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Lo studio

L'influenza stende i maschi

13 dicembre 2017 | 08.24
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Milano, 13 dic. (AdnKronos Salute)

Alla prima linea di febbre si mettono a letto, lamentando sofferenze inaudite e chiedendo continue attenzioni alle donne di casa. Non c'è figlia, sorella o compagna che non abbia accusato gli uomini di reazioni scomposte di fronte a un banale raffreddamento, ma ora uno studio pubblicato sul 'British Medical Journal' sembra assolverli: l'influenza maschile esiste davvero, assicura Kyle Sue della Memorial University di Newfoundland in Canada. Passando in rassegna ricerche precedenti, l'autore fornisce 'le prove': i virus stagionali colpiscono lui più di lei, sostiene il medico, con sintomi più gravi per via di una risposta immunitaria più debole a questo tipo di attacchi.

"La ricerca indica una reazione più bassa da parte dell'organismo maschile a comuni infezioni respiratorie virali e all'influenza", spiega Sue. "Lo dimostra il fatto che gli uomini manifestano sintomi peggiori e più duraturi, hanno maggiori probabilità di essere ricoverati in ospedale" e addirittura "più pericoli di morire" per complicanze correlate all'infezione. Qualche esempio. Fra i lavori esaminati dallo scienziato ce ne sono alcuni sui topi che suggeriscono come il testosterone potrebbe 'smorzare' la risposta immunitaria all'influenza, mentre alcuni ormoni sessuali femminili potrebbero potenziarla. Un'altra ricerca americana indica tassi di mortalità e di ospedalizzazione da influenza più elevati fra i maschi, e un'altra ancora calcola che gli uomini impiegano il doppio del tempo per riprendersi dall'offensiva di un virus.

Attenzione ad affibbiare senza prove l'etichetta di 'malato immaginario' a un uomo influenzato, ammonisce Sue: "Dal momento che circa la metà della popolazione mondiale è di sesso maschile, ritenere arbitrariamente che il malessere di lui sia esagerato potrebbe avere implicazioni serie per gli uomini, compresa un'assistenza insufficiente ai bisogni reali".

In ogni caso, prima di trarre conclusioni definitive secondo Sue servono "più studi sul tema, di qualità superiore", dice l'esperto al 'Guardian'. "Spero - conclude - che la prossima volta che un uomo verrà accusato di esasperare i propri sintomi, possa dire 'hey, guarda questo studio: c'è qualche prova che non sto mentendo'".

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