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Voucher: Ichino, lasciarli non solo per famiglie, ma anche per piccole imprese

02 marzo 2017 | 13.36
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Il giuslavorista e senatore Pd, Pietro Ichino

"Comprendo il ragionamento politico sul quale credo si fondi il suo discorso: se il rischio è quello di una abrogazione referendaria drastica dell'intero strumento dei buoni-lavoro, meglio salvare il salvabile, conservandoli almeno nell'area di utilizzazione da parte delle persone fisiche, delle famiglie. Ma in realtà i buoni-lavoro svolgono una funzione economicamente utile e socialmente positiva anche nel settore della piccola impresa". Così il giuslavorista e senatore del Pd, Pietro Ichino, commenta, con Labitalia, la posizione del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che ieri ha detto di limitare l'uso dei voucher solo "alle famiglie", e non alle imprese.

Secondo Ichino, ad esempio, "il cartolaio che ha bisogno di assumere uno o due commessi per il solo periodo pre-natalizio, per due o tre settimane, se lo obblighiamo a rivolgersi a un consulente del lavoro per la stipulazione di un contratto a termine, rinuncerà a farlo: il costo di transazione supererebbe l'utilità del rafforzamento temporaneo dell'organico nel suo negozio. Stesso discorso per la raccolta delle olive che dura soltanto tre giorni in un anno, e per molti altri casi analoghi".

E Ichino spiega quali dovrebbero essere le modifiche alla normativa. "A mio avviso -sottolinea- la modifica dovrebbe essere questa: divieto dell’uso dei buoni-lavoro nei cantieri edili e da parte delle imprese di dimensioni medio-grandi, alle quali deve invece essere consentito di soddisfare le proprie esigenze di lavoro accessorio con il lavoro a chiamata, oggi consentito soltanto per particolari categorie di lavoratori. Tutti gli altri soggetti, piccole imprese comprese, dovrebbero -continua- poter continuare a usare i buoni-lavoro con qualsiasi persona interessata, nei limiti massimi oggi previsti. In questo modo si eviterebbe il referendum, ma si eviterebbe anche di buttare via un grosso bambino insieme a poca acqua sporca".

E il giuslavorista 'sconfessa' anche la posizione della Cgil che sostiene che 130 milioni di voucher venduti nel 2016 costituiscano una prova evidente dell’abuso. "Questo dato -attacca Ichino- dimostra l’esatto contrario; 130 milioni di ore, se confrontati con il numero complessivo delle ore di lavoro regolare svolto dalla forza-lavoro italiana, composta da 23 milioni di persone, costituiscono una frazione dello 0,2%: chi può ragionevolmente sostenere che lo 0,2% costituisca l’evidenza dell’abuso del lavoro accessorio?"

"Qualche caso di abuso -continua- c’è sicuramente, e va corretto; ma una drastica riduzione avrebbe l’effetto di condannare gran parte di questo lavoro accessorio a scomparire nell’economia sommersa, a diventare lavoro nero".

Secondo Ichino, in conclusione, "ora al Senato una componente decisiva della maggioranza che sostiene il governo è costituita dal nuovo gruppo nato dalla scissione della minoranza PD, che condivide esplicitamente l’obiettivo del referendum". "Questo è un primo effetto politico concreto -conclude- della scissione".

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