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Tumori: uomini bocciati in prevenzione, piu' casi prostata fra under 50

14 aprile 2014 | 15.08
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Stoccolma, 14 apr. (Adnkronos Salute) - Uomini bocciati nella prevenzione del più diffuso tumore maschile, quello alla prostata. Fanno il test del Psa, ma poi non vanno dall'urologo, per la paura e il rifiuto di altri controlli più intimi, ritardando un'eventuale diagnosi. "Assistiamo a un aumento di casi di cancro della prostata fra i 45 e i 50", afferma Vincenzo Mirone, professore di urologia all'università Federico II di Napoli e segretario della Siu (Societa' italiana di urologia), al congresso della Società europea di urologia, in corso a Stoccolma.

In Italia sono 48 mila i nuovi casi l'anno di tumore alla prostata, 9 mila i decessi. Eppure gli uomini non hanno ancora metabolizzato come fare corretta prevenzione. "Non hanno capito - spiega Mirone - che il Psa da solo non rappresenta una diagnosi, in positivo o negativo". Il test di questo antigene nel sangue infatti, secondo l'esperto, "va coniugato con l'esplorazione digitorettale e un ecografia. Solo così si può sospettare la presenza di un tumore, da verificare poi con una biopsia. Ma l'uomo farebbe di tutto pur di evitare l'esplorazione digitorettale e, dunque, non va dall'urologo, anche per paura di scoprire una malattia che mina la propria virilità".

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