Juli: "Vasco? Un sogno. Con Olly ed Emma amici oltre la musica"

Il produttore dei record, classe 1998, presenta il suo primo album ‘Solito Cinema’ in uscita il 24 aprile con una all-star di artisti, da Concato a Tommaso Paradiso, Coez e Biagio Antonacci

Juli
Juli
20 aprile 2026 | 16.20
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“È festa”, recita una luce al neon blu che illumina lo studio milanese di Juli. Un’atmosfera calda, quasi domestica per il produttore del momento: dischi di platino appoggiati a terra, una fila ordinata di chitarre e un pianoforte. Lui è seduto su una sedia girevole con addosso una t-shirt nera del tour 2007 di Vasco Rossi, riferimento chiaro a un sogno ancora da realizzare. È in questo spazio raccolto che ha preso forma ‘Solito cinema’, il suo primo album in uscita il 24 aprile, una fotografia nitida della musica italiana di oggi. Producer dei record, Juli, pseudonimo di Julien Boverod, classe '98, originario di Aosta, mette per la prima volta il suo nome in copertina, senza però cambiare approccio. Negli anni, ha accompagnato, costruito e affinato il fenomeno Olly, firmandone tutti i successi da ‘Balorda nostalgia’ in poi e lavorato con un numero impressionate di artisti italiani, tra cui Emma e Ultimo. I numeri parlano chiaro: 34 dischi di platino e oltre un miliardo di stream globali.

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‘Solito cinema’ nasce come un lavoro corale, costruito fianco a fianco con una vera e propria all-star del panorama italiano, da Fabio Concato a Biagio Antonacci, passando per Tommaso Paradiso, Fulminacci, Bresh, Franco126, Coez, Emma Marrone, Elisa, Enrico Nigiotti, Tredici Pietro e Olly. Un viaggio tra generi diversi ma con un filo rosso preciso: il ritorno al cantautorato, alla scrittura condivisa, alle canzoni nate in studio e cresciute tra una sessione e una cena, tra amicizia e lavoro. Tutto a una velocità tale da sembrare, a tratti, irreale. Proprio come in ‘The Truman Show’.

Hai coinvolto una parata di Big della musica italiana per questo disco: come è nato e come hai scelto con chi lavorare?

"Sono contento di aver fatto un album con artisti che prima di tutto mi piacciono e che ascolto spesso. E sono contento di averli conosciuti anche nella loro intimità, in fase di scrittura e durante le sessioni in studio. È un viaggio che coinvolge più generi, tutti con, secondo me, un filo conduttore. Alla base di tutto c’è una forte influenza di cantautorato e sono contento di iniziare il viaggio con Fabio Concato, che per me è una grande ispirazione. Sono contento che mi abbia dato modo di lavorare su un suo brano del 2003, ‘Voilà’, e iniziare con lui è proprio un modo per far capire un pochino il viaggio. Il benvenuto del ‘Solito cinema’ è in mano sua, quindi non c’era modo migliore per iniziare”.

Il disco mette insieme tanti mondi, artisti di generazioni diverse…

"Sono contento che venga fuori il cantautorato per eccellenza di quella che è, oggi, la nostra musica".

Hai parlato di un filo rosso che fa da collante ma la tua impronta si sente in modo molto forte

“Mi fa piacere che si senta e che il frutto di questi anni mi abbia portato ad avere un suono identificabile e riconoscibile. Credo però che, oltre al suono in sé, ci sia un filo rosso che unisce le canzoni anche per la loro essenza, per il modo in cui sono state scritte, pensate e strutturate. Il grande merito, secondo me, va al fatto che sono canzoni che abbiamo scritto insieme: sono nate proprio nei pomeriggi passati in studio, in sessioni che non si fermavano solo al momento in studio, ma continuavano a cena o durante una chiacchierata a pranzo. Sono tutte canzoni che, per quanto mi riguarda, hanno dei ricordi ben definiti legati alla mia vita”.

Quindi sono brani nati insieme agli artisti coinvolti oppure hai pensato prima alla canzone e poi alla persona alla quale proporla?

“No. Sono nati tutti insiemi, tranne il brano di Biagio, che mi aveva mandato lui come 'provinaccio' voce e pianoforte. Tutte le altre sono nate direttamente in studio insieme”.

Quali sono state le principali influenze per questo lavoro? Cosa ascolta un producer, da cosa si lascia ispirare?

“Io ascolto di tutto: da Vasco a Lucio Dalla, da Concato a Zucchero, da Battiato a Biagio, tantissima musica italiana ma anche non italiana. Trovo molta ispirazione soprattutto nel sound, nelle chitarre, anche da artisti sconosciuti all’estero, da band magari non famosissime che però mi ispirano molto. Mi piacciono tantissimo i Bleachers, sono un gruppo di New York incredibile, con un sound molto vintage e retro che mi ispira molto. Forse anche perché non conosco bene l’inglese: quando ascolto una canzone non riesco a tradurla subito e quindi mi concentro di più sulla produzione e sui suoni”.

Ci sono artisti come Emma e Olly con cui hai un legame consolidato. Com’è cambiato il rapporto con loro negli anni?

“Con Olly è un sodalizio nella vita privata: siamo migliori amici da tanto tempo. Non è sempre facile far combaciare amicizia e lavoro ma se superi quella difficoltà si crea un rapporto davvero unico. Emma invece negli ultimi anni è diventata molto importante nella mia vita. Con lei si è instaurato un rapporto di fiducia estrema e mi ha insegnato tanto. Avendo una carriera lunga e importante, mi dà spesso tantissimo”.

C’è un brano che ti ha dato più grattacapi o, al contrario, uno che è venuto più facilmente?

“Grattacapi direi di no. Sicuramente sul brano di Concato ho sentito un po’ di pressione: non è mai facile mettere mano a un pezzo già esistente e tenevo molto che gli piacesse. Quando gliel’ho inviato avevo il dito un po’ tremolante, ma poi è andata bene”.

'Brutta storia (unplugged) con Elisa ed Emma è in versione acustica: esistono versioni alternative?

“C’è la versione originale di Emma, uscita tra settembre e ottobre, che ho scritto e prodotto insieme a Paolo Antonacci e Olly. Poi, per coincidenza, Elisa a novembre ha fatto il Forum e ha invitato Emma a cantare ‘Brutta Storia’ in acustico. Quella sera mi sono emozionato molto, quindi ho deciso di inserirla nell’album in quella versione”.

Sei conosciuto come producer prima ancora che come artista: com’è cambiato il tuo approccio, passando dal dietro le quinte a un album con il tuo nome in primo piano?

“Il mio approccio non è cambiato, ed è per questo che forse faccio ancora un po’ fatica a metterci la faccia in maniera più importante. Me la vivo allo stesso modo di sempre. Cambia solo che sul vinile c’è il mio nome in prima linea, ma il lavoro è stato condiviso con gli artisti alla pari. Cambia più che altro il ‘metodo di vendita’ ma non il modo in cui lavoro”.

Ti sei mai sentito messo in ombra dagli artisti che produci?

“No, anzi. Credo che nella vita ci siano dei ruoli e che sia bello rispettarli. Negli ultimi anni ho avuto anche molta visibilità e mi piace stare in prima linea in alcuni momenti ma mi piace anche stare dietro le quinte ed essere un supporto per chi va sul palco, cosa che io non farei mai perché non mi sento a mio agio”.

C’è qualcuno con cui sogni di collaborare?

“Sicuramente Vasco rimane uno dei pochi che non ho ancora raggiunto. Molti altri li ho già raggiunti: nell’album ci sono artisti che ascoltavo spesso su Spotify, quindi sono già grandi traguardi. C’è un nome che mi dispiace non esserci riuscito a coinvolgere, ed è Brunori Sas: secondo me sarebbe stato perfetto per questo disco. Spero succeda in futuro”.

Che fotografia scatti della musica italiana di oggi?

“Per quanto riguarda la mia musica, la fotografia è proprio questo album: farei una foto alla copertina e la stamperei. In generale, sono molto contento del periodo musicale che stiamo vivendo. Mi piace molta musica che sento in giro, cosa che non mi capitava da tempo. Con il ritorno alla musica suonata e agli strumenti mi sento molto a casa”.

Anche il cantautorato sta vivendo un momento d’oro in Italia...

“Soprattutto il cantautorato. È uscito da poco il disco di Blanco che mi piace molto. C’è tanta musica bella e fatta bene”.

Ti immagini un secondo capitolo di questo progetto?

“Magari in futuro sì ma ora sono proprio soddisfatto. È un momento in cui mi sento ‘a pancia piena’ e voglio godermelo. Negli ultimi anni è stato difficile fermarsi a realizzare tutto quello che è successo. Questo disco lo vedo come una bandiera nella mia carriera: un momento in cui fermarmi e godermi il percorso”.

Citando il nome dell’album ‘Solito Cinema’, c’è un film che descrive questo momento della tua vita?

“Direi ‘The Truman Show’. Spesso, negli ultimi due anni e mezzo, mi è capitato di guardarmi intorno cercando qualche telecamera nascosta, come se tutto fosse irreale”. (di Federica Mochi)

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