei pasti e sulla lettura consapevole delle etichette rappresenta un messaggio condivisibile e coerente con le evidenze scientifiche più recenti".

Ulteriore elemento di preoccupazione per la Sinu è che "le nuove linee guida non tengono conto dell'impatto ambientale e socioeconomico delle raccomandazioni alimentari. Questa omissione è problematica - osservano i nutrizionisti - perché le scelte alimentari incidono in modo significativo sull'ambiente e, a loro volta, sono fortemente influenzate da fattori socioeconomici e culturali". "La possibilità che questi aspetti confondenti siano legati alla metodologia della revisione - proseguono gli esperti - è chiaramente espressa dall'American Society for Nutrition (Asn, l'analogo della Sinu per gli Usa), che afferma in un proprio documento a commento delle nuove linee guida come sia imprescindibile che queste vengano elaborate da una commissione di esperti indipendenti, con procedure di revisione scientifica standardizzate, pratica non seguita per questa nuova edizione. Non di minore importanza, Asn rileva che, perché le linee guida portino a reali cambiamenti in ambito sanitario, devono essere supportate anche da politiche e ambienti alimentari che rendano le scelte salutari più facili e accessibili a tutti".Nel contesto italiano, la dieta mediterranea e le pratiche culinarie tradizionali, "entrambe riconosciute come patrimonio immateriale dell'umanità, vanno ben oltre la semplice scelta di alimenti, ma considerano il valore della tradizione della biodiversità, della convivialità e, non ultimo, della sostenibilità in un'ottica One Health", evidenzia la Sinu che in conclusione "esprime preoccupazione sulla possibilità che la diffusione mediatica della piramide capovolta, senza un commento ragionato che ne sia chiara didascalia, possa influenzare le scelte alimentari di parte della popolazione verso modelli non salutari, rendendo vano l'impegno profuso dai ricercatori e dai professionisti sanitari di diffondere buone pratiche alimentari".

Riproduzione riservata
© Copyright Adnkronos
Tag
Vedi anche


SEGUICI SUI SOCIAL

threads whatsapp linkedin twitter youtube facebook instagram

ora in
Prima pagina
articoli
in Evidenza