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Sanita' Lombardia: Fimmg, in riforma non si parla di medici famiglia

07 maggio 2014 | 16.41
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Milano, 7 mag. (Adnkronos Salute) - "Ci aspettiamo un maggior coinvolgimento della medicina generale, e un maggior impegno della Regione negli incontri avviati per il rinnovo della Convenzione nazionale per la medicina generale. Senza un forte raccordo con il procedere del percorso di riforma delle cure primarie e delle trattative in corso, anche le più meritevoli iniziative regionali (è già successo in Alto Adige) potrebbero essere a forte rischio di sopravvivenza". Così Fiorenzo Corti, segretario di Fimmg Lombardia, braccio regionale della Federazione italiana medici di medicina generale, commenta le linee della riforma sanitaria lombarda illustrate ieri ai gruppi tecnici di maggioranza.

"Il Governo regionale dichiara di rendere il sistema sanitario lombardo meno ospedalocentrico e più spostato sul territorio", osserva il sindacato. "Veniamo a sapere della nascita di Case della salute nei quartieri e di Aziende sanitarie integrate, che per la prima volta metteranno insieme sotto lo stesso cappello tutti gli attori della filiera sanitaria: ambulatori, ospedali, strutture sociosanitarie e di riabilitazione e per malati cronici. Dei medici di famiglia non si parla".

Per Corti "nessuno parla, e ce ne dispiace, delle attività in essere gestite dai medici di famiglia lombarda. Sembra che ci si dimentichi che già 1 milione e mezzo di cittadini nella nostra regione dispongono di un servizio di medicina generale accessibile sia al mattino che al pomeriggio, compresa la mattinata del sabato, con reti e gruppi dotati di collaboratori di studio e infermieri (i medici di famiglia lombardi sono datori di lavoro di circa 1.000 collaboratori di studio e infermieri) in grado di gestire sul territorio percorsi innovativi che in numerose occasioni il Governo regionale ha dichiarato di sostenere ed estendere. La medicina generale lombarda c'è e lo dimostra il gradimento degli oltre 350.000 cittadini che quotidianamente accedono ai nostri studi. Siamo un patrimonio insostituibile e da valorizzare - conclude Corti - Aspettiamo con fiducia un cenno dal Governo regionale".

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