A distanza di 7 anni dall'ultimo progetto discografico, l’artista torna con un nuovo album nato dall'istinto e dalla necessità di non giudicarsi più
A sette anni dal suo ultimo lavoro, Paola Turci è pronta a riprendersi la scena. Venerdì 2 ottobre esce 'Amore a dismisura' (BMG), un album che segna non solo un ritorno, ma una vera e propria ripartenza artistica e personale. Un disco nato in un momento storico complesso, ma che "è venuto fuori da solo: l'ho scritto in due mesi, poi ci ho lavorato un anno e mezzo ed eccomi qua", racconta all'Adnkronos la cantautrice romana. Dietro questa lunga attesa c'è stata l'esigenza di fermarsi, acuita dal periodo della pandemia. "In questi anni ho scritto poco o non ho scritto per niente perché avevo un'anima giudicante pronta a dire 'no, questo non va bene'. Mi fermavo poco prima di tirar fuori qualcosa". Oggi, il suo processo creativo è radicalmente cambiato: "Ha meno catene, è molto più libero, non si giudica più, lo lascio andare e così ho fatto". Anticipato dal singolo 'Vita mia', che celebra l'amore verso se stessi e la voglia di vivere, il nuovo album affronta il tema dell'amore nelle sue sfaccettature più insidiose. Il titolo stesso nasce da una riflessione profonda: "Ci hanno insegnato che amare senza misura sia la forma più alta dell'amore, come scrive Sant'Agostino", spiega la Turci, "ma esiste una linea sottile dove la passione si trasforma in dipendenza, il desiderio in possesso, la dedizione in annullamento. Tra fragilità e forza, abbandono e resistenza, luce e ombra, 'Amore a dismisura' cammina su quel confine, guardandolo negli occhi".
È un disco pieno di domande, nato in un residence a Roma, luogo che le ha sbloccato l'ispirazione: "Volevo chiamarlo 'Le canzoni del residence' perché le ho scritte tutte lì. Ogni sera, ogni pomeriggio, prendevo il quaderno e la chitarra e venivano canzoni tutte insieme, nate dal mio istinto". Fondamentale per ritrovare l'urgenza di fare musica è stato l'incontro casuale con Francesco Motta durante la presentazione di un libro. In quel periodo, Paola ammette di aver avuto "una visione abbastanza pessimistica, malinconica del futuro della musica", sentendosi quasi spinta a fare "il disertore" rispetto alle sonorità imposte dal mercato attuale. Quell'incontro, invece, è stato "un'iniezione di vitamine, una carica artistica che ha trasformato quella sensazione in un'urgenza". Nel disco, oltre al lavoro con Motta, Giuseppe Anastasi e Veronica Lucchesi, spicca 'Miss', un brano scritto interamente da Francesco Bianconi che esplora il tema della vulnerabilità attraverso la storia di un femminicidio: "È quella canzone che mi mancava, che ho tentato di scrivere, ma non ci sono riuscita. Troppa rabbia, troppo rancore, troppo dolore anche".
In un panorama musicale in continua evoluzione, Paola Turci si definisce "progressista" ma guarda con favore al nuovo regolamento del Festival di Sanremo che bandisce l'uso dell'Intelligenza artificiale: "Mi piace il ritorno all'artigianale, è carina come cosa, anche perché c'è l'orchestra, non mi sembra così sbagliato". E a proposito dell'Ariston, la cantautrice non nasconde il desiderio di calcare nuovamente quel palco: "Io ci riandrei a Sanremo. Sono legatissima al Festival, però Sanremo è legato alla canzone. Sto continuando a scrivere, perciò non lo so se viene fuori qualche cosa. Mi piace sempre tanto, mi piace quella caciara, mi piace il lavoro che ti permette di fare, mi piace mettersi alla prova e cercare di essere all'altezza della situazione". Prima di pensare a Sanremo, Paola Turci riabbraccerà il suo pubblico in due attesissimi appuntamenti live nei club (prodotti da Baobab Music), dove presenterà per la prima volta i brani del nuovo progetto: il 29 novembre a Milano (Santeria Toscana 31) e il 3 dicembre a Roma (Largo Venue). Cosa spera che arrivi a chi ascolterà queste nuove canzoni? "Spero che la mia natura umana venga condivisa e riconosciuta. Che mi riconoscano come persona, come essere umano prima ancora che come artista". (di Loredana Errico)