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50 anni fa moriva Coco Chanel, la stilista che rivoluzionò il XX secolo

13 gennaio 2021 | 09.21
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Dagli esordi a Deauville al successo del N.5, il 10 gennaio 1971 la geniale creativa francese si spegneva in una camera del Ritz

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(Ipa/Fotogramma)
Milano, gen. (Adnkronos)

Gabrielle la donna, Coco la creatrice, Mademoiselle la ribelle. Con un unico filo a tenere tutto insieme indissolubilmente. Sono passati 50 anni dalla morte di Coco Chanel, stilista all'avanguardia per vocazione, ribelle e audace per natura, che ha inventato uno stile unico, rivoluzionando la couture e stravolgendo i codici tradizionali della moda del XX secolo, con un impero creato a sua immagine e somiglianza, che dal mondo della moda passa anche per quello dei profumi e della gioielleria. Signora indiscussa della moda, Chanel è morta il 10 gennaio 1971 a Parigi ma il suo mito ha continuato a vivere negli anni, grazie alle creazioni di Karl Lagerfeld, direttore creativo della maison dal 1983 al 2019 e poi con Virginie Viard, che ha preso le redini della maison di rue Cambon dalla morte dello stilista tedesco.

Quella di Chanel è stata una vita ‘larger than life’ come direbbero gli americani: viaggiando e intessendo relazioni sentimentali e legami con i più grandi artisti dell'epoca, Gabrielle Bonheur Chanel (questo il nome completo della stilista) ha creato il personaggio di Coco. Due donne in una, pronte a superare ogni ostacolo. Un modello che, ancora oggi, rimane un'icona, ispirando le donne di tutto il mondo. Quella di Chanel è stata un’infanzia travagliata, fatta di disperazione, dolore ma segnata anche da un immaginario fervido, che l’ha accompagnata sin dai primi anni della sua vita.

Nata a Saumur il 19 agosto,del 1883, Chanel diventa presto orfana: la madre muore che è ancora bambina, il padre abbandona la casa e la piccola Coco insieme alle sorelline finisce nell’orfanotrofio di Aubazine. Dalle suore del Sacro Cuore impara tutto quello che metterà a frutto negli anni a venire: dall’arte del taglio a quella del cucito, fino ai colori delle vesti bianche e nere, o i tagli rigidi e monacali che faranno da leitmotiv alle sue collezioni a venire. Diciottenne, Chanel inizia a lavorare come sarta e negli stessi anni si esibisce come cantante presso un caffè, con in nomignolo 'Coco', soprannome che sembra derivi da 'Qui qu'a vu Coco?', canzone con cui Mademoiselle si esibiva.

La svolta arriva con l’incontro del suo primo amante, Étienne de Balsan, nel 1904. Figlio di imprenditori tessili e ufficiale di cavalleria, Balsan è il primo finanziatore della stilista, che apre la sua prima boutique di cappellini ornati da semplici fiori in raso o piume. Il successo è assicurato. E con esso anche arriva anche l’amore vero. E’ Arthur ‘Boy’ Capel, industriale altoborghese di Newcastle, che si occupa dell'esportazione del carbone. Capel incoraggia e finanzia il lavoro di Chanel e i due vanno a vivere insieme a Parigi, dove Capel le anticipa i soldi per permetterle di aprire la sua boutique in Rue Cambon. Negli anni Venti Chanel è inarrestabile: conquista la Ville Lumière, vendendo, oltre ai cappelli, gli abitini in tweed, le giacche e la petite robe noire, il celebre tubino nero diventato immortale.

Nel 1913 Capel apre un negozio a Deauville ed è qui che, ispirata dai marinai al lavoro, Chanel reinterpreta il loro abbigliamento, realizzando dei maglioni col lo stesso scollo e lanciando lo stile garçonne. Con lo scoppio della Prima guerra mondiale la maison Chanel Modes decolla. Il 1916 è l’anno del jersey: Mademoiselle lo usa come tessuto per le sue creazioni. L’anno seguente, sempre grazie a Capel, amplia le attività a Parigi e a Biarritz, dove durante la Prima guerra mondiale, aveva riscontrato un enorme successo e presto arriva a contare cinque laboratori e trecento lavoratori. Sono gli stessi anni dell’amicizia con Misia Sert, grazie alla quale Coco conosce e frequenta artisti del calibro di Paul Morand, Pablo Picasso, Jean Cocteau, Max Jacob e Igor Stravinskij.

Negli anni Venti si impone come regina incontrastata di stile: lancia il taglio di capelli corto per le donne e inizia a frequentare il duca di Westminster, noto come Bendor, che la fa appassionare al tweed scozzese e prima ancora, si lega a Granduca Dmitrij Pavlovic, cugino dello zar Nicola II, che conosce a Biarritz. Nel 1921 esce il profumo Chanel N°5 (che quest’anno compie cento anni, ndr) diventando il profumo più celebre di sempre grazie anche a Marilyn Monroe che rispondendo ai cronisti su cosa indossava per dormire, risponde: "Solo due gocce di Chanel N.5".

Di Gabrielle Chanel si è parlato molto anche per la rivalità con Elsa Schiaparelli, pioniera della moda avanguardista e inventrice del rosa shocking, anche se, a differenza della sua contemporanea, che si fece influenzare dai surrealisti e da Poiret, Chanel rimase sempre slegata dalle mode del momento. Negli anni Trenta crea i primi gioielli, poi lancia i suoi mitici tailleur sobri ed eleganti in tweed. Durante la Seconda guerra mondiale è costretta ad abbassare la saracinesca alla boutique di Rue Cambon, ad eccezione dei profumi, che continua a vendere e poi fino ai primi anni Cinquanta si ritira in Svizzera.

Quando torna nella moda per presentare una nuova collezione è il 1954: sono gli anni in cui in Francia un altro grande couturier sta facendo parlare di sé ormai da diversi anni. E' Christian Dior, che nel 1947 aveva lanciato il New Look. Grazie al duro lavoro, Chanel vola negli Usa per ricevere il Neiman-Marcus Award, l'Oscar della moda e nel 1955 inventa un altro successo intramontabile: la borsetta 2.55, ispirata al guardaroba maschile, dal design matelassé e con la catenella di metallo, intrecciata al cuoio. Il sogno proibito di milioni di donne in tutto il mondo. Gli anni Settanta segnano infine il debutto di un altro grande classico firmato Chanel: il sandalo bicolore, realizzato per lei direttamente dal celebre calzolaio Andé Massaro. E se è vero, per usare le sue parole, che "una donna deve essere solo due cose, elegante e straordinaria" non si può dire che la sua vita sia stata da meno. Il 10 gennaio 1971, a 87 anni, Chanel muore in una camera del Ritz, da anni suo buen retiro parigino, ignorando che da lì a breve il suo nome sarebbe diventato leggenda.

(di Federica Mochi)

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