Renato Zero e la 'formula magica' per vivere e amare sul palco

Il cantautore in tour: "Non rifiutare mai nessuno e non essere da nessuno mai rifiutati"

Renato Zero e la 'formula magica' per vivere e amare sul palco
14 febbraio 2026 | 09.50
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"La formula magica in questo tempo miserabile è non rifiutare mai nessuno e non essere da nessuno mai rifiutati. Porto in questo spettacolo un repertorio dell'umanità nella sua splendida essenza: quando scopri nello sguardo dell'altro tuo fratello, capisci che hai vinto". Così Renato Zero apre la sua riflessione sull'esistenza, rivolgendosi direttamente ai fan, che lo ascoltano in un silenzio rispettoso, sospeso tra meraviglia e commozione, consapevoli che il concerto a venire non sarà solo un evento musicale, ma un'indagine poetica, filosofica e civile sul senso della vita, sulla responsabilità individuale e collettiva, sul tempo e sulle relazioni umane.

È il primo di una lunga serie di brevi discorsi che scandiscono le oltre tre ore di musica e parole de "L'OraZero", la nuova tournée di Renato Zero. "I politici dimenticano che tutti i geni hanno frequentato la strada, incontrando il mondo. Io sono un abitante della strada ed ho un vocabolario che presto pubblicherò per definire un essere un po' stravagante", aggiunge, evocando con un sorriso la sua lunga vita tra palco e cronaca. E mentre la platea lo acclama, appare chiaro che il concerto non sarà solo intrattenimento: è un rito collettivo, un dialogo tra artista e pubblico che attraversa decenni di carriera e di esperienze condivise.

Il Nelson Mandela Forum di Firenze è stracolmo per le quattro date - mercoledì 11, giovedì 12, sabato 14 e domenica 15 febbraio - tutte sold out. Gli oltre 9.000 fan presenti, i 'sorcini' di ogni età, rispondono con applausi, cori e sorrisi: un'unica grande famiglia pronta a farsi guidare da Zero tra riflessione, emozione e spettacolo. "Era il 1973 quando calcai le scene qui a Firenze per la prima volta e da quel momento in poi fu amore. Grazie Firenze! Grazie Toscana!", ricorda, tra gli applausi scroscianti, confermando il legame storico con la città.

La scenografia apre la serata in maniera spettacolare e immersiva: luci, video e proiezioni portano il pubblico dal Big Bang fino al grembo materno, evocando la nascita e la vita come mistero e responsabilità. La dedica della tournée si estende idealmente a tutte le madri, biologiche o meno, e simbolicamente alla madre terra e alla madre patria, un abbraccio universale che trasforma il palco in un luogo di riflessione e celebrazione.

Dopo la riflessione, la musica esplode. La scaletta attraversa tutta la storia di Zero, con molte delle canzoni di "L'OraZero" il trentaquattresimo album: si parte con "Sogni nel buio", proseguendo con "No! Mamma, no!", "Io uguale io" e "Quel bellissimo niente", brani che riflettono sulle fragilità e le contraddizioni dell'esistenza. Seguono "Cercami", "Lasciati amare", e "Il rifugio", dove il tema dell'amore diventa coraggio, sostegno e condivisione. Il pubblico canta, si commuove, si lascia trasportare: ogni nota diventa un filo che lega platea e palco in un unico organismo pulsante.

I medley musicali come "Marciapiedi / Svegliati / La rete d'oro / Motel / Uomo, no" e "Vivo / Vagabondo Cuore / Mi ameresti / Nei giardini che nessuno sa / Il Carrozzone" trascinano i fan in una cavalcata emotiva che unisce passato e presente. Il megaschermo accompagna ogni pezzo con immagini digitali di pin-up, cieli stellati e geometrie psichedeliche, creando un continuum tra lirica, visione e danza.

Zero non è solo cantante: è maestro e filosofo popolare. Tra un brano e l'altro, parla direttamente ai fan: "Questo vostro dono mi rimbalza, perché io poi sono tenuto a riconsegnarvi il mio talento modesto, la mia partecipazione umana, sentimentale, amorevole. E questo scambio credo ci renda una famiglia, siamo unici". Gli applausi si fondono alle lacrime, mentre scorrono sullo schermo i nomi delle vittime di femminicidio: "Voi donne non dovete permettere mai più a voi maschi di fare certe cose", ammonisce, e la platea risponde, generazione dopo generazione, con un boato.

I momenti teatrali sono arricchiti dai video-cameo di Gabriele Lavia e Luca Ward nei ruoli del "Libero Pensiero" e de "L'Ignoto", vere e proprie digressioni filosofiche che invitano alla riflessione. La band, guidata dal direttore musicale Danilo Madonia, con tastiere, chitarre, basso, percussioni e un coro a otto voci, accompagna ogni parola e ogni nota, mentre l'Orchestra Piemme Project interviene nei momenti più solenni, rendendo ogni brano un'esperienza completa e immersiva.

La danza e l'energia esplodono nei medley disco come "Triangolo / Madame / Mi vendo / Resisti", che trasformano il Forum in un grande salotto da ballo: giovani e anziani, fan storici e neofiti, tutti uniti dal ritmo e dalla gioia. Gli applausi, le urla e i cori accompagnano ogni passo di Zero, mentre le luci psichedeliche, i led e i video rendono ogni brano un'esperienza multisensoriale senza soluzione di continuità. Il gran finale è un viaggio tra commozione e celebrazione, con "Il cielo" e "I migliori anni della nostra vita", mentre Zero ricorda: "Abbiamo spesso a che fare con un tramonto che ci trova delusi. Non vediamo l'ora che arrivi l'alba. Basta con tutta la morte che vediamo in tv". Tra applausi e cori, uno striscione recita: "Una sorcina di quasi 88 anni è qui per te". Zero lo legge, sorride e si commuove: il legame tra artista e pubblico è concreto, tangibile. "Non dimenticatemi", sono le ultime parole che il cantautore romano affida al suo popolo. (di Paolo Martini)

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