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Gravina nuovo presidente Figc

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Gravina nuovo presidente Figc

(Fotogramma)

Il primo gol lo ha segnato trasformando le elezioni in un plebiscito. Ma ora che i 'ribelli' sono saliti al potere bisogna "cambiare verso perché il calcio non può più aspettare". Parole di Gabriele Gravina, l'uomo da cui il calcio italiano riparte dopo il suo annus horribilis, cominciato con l'esclusione shock dall'ultimo Mondiale e continuato con un commissariamento lungo 9 mesi.


Una pagina chiusa proprio oggi con l'assemblea elettiva della Figc all'Hotel Hilton di Fiumicino, ma evidenziata come una pagina nera anche da Gianni Infantino. "Un'anomalia italiana, una sconfitta, una soluzione di comodo", ha detto dal palco il presidente della Fifa, che si è però sforzato di vedere il "bicchiere mezzo pieno" visto l'ampio consenso di cui gode Gravina.

Le elezioni odierne (presenti anche il ct Roberto Mancini e il sottosegretario Valente) lo hanno consacrato presidente dopo un solo scrutinio con il 97,20% dei voti, anche grazie all'appoggio di Damiano Tommasi arrivato a fil di sirena. E pazienza se il numero uno dell'Aic non si è poi seduto al tavolo con le altre componenti in occasione della prima conferenza di Gravina. L'ampia maggioranza invocata anche dal presidente del Coni, Giovanni Malagò, è stata raggiunta.

Ora si tratta di attuare il programma: dalla riforma dei campionati (con format a 20 squadre per A e B e semiprofessionismo per la Lega Pro) alla trasformazione del Club Italia ("avrà un riferimento nel presidente federale e un meccanismo di gestione come tutti i club") fino al riordino della giustizia sportiva.

Appurato che la vice presidenza vicaria andrà al suo 'grande elettore' Cosimo Sibilia (Lega dilettanti) e che l'altra sarà affidata a Gaetano Micciché a conferma della ritrovata sintonia con la Lega A, per Gravina (che domani incontrerà il sottosegretario Giorgetti) la "priorità assoluta" è la definizione del consiglio federale, visti anche i nodi da sciogliere sul tema eleggibilità.

Sul punto, il nuovo numero uno di via Allegri è stato chiaro: "La mia carta costituzionale è lo Statuto, c'è stata una richiesta ufficiale da parte di Lotito e mi pare che abbia avuto ragione. Lo stesso percorso sarà fatto per Nicchi, Calcagno e Tommasi che hanno manifestato la volontà di rimanere nel consiglio federale". Per quanto riguarda la nuova figura del segretario generale, sarà necessario un passaggio assembleare per la revisione dello statuto.

Il primo atto, intanto, sarà il varo "in tempi rapidissimi" delle nuove licenze nazionali "affinché non ci siano più zone grigie per le iscrizioni ai campionati". "Le uniche porte che saremo felici di chiudere - ha detto già in apertura di Assemblea - saranno quelle sbattute in faccia ad avventurieri e speculatori".

Per ora, quindi, il calcio italiano sembra intenzionato a voltare pagina: "Dobbiamo fare squadra con Coni e governo - è il credo di Gravina -. Il nostro riscatto comincia oggi. La nostra squadra federale sarà la nostra prima Nazionale, c'è bisogno di tutti per salvarci e per salvare soprattutto il nostro calcio".



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